Se dovessi scegliere la canzone più importante di mono., probabilmente sceglierei uhgood.
Perché qui RM arriva al vero problema.
Il titolo coreano 어긋 (eogeut) richiama l’idea di qualcosa che non coincide, che è disallineato; viene spesso reso come “out of place”.
E questo è praticamente il concetto dell’intero album.
RM parla della distanza tra:
chi vorrei essere
e
chi sono realmente.
E questa distanza fa male.
Perché puoi anche avere successo, talento, riconoscimento, soldi, persone intorno…
e comunque sentirti insufficiente.
Questa è una cosa molto RM.
Non è:
“Il mondo non mi capisce.”
È più doloroso:
“Io non riesco a coincidere con me stesso.”
Ed è qui che mono. diventa molto più universale.
Perché non serve essere RM dei BTS per capire quella sensazione.
Tutti abbiamo un’immagine ideale di noi stessi.
E tutti, prima o poi, ci accorgiamo che la persona reale è diversa.
everythingoes — la risposta
E poi arriva la soluzione.
Non una soluzione enorme.
Non:
“Ho finalmente capito chi sono.”
Ma:
“Passerà.”
everythingoes, con Nell, è praticamente il cuore filosofico del disco.
Ed è geniale perché RM non promette che le cose miglioreranno immediatamente.
Dice qualcosa di molto più realistico:
anche questo momento passerà.
La tristezza passerà.
La rabbia passerà.
La solitudine passerà.
Anche la felicità passerà.
Tutto passa.
Ed è proprio questo che rende il brano così consolatorio.
Non ti dice:
“Non soffrire.”
Ti dice:
“Soffri pure. Non resterai per sempre in questo momento.”
forever rain — la conclusione perfetta
E arriviamo a forever rain, probabilmente il brano più iconico di mono..
È interessante che l’album non finisca con il sole.
Finisca con la pioggia.
Ma ormai la pioggia non rappresenta semplicemente tristezza.
È diventata protezione.
Quando piove:
le persone guardano per terra;
tutti hanno un ombrello;
il rumore copre gli altri rumori;
nessuno ti osserva veramente.
Per RM la pioggia diventa quindi uno spazio nel quale può smettere di essere RM.
Può semplicemente essere Namjoon.
Yonhap ha descritto proprio forever rain come il brano che meglio sintetizza la doppia prospettiva del progetto: RM come leader dei BTS e RM come ragazzo/persona comune.
E questa è la chiave.
🌓 La struttura dell’album
Secondo me mono. può essere letto come un piccolo viaggio:
tokyo
↓
Mi manca qualcosa, ma non so cosa.
seoul
↓
Forse il problema è il posto in cui vivo.
moonchild
↓
Forse posso accettare il mio dolore.
badbye
↓
Ma alcune cose devo comunque lasciarle andare.
uhgood
↓
Il vero conflitto sono io contro me stesso.
everythingoes
↓
Non devo risolvere tutto. Passerà.
forever rain
↓
Posso finalmente stare da solo con me stesso.
Quindi il disco non ha una vera struttura triste → felice.
È piuttosto:
confusione → consapevolezza → accettazione.
E qui secondo me c’è la cosa più bella
mono. è molto diverso dal RM del mixtape RM del 2015.
Nel primo progetto c’era molta più rabbia: identità, critici, industria, “io contro il mondo”.
In mono. il conflitto diventa:
“io contro me stesso.”
Anche NME osservò questa evoluzione: rispetto al primo mixtape, mono. mostra un RM molto più atmosferico, riflessivo e sicuro della propria voce artistica.
Ed è proprio per questo che mono. è così intimo.
Non sta cercando di dimostrare che RM è forte.
Sta mostrando cosa succede quando RM non deve dimostrarlo.
⭐ La mia lettura finale
Per me mono. parla soprattutto di imparare a convivere con il fatto di non sentirsi sempre “nel posto giusto”.
E c’è un filo che collega praticamente tutte le canzoni:
Non devo necessariamente trovare il posto giusto. Devo imparare a stare con me stesso anche quando mi sento fuori posto.
Ed è anche per questo che mono. prepara molto bene il terreno per Indigo. In mono. RM chiede:
“Perché mi sento fuori posto?”
In Indigo cerca di capire chi è.
In Right Place, Wrong Person porta quella domanda ancora più avanti:
“E se il problema non fosse il posto? E se fossi io la persona sbagliata nel posto giusto?”
