Jack In The Box (JITB) di J-Hope – la nostra analisi FULL ALBUM (parte 3)

Traccia 9: Future

Fino ad ora, Hoseok ha passato l’album ad analizzare se stesso e il suo passato, come abbiamo detto. Ma cosa succede poi? Hoseok realizza che non è più la stessa persona che era prima, e che ora può lasciar andare quello che non voleva lasciare in Blue Side (full version).

Future, con le sue vibes e testo molto positivi, è un richiamo all’Hoseok di Hope World. Come in Blue Side (full version), qui riflette su chi era un tempo e su chi è adesso. Con questa canzone, dopo quasi 7 tracce di lotta interna, finalmente accetta la sua persona, e non distingue più tra J-Hope e Hoseok, perchè entrambi sono quello che lo rende se stesso.

Dopo essere giunto a questa realizzazione, Hoseok si sente finalmente più leggero, come dopo essersi tolto un peso, infatti, mentre ascoltiamo Future, sentiamo un senso di completezza e soddisfazione, come quando perdiamo qualcosa e la ritroviamo dopo tanto tempo che la cercavamo. Le varie identità che compongono Hoseok in questa canzone diventano una unica, facendoci arrivare a un momento in cui ha tutto un senso.

Traccia 10: Arson

Nonostante io creda che Future sarebbe stata un’ottima traccia per concludere questo album, Hoseok ha deciso di aggiungerne una finale: Arson.

Arson in italiano significa “incendio doloso”, e cioè un incendio causato dall’uomo volontariamente. In questa canzone Hoseok parla di come metaforicamente lui abbia dato fuoco a tutto: la sua passione, i suoi desideri, la sua vita. Questa è una canzone molto cruda e visiva, vi consiglio vivamente di leggere la traduzione. In Arson, ci sono talmente tante cose da analizzare che non so quasi da dove iniziare (quasi).

Nella prima parte della canzone, Hoseok parla dell’incendio che ha creato, del successo che ha ottenuto con i BTS e la Big Hit. Nella seconda parte invece è terrorizzato. Vede il fuoco per quello che è, il danno che gli causa/gli ha causato e il dolore che sente, tutto per la sua arte.

Hoseok si chiede anche se non sia il caso di mollare tutto finchè è così in alto (vi ricorda Shadow? 👀). La differenza qui è che pensa che andare troppo in alto sia lo stesso che non andare abbastanza lontano, pensa che se continuerà a bruciare in questo modo arriverà ad un punto di non ritorno. Come ho detto sopra, quello di Arson è un testo molto visivo, infatti in questa parte dice: “inchinarsi quando l’applauso sta ancora risuonando”, che però non è accurato, perchè la parola con cui viene tradotta questa frase è “ringing”, che è il suono che fanno le campanelle, lo scampanellio. Si parla di un suono acuto, a differenza di un’applauso, pensate allo stesso suono di quando vi fischiano le orecchie. Questa parte di testo mi ha colpito molto perchè mi ricorda Black Swan, c’è una parte che parla del fatto che “se questo” (inteso come fare musica) “non risuona più e non fa più vibrare il mio cuore, allora questa potrebbe essere la mia prima morte. Ma cosa succede se quel momento è adesso?”. Voi magari mi direte che sono scema, ma il fatto che in Arson si usi la parola “ringing”, e che qui si usino le parole “risuonare” e “vibrare” per lo stesso concetto, me li fa accostare più di quello che dovrei.

Tornando ad Arson, con questo testo vuole mostrarci non solo quanto sia difficile per lui separare se stesso dalla sua arte. Se vi steste chiedendo se è la stessa differenza di cui si parlava precedentemente, quella tra J-Hope e Jung Hoseok, beh, non è quella. Li si parlava di differenziare parti di noi stessi, mentre qui si tratta di differenziare il motivo per cui viviamo dalla. nostra vita. Sia la canzone che l’album, finiscono su questa nota aperta: essendo così difficile per Hoseok fare questa divisione, ma essendo anche difficile per lui continuare a bruciare, cosa sceglierà di fare?

Il messaggio aperto che ci lascia è quello che secondo me ha spinto Hoseok a sceglierla come traccia finale, e come con Hope World e Blue Side, potrebbe essere un finale lasciato aperto appositamente per il prossimo album.

