Nei vari articoli dove parlavo singolarmente dei nostri tre amati rapper preferiti, vi avevo parlato anche delle differenze nello stile di scrittura ma non sono mai entrata a fondo nel discorso. Mi è tornato in mente perché Yoongi nella canzone Seesaw paragona una relazione a una specie di altalena (una seesaw), dove parla dei lati postivi e di quelli negativi. Namjoon invece ha detto che se lui l’avesse scritta, avrebbe sicuramente fatto un gioco di parole con “see” e “saw”, come in I see you (ti vedo) e I saw you (ti ho visto).
La rapline dei BTS — RM, SUGA e j-hope — può essere letta quasi come un unico grande arco narrativo, in cui tre personaggi raccontano lo stesso viaggio da prospettive differenti. Non è soltanto una divisione di stili rap: nel corso della discografia, le loro voci diventano tre modi diversi di affrontare identità, ambizione, rabbia, successo, paura, amore, fallimento e appartenenza.
La cosa interessante è che la narrazione cambia insieme ai BTS: all’inizio il messaggio è soprattutto «guardateci, siamo qui»; successivamente diventa «chi siamo diventati?» e infine «chi siamo quando togliamo tutto ciò che abbiamo costruito?».
1. La rapline come tre narratori
Possiamo partire da una semplificazione utile:
| RM | SUGA | j-hope | |
|---|---|---|---|
| Domanda centrale | Chi sono? | Quanto mi costa ciò che desidero? | Come posso continuare ad andare avanti? |
| Conflitto | identità | ambizione/dolore | paura/speranza |
| Sguardo | filosofico | introspettivo | emotivo |
| Rap come | linguaggio | confessione | energia |
| Evoluzione | dall’identità pubblica all’identità personale | dalla rabbia all’accettazione | dall’immagine della speranza alla ricerca di essa |
Non significa che ogni canzone possa essere ridotta a questa formula. Anzi, la forza della rapline sta proprio nel fatto che le tre prospettive si sovrappongono.
La differenza è particolarmente evidente nel modo in cui scrivono: SUGA ha spiegato di prestare molta attenzione al significato delle parole e alle loro possibili interpretazioni, mentre j-hope ha descritto un processo molto legato alla ricerca e all’atmosfera; RM, invece, ha sviluppato progressivamente un modo di scrivere sempre più orientato alla costruzione di una storia e di immagini.
2. Prima fase: «Dobbiamo dimostrare di esistere»
Nei primi BTS la rapline ha una funzione quasi militante.
Brani come:
- Cypher Pt.1
- Cypher Pt.2: Triptych
- Cypher Pt.3: Killer
- Cypher Pt.4
- We On
- Paldogangsan
costruiscono una narrativa di opposizione.
Il mondo dice loro cosa dovrebbero essere: idol, giovani, rookie, gruppo proveniente da un’azienda relativamente piccola.
La risposta della rapline è:
non accettiamo la narrazione che avete scritto per noi.
I Cypher sono particolarmente importanti perché trasformano la competizione rap in costruzione dell’identità. Non stanno semplicemente dicendo “sono bravo a rappare”: stanno utilizzando il rap per stabilire la propria legittimità.
E c’è un dettaglio narrativamente importante: all’inizio hanno bisogno dell’avversario.
Il loro “io” nasce contro qualcuno.
3. Il primo grande cambiamento: dalla rabbia all’autobiografia
Con il tempo, però, l’avversario esterno diventa meno importante.
La domanda diventa:
«Cosa succede quando otteniamo ciò che volevamo?»
Qui entrano brani come:
- First Love
- The Last
- Reflection
- MAMA
- Outro: Tear
- Trivia: Love
Il rap smette progressivamente di essere soltanto un’arma e diventa memoria.
SUGA è probabilmente il caso più evidente.
In “First Love”, il pianoforte diventa quasi un personaggio della sua autobiografia: la musica non è semplicemente qualcosa che ama, ma qualcosa che ha attraversato le varie fasi della sua vita.
In “The Last”, invece, il rapporto con la musica diventa molto più doloroso.
Il successo non cancella automaticamente la sofferenza.
Questa è una delle caratteristiche fondamentali della narrativa della rapline:
il raggiungimento del sogno non coincide con la fine del conflitto.
Anzi, spesso ne crea uno nuovo.