Quasi una trilogia involontaria sull’identità.
E personalmente, considero uhgood → everythingoes → forever rain il verofinale emotivo di mono.: prima riconosce la frattura dentro di sé, poi accetta che passerà, infine trova nella solitudine non più soltanto dolore, ma anche rifugio.
Secondo me mono. è un progetto che merita un’analisi abbastanza profonda, perché dietro la sua apparente semplicità c’è una struttura narrativa molto precisa.
mono. è una playlist/mixtape di 7 tracce, pubblicata nel 2018, per circa 25 minuti: tokyo, seoul, moonchild, badbye, uhgood, everythingoes, forever rain.
🌑 L’idea centrale di mono.
La cosa più importante è questa:
mono. non parla semplicemente della tristezza di RM. Parla della difficoltà di sentirsi veramente “a casa” dentro se stessi.
Ci sono due grandi temi che attraversano tutto il progetto:
solitudine
estraneità / sentirsi fuori posto
E RM li sviluppa attraverso una serie di dualità: amore/odio, ideale/reale, partire/restare, giorno/notte, sé pubblico/sé privato.
È interessante anche il titolo. Mono richiama qualcosa di singolo, uno, isolato. E musicalmente il disco sembra quasi costruito per stare dentro una stanza con una sola persona: RM e i suoi pensieri.
Non è un album che cerca di impressionarti.
È un album che vuole farti compagnia quando sei solo.
tokyo — “Mi manco?”
Il disco parte con Tokyo, e secondo me è una delle aperture più intelligenti della sua discografia.
Non comincia con rabbia.
Non comincia con una dichiarazione.
Comincia con nostalgia e disorientamento.
La domanda fondamentale è:
mi manca qualcuno… oppure mi manco io?
Ed è qui che compare uno dei concetti fondamentali di mono.:
RM non è sicuro di cosa gli manchi veramente.
Tokyo è una città straniera, ma è anche una distanza mentale. Il viaggio diventa una metafora dello stare lontano da qualcosa senza sapere esattamente cosa sia.
Il fatto che la canzone abbia un’atmosfera notturna, quasi cinematografica, è fondamentale: siamo già dentro la mente di qualcuno che sta pensando troppo.
seoul — “Amo casa mia, ma non riesco a starci.”
Poi arriva Seoul, prodotta dagli HONNE.
E qui il concetto di “casa” diventa ancora più complicato.
Seoul è casa di RM, ma allo stesso tempo è una città dalla quale vuole scappare.
La genialità sta nella contraddizione:
amare qualcosa può essere proprio il motivo per cui quella cosa riesce a ferirti così tanto.
RM trasforma Seoul quasi in una persona con cui ha una relazione tossica:
ti amo / ti odio
E soprattutto c’è il gioco concettuale tra living e leaving.
Vivere e partire diventano quasi la stessa cosa.
Questa è una delle idee più belle di mono.:
non sempre il problema è “dove sono?”; a volte è “chi sono quando sono qui?”
moonchild — “Se soffri, almeno non sei solo.”
Questa per me è la traccia che cambia la prospettiva dell’album.
Prima RM descrive il dolore.
Qui invece lo accetta.
Il moonchild è una persona che appartiene alla notte: qualcuno che trova nella notte uno spazio in cui può essere veramente se stesso.
La luna diventa quasi una casa alternativa.
Ed è importantissimo perché RM non dice:
“Non essere triste.”
Dice praticamente:
“Se sei triste, vieni qui. Io capisco.”
Questa è una differenza enorme.
Il dolore non viene trattato come qualcosa che deve essere immediatamente eliminato. Può diventare parte dell’identità.
Per questo moonchild è molto più di una canzone “triste”: è una canzone sulla normalizzazione della vulnerabilità.
badbye — la separazione
Poi arriva badbye, con eAeon.
È brevissima — meno di due minuti — e proprio questa brevità è importante.
È quasi una frattura nel disco.
Dopo aver passato tre canzoni a esplorare nostalgia, casa e solitudine, improvvisamente arriva la perdita.
Musicalmente è inquietante, quasi sospesa.
E il concetto di “badbye” è interessante perché non è semplicemente goodbye.
È un addio che non è risolto.
Non c’è la maturità del:
“È finita, va bene così.”
C’è ancora dolore.