Questa recensione è stata molto più lunga delle altre, anche se ho cercato di soffermarmi su ogni traccia alcune purtroppo hanno “poco” da dire. VI ringrazio per essere arrivati fin qui con me e per aver letto questo papiro di roba; grazie mille dal profondo del cuore. Vi auguro una buona giornata o serata, ci sentiamo su Instagram (btstag_)

Jack In The Box (JITB) di J-Hope – la nostra analisi FULL ALBUM (parte 2)

Eccoci qui con la parte 2 dell’analisi di Jack In The Box di J-Hope. Non farò un’intro molto lunga dato che vi ho lasciato appesi per una settimana mentre aspettavate questa parte, ma vi ricordo che se ve la foste persa, la parte 1 è gia disponibile sul blog e settimana prossima è in arrivo la pate 3.

Detto questo, buona lettura!


Traccia 3: More

More è la terza traccia, di cui abbiamo anche un music video, molto dark. E’ una canzone con delle vibes molto anni 90, una fusione tra hip hop old school e una specie di alternative rock.

In questa traccia ci viene mostrato l’alter ego dark, appunto, di J-Hope, dove esplora il suo desiderio, la sua passione, la sua ambizione, il suo prendere rischi. Mostra, inoltre, la voglia e il bisogno di mostrarci quanto è cresciuto e cambiato. “More” significa letteralmente “di più”, quindi potrete capire che si sta entrando in una parte più “avida” per quel che riguarda arte e lavoro. Infatti, troviamo frasi come “Lo voglio, uno stadio pieno di fans, ancora lo voglio” oppure “fama e soldi non significano tutto, ma il mio lavoro mi fa respirare, quindi voglio di più”. Ovviamente, non parla solo di questo ma dice anche che vorrebbe che la sua musica avesse un significato, oltre che essere uno strumento per esprimersi.

More è piena di riferimenti all’acqua (ricordatevi questa cosa). Per esempio, la frase che vediamo coi sottotitoli dove dice “I’m in my element” in coreano si traduce letteralmente con “sono come un pesce nell’acqua”.

Traccia 4: Stop

Stop è la quarta traccia che ha come sottotitolo “There are no bad people in the world”, che significa “non ci sono cattive persone nel mondo.”. Un riferimento a un libro di Won Jaehoon, che era stato già precedentemente nominato da Hobi. Nel libro troviamo una raccolta di storie brevi, purtroppo la traduzione inglese che ho trovato mi ha lasciato molto perplessa e non ho capito se fossero le storie scritte in quel modo o se fosse la traduzione un po’ così. Lo scopo di questo libro è far ponderare il lettore su cosa significhi essere umani, sulla nostra visione della vita ecc. Lo stesso fa Stop. In questa canzone infatti, Hoseok si ferma a chiedersi cosa significhi essere umani, sulla sua visione del mondo e la sua prospettiva delle cose.

Traccia 5: = Equal Sign

“L’odio paralizza la tua mente, Devi vedere l’altro lato, Non ti costa niente essere gentile, Non siamo cos’ diversi io e te, Cercando l’amore in una luce diversa, Finche non troviamo il segno uguale”

Con questa traccia arriviamo a metà del viaggio, dove per il momento abbiamo stabilito che non ci sono cattive persone nel mondo, e con equal sign Hoseok vuole aggiungere che ci va poco a fare la differenza e a trattare tutte le persone allo stesso modo.

In questa traccia, proprio durante il ritornello troviamo un sample di “Where is The Love?” dei Black Eyed Peas.

Traccia 6: Music Box: Reflection

Beh, su questa traccia purtroppo non ho molto da dire dato che è senza testo, quindi andiamo direttamente alla prossima.

Traccia 7: What If…

Questa è la continuazione del tanto nominato viaggio, ma qui sorgono i primi dubbi. Questa è una canzone di riflessione, in cui Hoseok si chiede “avrei potuto farlo anche non avendo assunto questa maschera/persona?”

“Decine di volte mi sono chiesto
Sono davvero così?
Speranza, positività, la mia faccia sempre sorridente
Ho sempre pensato che queste fossero cose che potessi fare”

What If

Ci troviamo davanti ad un testo molto profondo, un testo dove Hoseok si chiede se J-Hope è una parte di se stesso che ha creato. Di nuovo troviamo dei parallelismi al concetto di identità di Persona e Shadow, il chiedersi costantemente “what if”, cosa sarebbe se… Anche semplicemente “cosa sarebbe se non avessi tutto questo”.

“In realtà tu hai tutto adesso
Soldi, fama, ricchezza e il seguito di persone a cui piaci
“Amate voi stessi e abbiate speranza”
Anche se ti portassero via queste cose e ti ritrovassi al punto più basso,
Saresti comunque in grado di dire queste parole?”