4. RM: la narrativa dell’identità
RM è quello che più frequentemente trasforma la propria esperienza in una domanda filosofica.
La sua narrativa potrebbe essere descritta come:
persona → artista → personaggio → persona
Uno dei momenti più importanti è “Intro: Persona”.
Qui RM mette in discussione la distanza tra:
- Kim Namjoon
- RM
- il leader dei BTS
- il rapper
- la persona che il pubblico vede.
“Persona” non è semplicemente una canzone sull’identità.
È una canzone sulla costruzione dell’identità attraverso lo sguardo degli altri.
La domanda implicita diventa:
Sono diventato RM oppure ho costruito RM perché il mondo aveva bisogno di RM?
È particolarmente interessante perché arriva dopo anni di carriera. Non è più il giovane rapper che cerca di dimostrare di avere qualcosa da dire.
È una persona che ha avuto successo e ora si chiede chi sia veramente la persona che ha ottenuto quel successo.
RM stesso ha spiegato che per “Persona” voleva recuperare un’energia più aggressiva rispetto all’atmosfera di mono., lavorando molto sul testo anche durante la produzione del brano.
5. SUGA: la narrativa dell’ambizione
Se RM chiede:
«Chi sono?»
SUGA tende a chiedere:
«Quanto sono disposto a pagare per diventare ciò che voglio?»
La sua narrativa è probabilmente la più conflittuale.
Il desiderio di successo è contemporaneamente:
- una salvezza;
- una necessità;
- una fonte di sofferenza;
- qualcosa che può diventare autodistruttivo.
Questo raggiunge una forma estremamente chiara in “Interlude: Shadow”.
La struttura stessa della canzone è narrativa: SUGA parte dal desiderio di diventare grande e arriva alla consapevolezza che l’ombra cresce insieme alla luce.
Più successo = più paura di perderlo.
Più altezza = maggiore solitudine.
È una metafora estremamente efficace per la traiettoria dei BTS.
La cosa interessante è che “Shadow” dialoga direttamente con la fase iniziale della loro carriera.
Il sogno che aveva alimentato il ragazzo di un tempo è diventato la realtà dell’artista adulto.
E quindi nasce una contraddizione:
«Ho ottenuto esattamente ciò che desideravo. Perché allora ho paura?»
6. j-hope: la narrativa della speranza
j-hope può sembrare inizialmente il personaggio più semplice dei tre.
Il suo stesso nome artistico contiene “Hope”.
Ma proprio per questo la sua narrativa diventa interessante.
Perché progressivamente scopriamo che la speranza non è uno stato naturale.
È qualcosa che deve essere costruito.
In “Hope World”, j-hope presenta un mondo personale colorato, creativo, quasi fantastico. Il progetto viene descritto dallo stesso artista come una sorta di “calling card”, un modo per presentare al mondo la propria identità creativa.
Poi arriva “Outro: Ego”.
Ed è qui che la narrativa diventa molto più complessa.
Se:
- RM = Persona
- SUGA = Shadow
- j-hope = Ego
abbiamo tre parti di una stessa domanda:
Chi sono?
Persona: chi sono davanti agli altri?
↓
Shadow: cosa succede alle mie paure quando raggiungo ciò che desidero?
↓
Ego: posso accettare il percorso che mi ha portato fino a qui?
“Ego” non cancella le difficoltà precedenti.
Le ricontestualizza.
È una conclusione molto importante perché j-hope non dice semplicemente:
«È andato tutto bene.»
Il significato è più vicino a:
«Tutto quello che è successo fa parte della persona che sono diventato.»
La struttura Persona → Shadow → Ego è stata esplicitamente interpretata come un arco complementare tra i tre rapper.
7. “Outro: Tear”: il punto in cui i tre narratori diventano una sola voce
Se dovessi scegliere un brano fondamentale per capire la narrativa della rapline, sceglierei proprio “Outro: Tear”.
Perché succede qualcosa di diverso.
Nei brani precedenti abbiamo:
RM racconta RM.
SUGA racconta SUGA.
j-hope racconta j-hope.
In “Tear”, invece, i tre parlano della stessa ferita.
Il brano fu scritto in un periodo in cui il futuro del gruppo era stato messo in discussione; i membri hanno poi spiegato il significato personale del pezzo.
E la cosa straordinaria è che ognuno interpreta la separazione diversamente.