Come ogni sera vi ringrazio per aver letto fino a qui, e trovate la parte 2 nel blog o sui link di instagram (@btstag_)
Nei vari articoli dove parlavo singolarmente dei nostri tre amati rapper preferiti, vi avevo parlato anche delle differenze nello stile di scrittura ma non sono mai entrata a fondo nel discorso. Mi è tornato in mente perché Yoongi nella canzone Seesaw paragona una relazione a una specie di altalena (una seesaw), dove parla dei lati postivi e di quelli negativi. Namjoon invece ha detto che se lui l’avesse scritta, avrebbe sicuramente fatto un gioco di parole con “see” e “saw”, come in I see you (ti vedo) e I saw you (ti ho visto).
La rapline dei BTS — RM, SUGA e j-hope — può essere letta quasi come un unico grande arco narrativo, in cui tre personaggi raccontano lo stesso viaggio da prospettive differenti. Non è soltanto una divisione di stili rap: nel corso della discografia, le loro voci diventano tre modi diversi di affrontare identità, ambizione, rabbia, successo, paura, amore, fallimento e appartenenza.
La cosa interessante è che la narrazione cambia insieme ai BTS: all’inizio il messaggio è soprattutto «guardateci, siamo qui»; successivamente diventa «chi siamo diventati?» e infine «chi siamo quando togliamo tutto ciò che abbiamo costruito?».
1. La rapline come tre narratori
Possiamo partire da una semplificazione utile:
RM
SUGA
j-hope
Domanda centrale
Chi sono?
Quanto mi costa ciò che desidero?
Come posso continuare ad andare avanti?
Conflitto
identità
ambizione/dolore
paura/speranza
Sguardo
filosofico
introspettivo
emotivo
Rap come
linguaggio
confessione
energia
Evoluzione
dall’identità pubblica all’identità personale
dalla rabbia all’accettazione
dall’immagine della speranza alla ricerca di essa
Non significa che ogni canzone possa essere ridotta a questa formula. Anzi, la forza della rapline sta proprio nel fatto che le tre prospettive si sovrappongono.
La differenza è particolarmente evidente nel modo in cui scrivono: SUGA ha spiegato di prestare molta attenzione al significato delle parole e alle loro possibili interpretazioni, mentre j-hope ha descritto un processo molto legato alla ricerca e all’atmosfera; RM, invece, ha sviluppato progressivamente un modo di scrivere sempre più orientato alla costruzione di una storia e di immagini.
2. Prima fase: «Dobbiamo dimostrare di esistere»
Nei primi BTS la rapline ha una funzione quasi militante.
Brani come:
Cypher Pt.1
Cypher Pt.2: Triptych
Cypher Pt.3: Killer
Cypher Pt.4
We On
Paldogangsan
costruiscono una narrativa di opposizione.
Il mondo dice loro cosa dovrebbero essere: idol, giovani, rookie, gruppo proveniente da un’azienda relativamente piccola.
La risposta della rapline è:
non accettiamo la narrazione che avete scritto per noi.
I Cypher sono particolarmente importanti perché trasformano la competizione rap in costruzione dell’identità. Non stanno semplicemente dicendo “sono bravo a rappare”: stanno utilizzando il rap per stabilire la propria legittimità.
E c’è un dettaglio narrativamente importante: all’inizio hanno bisogno dell’avversario.
Il loro “io” nasce contro qualcuno.
3. Il primo grande cambiamento: dalla rabbia all’autobiografia
Con il tempo, però, l’avversario esterno diventa meno importante.
La domanda diventa:
«Cosa succede quando otteniamo ciò che volevamo?»
Qui entrano brani come:
First Love
The Last
Reflection
MAMA
Outro: Tear
Trivia: Love
Il rap smette progressivamente di essere soltanto un’arma e diventa memoria.
SUGA è probabilmente il caso più evidente.
In “First Love”, il pianoforte diventa quasi un personaggio della sua autobiografia: la musica non è semplicemente qualcosa che ama, ma qualcosa che ha attraversato le varie fasi della sua vita.
In “The Last”, invece, il rapporto con la musica diventa molto più doloroso.
Il successo non cancella automaticamente la sofferenza.
Questa è una delle caratteristiche fondamentali della narrativa della rapline:
il raggiungimento del sogno non coincide con la fine del conflitto.
Anzi, spesso ne crea uno nuovo.
4. RM: la narrativa dell’identità
RM è quello che più frequentemente trasforma la propria esperienza in una domanda filosofica.