What If

L’ombra in Persona, a differenza di What If, rappresenta ANCHE le critiche che Namjoon ha dovuto subire da tutti, compresa l’intera industria musicale. Si sente perso, insicuro di dove andare, e come in What If, la domanda principale che sentiamo è “chi è Kim Namjoon?”. Ovviamente, nel caso di Hoseok, la domanda è “chi è Jung Hoseok?”, perchè il topic comune non è Namjoon, bensì la ricerca dell’identità.

Durante tutto l’album troviamo dei temi in comune con Shadow, per esempio in More (il concetto del “voglio di più”) e in What If (essere famosi non è tutto arcobaleni e brillantini).

Un fun-fact di questa canzone è che al suo interno troviamo un sample preso da “Shimmy Shimmy Ya” di ODB del Wu-Tang Clan.

Traccia 8: Safety Zone

Safety Zone si collega molto a Daydream, in entrambe le canzoni si parla del successo come un’arma a doppio taglio. In Safety Zone il testo è più pesante, ricordandoci di canzoni come Tokyo di RM o Honsool di Agust D, perchè si parla, appunto, di solitudine. Abbiamo anche una connessione a Piece of Piece e Blue Side (di nuovo) dove Hoseok dice che vuole un posto tranquillo dove avere conforto. A differenza di Daydream dove si faceva riferimento a Ventimila Leghe Sotto i Mari, qui qui si fa riferimento per bambini The Giving Tree, dove un albero regala amore incondizionato e cure per un ragazzo durante tutta la sua vita.

Un altro riferimento a Blue Side è la parte che dice “dov’è quel raggio di sole che mi conforta nell’oscurità, è una casa tranquilla? O il blu che è molto, molto lontano?”

Dalla versione completa di Blue Side, sappiamo che il blu a cui fa riferimento è all’interno della mente di Hoseok, il posto in cui va quando si sente triste o melanconico, una comfort zone. Il testo di Blue Side (full version) ci fa notare come lui ormai sia un’adulto, infatti ripensa ai tempi “andati”, ovvero quelli dell’infanzia e dell’adolescenza, accompagnando questo suo “richiamo” con un sentimento di sconforto, di incapacità di lasciar andare questi sentimenti.

Jack In The Box (JITB) di J-Hope – la nostra analisi FULL ALBUM (parte 1)

Jack in The Box è il primo album da solista di J-Hope, (Hope World era un mixtape), rilasciato il 15 Luglio 2022. Questo album nasce in contrasto a Hope World, e lo notiamo come prima cosa dalla progressione delle canzoni, in Hope World avevamo una progressione che andava prima al mondo esterno e poi al mondo interno. Se Hope World era un viaggio alla scoperta di chi era Jung Hoseok, Jack in the box parte dall’interno e traccia tramite traccia ci trasporta verso l’esterno alla ricerca di uno scopo, questo è anche una sorta di richiamo al movimento dei giocattoli “jack in the box”, che prima escono dalla scatola e poi tornano dentro, senza avere uno scopo preciso.

Se Hope World era un viaggio in stile Ventimila leghe sotto i mari, con annessi parallelismi alla storia, Jack in the Box invece è un viaggio nella storia di Hoseok, dalla sua nascita (Pandora’s Box) al presente. L’intro e la prima traccia, servono a introdurci nella storia, a darci un punto d’inizio e una struttura.

Dati i moltissimi riferimenti, girovagano varie teorie a riguardo di questo JITB, alcuni sostengono anche che la scatola in cui si svolge la storia sia l’Hope World stesso, lo spazio in cui Hoseok è diventato J-Hope e dove allo stesso tempo può essere il Piece of Peace, dati anche i riferimenti a questo spazio nel Music Video di More.

Traccia 1: Intro

L’intro dell’album si apre con la storia del vaso (o scrigno) di Pandora, il contenitore che aveva al suo interno tutti i mali del mondo. Il vaso fu affidato a Pandora da Zeus, con la raccomandazione di non aprirlo mai, ma lei lo fece, liberando così tutti i mali del mondo, che erano gli spiriti maligni della “vecchiaia”, “gelosia”, “malattia”, “pazzia” e il “vizio”. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza, che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Aprendo il vaso, Pandora condanna l’umanità a una vita di sofferenze, realizzando così la punizione di Zeus.

Questa introduzione è quella che ci fa riflettere da subito e ci fa chiedere cos’è la speranza? Ed E’ quella parte che ci fa riflettere sia sulla speranza intesa come speranza ma anche sulla speranza intesa come Hope di J-Hope.