RM → tear = lacrime
SUGA → tear = strappare
j-hope → fear = paura
Questa interpretazione è stata spiegata da RM parlando della costruzione del brano.
Quindi abbiamo:
RM → dolore
SUGA → distruzione
j-hope → paura
Tre reazioni allo stesso evento.
Ed è proprio questo che rende la rapline narrativamente efficace.
Non sono tre personaggi che raccontano tre storie indipendenti.
Sono tre punti di vista sulla stessa storia.
8. Dopo “Tear”: la domanda diventa “cosa facciamo con la rabbia?”
E qui arriviamo a “UGH!”.
Se “Tear” è rivolta verso l’interno, “UGH!” torna verso l’esterno.
Ma la rabbia non è più semplicemente:
“Voi ci avete sottovalutato.”
È diventata una riflessione sulla rabbia contemporanea, sulla violenza delle parole, sulla cultura dell’aggressività e sul modo in cui la rabbia può diventare uno spettacolo.
RM ha raccontato che “UGH!” doveva mantenere il ruolo che un brano come un Cypher avrebbe avuto durante un concerto, ma che il testo doveva anche rappresentare la rabbia; ha descritto il proprio rap come una sorta di interpretazione di quella rabbia.
Ed è una trasformazione importante:
Cypher
«Sono arrabbiato perché mi state sottovalutando.»
UGH!
«Perché il mondo è così arrabbiato?»
La rabbia passa quindi:
dall’io → alla società.
9. Dalla competizione alla vulnerabilità
Questo secondo me è il cambiamento più importante della rapline.
Prima:
Guardatemi.
Poi:
Capitemi.
Infine:
Sto cercando di capire me stesso.
È per questo che la rapline diventa progressivamente meno interessata a dimostrare di essere “forte”.
La vulnerabilità diventa una forma di forza.
In questo senso, “The Last”, “Reflection”, “First Love”, “Tear”, “Shadow”, “Persona” e “Ego” possono essere letti come capitoli di una stessa grande narrazione.
10. La cosa più bella: i tre non “risolvono” lo stesso problema nello stesso modo
Questa è forse la caratteristica narrativa che preferisco.
RM tende a comprendere.
SUGA tende a confrontarsi.
j-hope tende a trasformare.
Per esempio:
RM
Prende il conflitto e lo trasforma in una domanda filosofica.
«Che cosa significa essere me?»
SUGA
Prende il conflitto e lo guarda direttamente.
«Perché sto soffrendo nonostante abbia ottenuto ciò che volevo?»
j-hope
Prende il conflitto e cerca di trasformarlo in movimento.
«Come posso continuare?»
Questa differenza permette alla rapline di evitare che le loro canzoni sembrino tre versioni della stessa persona.
11. E poi arriva la separazione: la rapline diventa individuale
La fase solista rende questa narrativa ancora più evidente.
Nei BTS, i tre sono parte di un’identità collettiva.
Nei loro lavori individuali devono invece rispondere alla domanda:
«Chi sono senza BTS?»
Ed è qui che i loro percorsi divergono.
RM — Mono. / Indigo / Right Place, Wrong Person
La ricerca diventa più contemplativa e artistica.
Non è più soltanto:
“Chi sono io?”
ma:
“Come posso esistere in mezzo al mondo, all’arte e alle altre persone?”
SUGA / Agust D — D-2 / D-DAY
Il conflitto con il passato continua.
Ma progressivamente emerge una forma di accettazione.
Non necessariamente:
“Ho risolto tutto.”
Piuttosto:
“Questo sono io, e questa è la storia che mi ha portato qui.”
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j-hope — Jack in the Box
Qui avviene forse la rottura più evidente dell’immagine precedente di j-hope.
L’artista conosciuto come simbolo della positività mostra il lato più inquieto e oscuro della propria identità artistica.
Ed è narrativamente perfetto.
Perché se il personaggio è “Hope”, la domanda interessante diventa:
che cosa succede quando Hope entra nell’oscurità?
La stessa tensione tra pressione, identità e desiderio di continuare emerge anche nelle riflessioni pubbliche di RM e j-hope sul periodo precedente alla pausa del gruppo.
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12. La rapline come “trilogia psicologica”
Se volessimo trasformare tutta la loro narrativa in una struttura quasi letteraria, potremmo costruirla così:
ATTO I — LA RIBELLIONE
Cypher / We On / Paldogangsan
↓
“Non ci riconoscete.”