La sua narrativa potrebbe essere descritta come:
persona → artista → personaggio → persona
Uno dei momenti più importanti è “Intro: Persona”.
Qui RM mette in discussione la distanza tra:
Kim Namjoon
RM
il leader dei BTS
il rapper
la persona che il pubblico vede.
“Persona” non è semplicemente una canzone sull’identità.
È una canzone sulla costruzione dell’identità attraverso lo sguardo degli altri.
La domanda implicita diventa:
Sono diventato RM oppure ho costruito RM perché il mondo aveva bisogno di RM?
È particolarmente interessante perché arriva dopo anni di carriera. Non è più il giovane rapper che cerca di dimostrare di avere qualcosa da dire.
È una persona che ha avuto successo e ora si chiede chi sia veramente la persona che ha ottenuto quel successo.
RM stesso ha spiegato che per “Persona” voleva recuperare un’energia più aggressiva rispetto all’atmosfera di mono., lavorando molto sul testo anche durante la produzione del brano.
5. SUGA: la narrativa dell’ambizione
Se RM chiede:
«Chi sono?»
SUGA tende a chiedere:
«Quanto sono disposto a pagare per diventare ciò che voglio?»
La sua narrativa è probabilmente la più conflittuale.
Il desiderio di successo è contemporaneamente:
una salvezza;
una necessità;
una fonte di sofferenza;
qualcosa che può diventare autodistruttivo.
Questo raggiunge una forma estremamente chiara in “Interlude: Shadow”.
La struttura stessa della canzone è narrativa: SUGA parte dal desiderio di diventare grande e arriva alla consapevolezza che l’ombra cresce insieme alla luce.
Più successo = più paura di perderlo.
Più altezza = maggiore solitudine.
È una metafora estremamente efficace per la traiettoria dei BTS.
La cosa interessante è che “Shadow” dialoga direttamente con la fase iniziale della loro carriera.
Il sogno che aveva alimentato il ragazzo di un tempo è diventato la realtà dell’artista adulto.
E quindi nasce una contraddizione:
«Ho ottenuto esattamente ciò che desideravo. Perché allora ho paura?»
6. j-hope: la narrativa della speranza
j-hope può sembrare inizialmente il personaggio più semplice dei tre.
Il suo stesso nome artistico contiene “Hope”.
Ma proprio per questo la sua narrativa diventa interessante.
Perché progressivamente scopriamo che la speranza non è uno stato naturale.
È qualcosa che deve essere costruito.
In “Hope World”, j-hope presenta un mondo personale colorato, creativo, quasi fantastico. Il progetto viene descritto dallo stesso artista come una sorta di “calling card”, un modo per presentare al mondo la propria identità creativa.
Poi arriva “Outro: Ego”.
Ed è qui che la narrativa diventa molto più complessa.
Se:
RM = Persona
SUGA = Shadow
j-hope = Ego
abbiamo tre parti di una stessa domanda:
Chi sono?
Persona: chi sono davanti agli altri?
↓
Shadow: cosa succede alle mie paure quando raggiungo ciò che desidero?
↓
Ego: posso accettare il percorso che mi ha portato fino a qui?
“Ego” non cancella le difficoltà precedenti.
Le ricontestualizza.
È una conclusione molto importante perché j-hope non dice semplicemente:
«È andato tutto bene.»
Il significato è più vicino a:
«Tutto quello che è successo fa parte della persona che sono diventato.»
La struttura Persona → Shadow → Ego è stata esplicitamente interpretata come un arco complementare tra i tre rapper.
7. “Outro: Tear”: il punto in cui i tre narratori diventano una sola voce
Se dovessi scegliere un brano fondamentale per capire la narrativa della rapline, sceglierei proprio “Outro: Tear”.
Perché succede qualcosa di diverso.
Nei brani precedenti abbiamo:
RM racconta RM. SUGA racconta SUGA. j-hope racconta j-hope.
In “Tear”, invece, i tre parlano della stessa ferita.
Il brano fu scritto in un periodo in cui il futuro del gruppo era stato messo in discussione; i membri hanno poi spiegato il significato personale del pezzo.
E la cosa straordinaria è che ognuno interpreta la separazione diversamente.
RM → tear = lacrime
SUGA → tear = strappare
j-hope → fear = paura
Questa interpretazione è stata spiegata da RM parlando della costruzione del brano.