“Tutto ciò che era malvagio era stato rilasciato nel mondo
Pandora, incapace di porre rimedio a ciò che aveva fatto, cadde nella disperazione
Mentre si disperava, sentì un fremito debole provenire dalla scatola
Sollevò ancora una volta il coperchio e ne uscì svolazzando la più piccola, luminosa, bellissima creatura che avesse mai visto
Sbatté le sue ali delicate mentre danzava attorno a Pandora, sfiorandole gentilmente la spalla
Pandora sentì immediatamente che la sua angoscia si scioglieva e il suo cuore si scaldava
Era la speranza, custodita nell’angolo più interno della scatola
Si trascinava dietro il miasma dell’oscurità
Alleviando i suoi effetti negativi sull’umanità
La speranza ha dato alle persone la volontà di continuare a vivere in mezzo al dolore e al conflitto”

Intro

Traccia 2: Pandora’s Box

La seconda traccia di Jack in the box è Pandora’s Box, che si connette chiaramente alla introduzione. Parlando in senso metaforico, J-Hope apre il vaso/scrigno e si presenta.

”La storia di Pandora, ecco da cosa sono nato La buona fede riposta dalle grandi divinità agli esseri umani, Un raggio di luce lasciato nella scatola (il vaso) Proiettato su un giovane ragazzo innocente Fino alla fine, diventando la speranza dei Bangtan, ecco il quadro La cerimonia dove il fato è stato dato al ragazzo, semplicemente”.

Usa la metafora della speranza di Pandora come similitudine nel spiegare la sua nascita come J-Hope. “Un raggio di luce (la speranza, il nome Hope) proiettata su un giovane ragazzo (Jung Hoseok) […] diventando la speranza dei Bangtan (J-Hope)”

Cosa significa per Hoseok portare questo nome? In questa canzone troviamo lo stesso senso di identità che troviamo in Interlude: Shadow (MOTS7) e in Intro: Persona (MOTS: Persona), perchè in questa canzone oltre a chiedersi e a porsi domande sul cosa significa essere J-Hope dei BTS, abbiamo anche dei riferimenti al passato (Hope World). Uno dei riferimenti maggiori è lo specchiare il testo di Piece of Peace pt.1.

In P.O.P. 1 si parla di come Hobi vorrebbe diventare come il suo nome, e cioè un piccolo pezzo di speranza e di pace per qualcuno nel mondo. Questa canzone è nata per mandare un messaggio e alleggerire le persone dei loro pesi e dei loro problemi, insomma, una sorta di “puoi sempre contare su di me, perchè anche quando sembra non esserci nessuno, ricordati che io sono il tuo piccolo pezzetto di pace“. Ovviamente Hobi tiene presente che non può capire a pieno tutti quanti e le cose a cui stanno andando attraverso, infatti non pretende di capire, vuole infondere coraggio e speranza nel fatto che un giorno le cose saranno migliori.

In Pandora box la differenza è che si chiede cosa significa ESSERE un pezzo di pace e speranza per tutti.

”Poter essere la forza di qualcuno poter essere la luce di qualcuno io vorrei poter essere un pezzo di pace ”

Come ho detto all’inizio, in JITB c’è una tendenza al fuori, uscire dalla scatola e dal suo Hope World. Dopo averci invitato a fare un giro nel suo mondo come il capitano Nemo, decide che è arrivato il momento di uscire, anzichè chiudersi nel suo mondo senza mai fare un passo al di fuori di esso.

Purtroppo l’articolo di stasera si interrompe qui, dato che altrimenti diventa troppo lungo da leggere. Vi aspetto settimana prossima con la parte 2, in cui tratteremo More, Stop, Equal Sign e What If. VI ricordo di seguirmi su Instagram in modo da restare sempre aggiornati sugli articoli che escono e di iscrivervi per non perdervi nulla. Detto questo, vi ringrazio di essere arrivati fin qui e vi auguro una buona serata 💜

Una marcia attraverso la cultura coreana: Daechwita di Agust D [PARTE 1]

Buonasera! Eccoci finalmente con la prima parte dell’analisi di Daechwita. Vi lascio subito all’articolo, ma prima vi ricordo che Amygdala e Haegeum sono disponibili sul blog, sotto la categoria “Analisi”. Non vi trattengo oltre e vi lascio andare a leggere il resto 💕

Dal lontano 2016 fino al più recente 2020, Agust D (o meglio, Yoongi), ci riporta in D-2 uno stile che potremmo definire “swag” (termine tecnico, giuro), con una parte importante di autocelebrazione. La parte che si distingue più dalle altre è l’uso della musica coreana tradizionale come spina dorsale che tiene unito il tutto (musicalmente parlando). Prima di continuare vi ricordo che se vi intreressa l’analisi di Suga come rapper la trovate nella categoria “Thread”.