↓
ATTO II — L’AFFERMAZIONE
First Love / MAMA / The Last
↓
“Questo è ciò che siamo e questo è ciò che abbiamo vissuto.”
↓
ATTO III — IL SUCCESSO
Mic Drop / DNA / Fake Love
↓
“Abbiamo ottenuto quello che volevamo.”
↓
ATTO IV — LA CRISI
Tear / Shadow / Persona
↓
“Ma chi siamo adesso?”
↓
ATTO V — L’ACCETTAZIONE
Lavori solisti
↓
“Non posso separare ciò che sono da ciò che ho vissuto.”
13. E la cosa fondamentale: la rapline racconta anche la storia dei BTS
Questo è il punto che rende la loro narrativa particolarmente interessante.
RM, SUGA e j-hope non raccontano solamente se stessi.
Raccontano indirettamente la storia dei BTS.
Quando cambiano loro, cambia il gruppo.
All’inizio sono rapper che vogliono essere riconosciuti.
Poi diventano artisti che devono gestire il successo.
Poi diventano persone che devono capire se stessi oltre il successo.
Per questo Map of the Soul: 7 è un punto particolarmente importante: i tre brani “Persona” → “Shadow” → “Ego” possono essere letti come una sorta di riepilogo psicologico di sette anni di carriera. I BTS stessi hanno collegato il progetto alla rilettura del proprio passato e all’uso di elementi musicali provenienti dai primi anni.
In definitiva
La narrativa della rapline dei BTS può essere sintetizzata in una progressione:
“Guardatemi.”
↓
“Ascoltatemi.”
↓
“Capitemi.”
↓
“Sto cercando di capire me stesso.”
↓
“Forse non devo più separare le mie contraddizioni da ciò che sono.”
Ed è proprio per questo che RM, SUGA e j-hope funzionano così bene insieme.
RM cerca il significato.
SUGA affronta la ferita.
j-hope cerca una via attraverso di essa.
Non sono tre narratori identici: sono tre risposte diverse alla stessa esperienza di crescita.
E se guardiamo la loro discografia come una storia unica, la domanda iniziale «chi siamo?» non riceve mai una risposta definitiva. La risposta cambia continuamente, perché la loro identità cambia insieme alla loro vita, alla loro musica e al rapporto con il successo.
Se vuoi approfondire questa lettura, il passo successivo più interessante sarebbe analizzare la rapline come una vera e propria trilogia narrativa, seguendo RM → SUGA → j-hope album per album, da Dark & Wild fino ai lavori solisti, e collegando testi, MV, simboli e riferimenti visivi.
Poesia, prosa o suono?
Ogni rapper della rapine ha i propri metodi per scrivere una canzone, ma nessuno dei tre si concentra solo su un specifico metodo, infatti, anche Yoongi non usa solo il raccontare la storia, ma anche spiegare i concetti con cose che vediamo, tramite dialoghi e comparazioni. L’approccio di Suga ai testi e alla musica è quello che potremmo definire “pura onestà”, ma con l’abilità di confortare i suoi ascoltatori con ogni singola parola.
Se usassimo dei paragoni per visualizzare meglio la cosa, Hobi sarebbe un ballerino, perchè lui lavora con il suono, le sillabe e i beat, Namjoon sarebbe un poeta e Yoongi uno scrittore di prosa.
Quello che possiamo dire con assoluta certezza è che abbracciano tutti e tre la creatività in un modo unico, come è unico anche il loro modo di pensare e di raccontare lo stesso viaggio.
In conclusione
Per concludere, possiamo vedere come tutti e tre scrivono in modo diverso enfatizzando le loro differenze, ma quando ascoltiamo il risultato finale poi ci dimentichiamo di tutto ciò per goderci della buona musica (e una buona storia). Il loro metodo narrativo è diverso per tutti e tre i rapper, ma notiamo come questi tre metodi funzionino tutti: il messaggio arriva dritto al punto tramite una storia facile da seguire, una storia cruda e sincera o una storia nascosta nel quadro generale. Questi metodi ci spingono (senza violenza) a vedere quello che loro vogliono che noi vediamo e sentiamo. Un esempio ne è Pandora’s Box di J-Hope (o anche P.O.P pt.1), First Love e Seesaw di Suga, Seoul e Forever Rain di RM (ma anche Wild Flower).