Quindi abbiamo:
RM → dolore
SUGA → distruzione
j-hope → paura
Tre reazioni allo stesso evento.
Ed è proprio questo che rende la rapline narrativamente efficace.
Non sono tre personaggi che raccontano tre storie indipendenti.
Sono tre punti di vista sulla stessa storia.
8. Dopo “Tear”: la domanda diventa “cosa facciamo con la rabbia?”
E qui arriviamo a “UGH!”.
Se “Tear” è rivolta verso l’interno, “UGH!” torna verso l’esterno.
Ma la rabbia non è più semplicemente:
“Voi ci avete sottovalutato.”
È diventata una riflessione sulla rabbia contemporanea, sulla violenza delle parole, sulla cultura dell’aggressività e sul modo in cui la rabbia può diventare uno spettacolo.
RM ha raccontato che “UGH!” doveva mantenere il ruolo che un brano come un Cypher avrebbe avuto durante un concerto, ma che il testo doveva anche rappresentare la rabbia; ha descritto il proprio rap come una sorta di interpretazione di quella rabbia.
Ed è una trasformazione importante:
Cypher
«Sono arrabbiato perché mi state sottovalutando.»
UGH!
«Perché il mondo è così arrabbiato?»
La rabbia passa quindi:
dall’io → alla società.
9. Dalla competizione alla vulnerabilità
Questo secondo me è il cambiamento più importante della rapline.
Prima:
Guardatemi.
Poi:
Capitemi.
Infine:
Sto cercando di capire me stesso.
È per questo che la rapline diventa progressivamente meno interessata a dimostrare di essere “forte”.
La vulnerabilità diventa una forma di forza.
In questo senso, “The Last”, “Reflection”, “First Love”, “Tear”, “Shadow”, “Persona” e “Ego” possono essere letti come capitoli di una stessa grande narrazione.
10. La cosa più bella: i tre non “risolvono” lo stesso problema nello stesso modo
Questa è forse la caratteristica narrativa che preferisco.
RM tende a comprendere.
SUGA tende a confrontarsi.
j-hope tende a trasformare.
Per esempio:
RM
Prende il conflitto e lo trasforma in una domanda filosofica.
«Che cosa significa essere me?»
SUGA
Prende il conflitto e lo guarda direttamente.
«Perché sto soffrendo nonostante abbia ottenuto ciò che volevo?»
j-hope
Prende il conflitto e cerca di trasformarlo in movimento.
«Come posso continuare?»
Questa differenza permette alla rapline di evitare che le loro canzoni sembrino tre versioni della stessa persona.
11. E poi arriva la separazione: la rapline diventa individuale
La fase solista rende questa narrativa ancora più evidente.
Nei BTS, i tre sono parte di un’identità collettiva.
Nei loro lavori individuali devono invece rispondere alla domanda:
«Chi sono senza BTS?»
Ed è qui che i loro percorsi divergono.
RM — Mono. / Indigo / Right Place, Wrong Person
La ricerca diventa più contemplativa e artistica.
Non è più soltanto:
“Chi sono io?”
ma:
“Come posso esistere in mezzo al mondo, all’arte e alle altre persone?”
SUGA / Agust D — D-2 / D-DAY
Il conflitto con il passato continua.
Ma progressivamente emerge una forma di accettazione.
Non necessariamente:
“Ho risolto tutto.”
Piuttosto:
“Questo sono io, e questa è la storia che mi ha portato qui.”
Qui avviene forse la rottura più evidente dell’immagine precedente di j-hope.
L’artista conosciuto come simbolo della positività mostra il lato più inquieto e oscuro della propria identità artistica.
Ed è narrativamente perfetto.
Perché se il personaggio è “Hope”, la domanda interessante diventa:
che cosa succede quando Hope entra nell’oscurità?
La stessa tensione tra pressione, identità e desiderio di continuare emerge anche nelle riflessioni pubbliche di RM e j-hope sul periodo precedente alla pausa del gruppo.
Se volessimo trasformare tutta la loro narrativa in una struttura quasi letteraria, potremmo costruirla così:
ATTO I — LA RIBELLIONE
Cypher / We On / Paldogangsan
↓
“Non ci riconoscete.”
↓
ATTO II — L’AFFERMAZIONE
First Love / MAMA / The Last
↓
“Questo è ciò che siamo e questo è ciò che abbiamo vissuto.”