Leggi anche: La Rap Line dei BTS: Suga


Partiamo dal titolo: Daechwita. Cos’è? È un genere musicale (tradizionale coreano, di stampo militare) suonato con strumenti a fiato e percussioni, generalmente usato durante le marce dei soldati, e anche davanti al re per rendergli omaggio, quando doveva partire o quando venivano in visita persone importanti, sottolineando acora di più il fatto che ci troviamo davanti ad un re. Quindi, quando Yoongi ripete “daechwita, daechwita, play it loud, daechwita” fa riferimento a questo. Yoongi ha usato il sample di un “vero daechwita”, usando il pansori (판소리, un genere di narrazione musicale coreana) e il kkwaenggwari (꽹과리, un tipo di gong piatto).

Il beat sul quale Yoongi rappa non è un beat classico hip hop, di quelli “piatti”, ma è su un beat che si può definire un mix di elementi trap con degli elementi tradizionali della musica coreana, per esempio quello di Idol o Ddaeng. I vari flow con il quale rappa durante la canzone hanno più sfaccettature, beat e flow uniti aiutano a “spingere” la canzone, creando una specie di ritmo che ci fa esaltare, avendo la funzione di sostenere la storia in video. Il flow principale è quello che sentiamo durante il ritornello, quello dove ripete ”daechwita”, perché è quello che usa non solo durante quella parte ma anche durante la seconda metà della seconda strofa.

Per quanto riguarda il testo invece, è pieno di riferimenti e paragoni. Per esempio, quasi all’inizio dice “Gwanghae flow”. Gwanghaegun (광해군) era il quindicesimo re della dinastia Joseon, la sua figura è una figura abbastanza “controversa” da nominare in un testo, infatti è associata alla parte prima “crazy tiger”. Il re Gwanghaegun è una figura controversa per la discreta crudeltà e la tirannia, infatti sviluppò diverse patologie a causa del padre e del diritto di successione, facendolo diventare così violento e spietato. Prima di essere l’erede al trono era un valoroso guerriero che aveva difeso il regno dalle invasioni giapponesi ad un età molto giovane, prendendo il favore del pubblico che lo volle Re. Suo padre fece di tutto per impedirgli di diventare re e questo causò a Gwanghagun violente paranoie. (Abbiamo visto come questo si collega ad Amydgala nell’articolo di settimana scorsa).

Come abbiamo visto fino ad ora, la tigre è sempre stata associata con la Corea e al popolo coreano (infatti ne abbiamo dei riferimenti anche in Idol), e i primi riferimenti a questo animale, risalgono al mito di Dangun, il fondatore della dinastia Gojoseon (vecchia/antica Joseon, da non confondere con quella più recente). La tigre di cui si parla in questo mito, assieme ad un orso, dovevano superare una prova per essere trasformati in esseri umani: per 100 giorni non avrebbero dovuto uscire al sole, e avrebbero dovuto mangiare solo 20 spicchi d’aglio. La tigre dopo 20 giorni abbandonò la prova, lasciando così l’orso da solo ad affrontarla. La tigre è anche un simbolo di protezione, associata alla regalità, alla maestosità e alla potenza, infatti dopo troviamo anche la frase “i was born a tiger”. Un’altra cosa importante da non dimenticare è che i coreani associano la Corea con la tigre perché ci rivedono proprio la forma fisica di una tigre accovacciata, per esempio come siamo soliti a dire che l’Italia assomiglia ad uno stivale.


Un altro riferimento nel testo di Daechwita è “과건 뒤주에 가두고” che si traduce con “shove the past into a rice chest”. In questo caso, è un riferimento un po’ tragico, dove si fa riferimento alla storia del principe Jangheon, anche conosciuto come Crown Prince Sado. Questo è un riferimento alla rice chest (뒤주) dove il principe, all’età di 27 anni, è morto di fame dopo esserne rimasto al suo interno per 8 giorni. Questo metodo di esecuzione era il metodo che il re ha usato per “evadere” le regole di corte dell’epoca, che proibivano a qualcuno di ferire una persona reale. Quello che portò a questa tragica morte è ancora una fonte di controversia, la principale è che il principe soffrisse di disturbi mentali che escalarono in violenza, ma quella a cui fa riferimento Yoongi è una teoria più recente, che vede il giovane principe Sado come un prodigio, di cui le idee rivoluzionarie contrastavano fortemente con la maggioranza politica (chiamata Vecchia Dottrina) di allora. Yoongi infatti dice di “buttare il passato”, quindi di andare avanti con il futuro e il cambiamento, anziché buttare il futuro (sia fisico, che mentale) nella cesta di riso, rappresentando quindi il voler mettere da parte il suo passato.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

Si ringrazia @kir_aart per l’aiuto 💜