↓
ATTO III — IL SUCCESSO
Mic Drop / DNA / Fake Love
↓
“Abbiamo ottenuto quello che volevamo.”
↓
ATTO IV — LA CRISI
Tear / Shadow / Persona
↓
“Ma chi siamo adesso?”
↓
ATTO V — L’ACCETTAZIONE
Lavori solisti
↓
“Non posso separare ciò che sono da ciò che ho vissuto.”
13. E la cosa fondamentale: la rapline racconta anche la storia dei BTS
Questo è il punto che rende la loro narrativa particolarmente interessante.
RM, SUGA e j-hope non raccontano solamente se stessi.
Raccontano indirettamente la storia dei BTS.
Quando cambiano loro, cambia il gruppo.
All’inizio sono rapper che vogliono essere riconosciuti.
Poi diventano artisti che devono gestire il successo.
Poi diventano persone che devono capire se stessi oltre il successo.
Per questo Map of the Soul: 7 è un punto particolarmente importante: i tre brani “Persona” → “Shadow” → “Ego” possono essere letti come una sorta di riepilogo psicologico di sette anni di carriera. I BTS stessi hanno collegato il progetto alla rilettura del proprio passato e all’uso di elementi musicali provenienti dai primi anni.
In definitiva
La narrativa della rapline dei BTS può essere sintetizzata in una progressione:
“Guardatemi.”
↓
“Ascoltatemi.”
↓
“Capitemi.”
↓
“Sto cercando di capire me stesso.”
↓
“Forse non devo più separare le mie contraddizioni da ciò che sono.”
Ed è proprio per questo che RM, SUGA e j-hope funzionano così bene insieme.
RM cerca il significato.
SUGA affronta la ferita.
j-hope cerca una via attraverso di essa.
Non sono tre narratori identici: sono tre risposte diverse alla stessa esperienza di crescita.
E se guardiamo la loro discografia come una storia unica, la domanda iniziale «chi siamo?» non riceve mai una risposta definitiva. La risposta cambia continuamente, perché la loro identità cambia insieme alla loro vita, alla loro musica e al rapporto con il successo.
Se vuoi approfondire questa lettura, il passo successivo più interessante sarebbe analizzare la rapline come una vera e propria trilogia narrativa, seguendo RM → SUGA → j-hope album per album, da Dark & Wild fino ai lavori solisti, e collegando testi, MV, simboli e riferimenti visivi.
Poesia, prosa o suono?
Ogni rapper della rapine ha i propri metodi per scrivere una canzone, ma nessuno dei tre si concentra solo su un specifico metodo, infatti, anche Yoongi non usa solo il raccontare la storia, ma anche spiegare i concetti con cose che vediamo, tramite dialoghi e comparazioni. L’approccio di Suga ai testi e alla musica è quello che potremmo definire “pura onestà”, ma con l’abilità di confortare i suoi ascoltatori con ogni singola parola.
Se usassimo dei paragoni per visualizzare meglio la cosa, Hobi sarebbe un ballerino, perchè lui lavora con il suono, le sillabe e i beat, Namjoon sarebbe un poeta e Yoongi uno scrittore di prosa.
Quello che possiamo dire con assoluta certezza è che abbracciano tutti e tre la creatività in un modo unico, come è unico anche il loro modo di pensare e di raccontare lo stesso viaggio.
In conclusione
Per concludere, possiamo vedere come tutti e tre scrivono in modo diverso enfatizzando le loro differenze, ma quando ascoltiamo il risultato finale poi ci dimentichiamo di tutto ciò per goderci della buona musica (e una buona storia). Il loro metodo narrativo è diverso per tutti e tre i rapper, ma notiamo come questi tre metodi funzionino tutti: il messaggio arriva dritto al punto tramite una storia facile da seguire, una storia cruda e sincera o una storia nascosta nel quadro generale. Questi metodi ci spingono (senza violenza) a vedere quello che loro vogliono che noi vediamo e sentiamo. Un esempio ne è Pandora’s Box di J-Hope (o anche P.O.P pt.1), First Love e Seesaw di Suga, Seoul e Forever Rain di RM (ma anche Wild Flower).
Se osserviamo le dieci tracce nel loro insieme, possiamo vedere quasi una storia:
1. Yun Chi sono?
↓
2. Still Life Non voglio essere congelato in una definizione.
↓
3. All Day Voglio ritrovare la mia voce.
↓
4. Forg_tful Ma la memoria è fragile.
↓
5. Closer Voglio comunque essere vicino a qualcuno.
↓
6. Change pt.2 Ma tutto cambia.
↓
7. Lonely E il cambiamento può lasciarmi solo.
↓
8. Hectic Anche il mondo esterno non risolve la solitudine.
↓
9. Wild Flower Allora scelgo di essere semplicemente me stesso.
↓
10. No.2 E adesso posso andare avanti.
Questa sequenza rende Indigo molto più di una raccolta di dieci brani.
È quasi un percorso psicologico.
Perché ci sono così tanti featuring?
Otto delle dieci tracce hanno collaborazioni; gli unici due brani senza featuring sono Change pt.2 e Lonely.
E secondo me questa scelta è estremamente significativa.
I collaboratori non sembrano essere stati scelti soltanto per creare canzoni più commerciali.
RM ha spiegato esplicitamente di aver scelto artisti che avessero avuto una reale influenza sulla sua vita e sulla sua storia, piuttosto che persone coinvolte semplicemente per aumentare l’hype. (Hypebae)
E infatti:
Erykah Badu rappresenta una tradizione musicale che RM ammira.
Anderson .Paak rappresenta energia e libertà.
Tablo rappresenta il rapper che RM ammirava da giovane.
Kim Sawol rappresenta delicatezza e introspezione.
Mahalia e Paul Blanco portano l’intimità dell’R&B.
Colde rappresenta la dimensione urbana.
Youjeen porta l’esplosione emotiva di Wild Flower.
Park Jiyoon accompagna RM nella conclusione.
Sono quasi testimoni della sua vita artistica.
E allora perché proprio “Indigo”?
L’indaco è un colore che sta tra il blu e il viola.
È già, simbolicamente, un colore di confine.
E Indigo è esattamente un album sul vivere tra due identità:
tra RM e Namjoon;
tra passato e futuro;
tra celebrità e persona;
tra artista e essere umano;
tra solitudine e desiderio di connessione;
tra fuoco d’artificio e fiore selvatico.
RM ha inoltre collegato direttamente l’album alla pittura di Yun Hyong-keun e alla propria “blue period”: si considerava ancora un artista alla ricerca del proprio suono e della propria identità. (Hypebeast)
Quindi Indigo non è il colore di una persona che ha trovato tutte le risposte.
È il colore di una persona che sta ancora cercando.
Indigoemono.: la vera evoluzione
Secondo me è impossibile comprendere completamente Indigo senza pensare a mono.
Se mono. sembra dire: “Il mondo è troppo rumoroso. Ho bisogno di stare da solo.”
Indigo sembra rispondere: “Sono stato da solo abbastanza. Adesso voglio capire chi sono.”
mono. è più introspettivo.
Indigo è più aperto.
mono. guarda dentro.
Indigo guarda dentro e poi torna a guardare fuori.
E soprattutto Indigo non cerca di eliminare le contraddizioni.
Le accetta.
RM può amare Seoul e odiarla.
Può amare la fama e sentirsi soffocare.
Può essere orgoglioso di BTS e desiderare di essere conosciuto come Namjoon.
Può voler cambiare e contemporaneamente avere nostalgia di ciò che era.
Può voler essere ricordato e parlare della propria dimenticanza.
Queste contraddizioni non sono errori dell’album.
Sono il suo contenuto.
La frase che riassume tutto
Se dovessi ridurre Indigo a un’unica idea, sarebbe questa:
“Non voglio più essere ricordato soltanto per ciò che ho fatto. Voglio essere libero di diventare ciò che sarò.”
E per questo No.2 è una conclusione così importante.
RM non distrugge il proprio passato.
Non lo rinnega.
Lo trasforma in un’opera.
Poi lo lascia sul muro.
Come un quadro.
Può guardarlo quando vuole.
Ma non deve più vivere dentro quella cornice.
Ed è forse questo il significato più profondo del titolo Indigo: un autoritratto di una persona ancora in trasformazione.
Non un punto d’arrivo.
Una fotografia scattata mentre Kim Namjoon sta ancora diventando se stesso, a human.
Change pt.2 è una delle canzoni più importanti di Indigo proprio perché musicalmente sembra quasi “rompersi”.
La produzione cambia, si distorce, diventa elettronica e nervosa, poi lascia spazio a una componente più pulita e pianistica. La struttura stessa sembra rappresentare il cambiamento che descrive. (NME)
Il concetto è semplice:
tutto cambia.
Ma la semplicità della frase nasconde qualcosa di doloroso.
Perché se tutto cambia, significa che:
le persone che amiamo cambiano;
noi cambiamo;
le relazioni cambiano;
i sogni cambiano;
la nostra idea di futuro cambia.
E soprattutto:
non possiamo tornare alla persona che eravamo.
Questo è il vero dolore di Change pt.2.
Non necessariamente perdere qualcuno.
Ma capire che anche se quella persona tornasse, nessuno dei due sarebbe più quello di prima.
Ed è qui che il titolo assume un significato più ampio.
Change pt.2 non è soltanto il seguito della precedente Change.
È quasi la seconda parte di una filosofia.
La prima fase diceva:
il cambiamento può essere positivo.
La seconda risponde:
sì, ma può anche fare male.
Il cambiamento è inevitabile, ma accettarlo non significa che smetterà di ferire.
7.LONELY – La stanza d’albergo come metafora
Dopo il caos di Change pt.2 arriva Lonely.
E non è casuale.
È come se, dopo aver accettato che tutto cambia, RM si ritrovasse da solo con le conseguenze.
La stanza d’albergo è una delle immagini più potenti della canzone.
Una stanza d’albergo è un luogo in cui puoi dormire, ma non appartieni veramente a quel luogo.
È temporanea.
Anonima.
Uguale a mille altre.
E questo la rende una metafora perfetta per la vita in tour e per una certa forma di celebrità.
Puoi essere in una città enorme, circondato da migliaia di persone, e sentirti comunque fuori posto.
La solitudine di Lonely non è semplicemente “non ho nessuno”.
È:
“non mi sento a casa.”
E questo si collega direttamente a mono. e alla sensibilità di RM verso Seoul, gli spostamenti, la città e la distanza.
Ma qui la solitudine è ancora più personale.
Non c’è più una grande riflessione filosofica.
C’è soltanto una persona che ammette:
sono solo.
8. HECTIC – Amare e odiare la propria città
Con Hectic RM torna all’esterno.
Dopo essere stato chiuso nella stanza d’albergo, esce nella città.
Ma la città non lo salva.
Se Lonely rappresenta la solitudine dentro uno spazio chiuso, Hectic rappresenta la solitudine dentro uno spazio affollato.
E qui ritorna Seoul.
La città è viva, rumorosa, luminosa, piena di persone.
Ma RM è ancora stanco.
Questa contraddizione è importante: puoi amare un luogo e contemporaneamente sentirti soffocare al suo interno.
La città diventa quindi quasi una persona con cui RM ha una relazione complicata.
La ama.
La odia.
Gli appartiene.
A volte gli sembra estranea.
È una continuazione naturale del rapporto con Seoul già presente in mono..
E musicalmente la scelta del city-pop è perfetta: il brano è piacevole, luminoso, quasi nostalgico.
Ma sotto la superficie c’è una persona stanca.
È come guidare di notte attraverso una città bellissima mentre dentro di te non sai ancora dove stai andando.
9.WILD FLOWER – Il centro spirituale dell’album
E arriviamo alla canzone più importante.
Wild Flower non è semplicemente la title track.
È la risposta a tutte le domande precedenti.
Per comprendere il brano bisogna partire dall’opposizione:
fuochi d’artificio vs. fiore selvatico.
Il fuoco d’artificio:
è enorme;
è luminoso;
viene osservato da tutti;
dura pochissimo;
deve essere spettacolare.
Il fiore selvatico:
cresce senza essere programmato;
non ha bisogno di un pubblico;
rimane radicato;
può essere piccolo;
può durare molto più a lungo.
RM ha spiegato di aver desiderato per molto tempo questa immagine e di averla collegata anche alle parole della madre sui fiori selvatici che sbocciano tranquillamente. In origine aveva pensato al titolo “Flowerworks”, giocando sul rapporto con “fireworks”. (BTS Interview Archive)
Questa è forse la metafora perfetta della sua carriera.
Per anni RM è stato un fuoco d’artificio.
BTS è un fenomeno enorme.
Lui è una figura pubblica.
Milioni di persone guardano ogni sua azione.
Ma il successo ha anche una data di scadenza.
Il fuoco d’artificio deve esplodere.
Il fiore deve semplicemente esistere.
E quindi la vera ambizione di RM non è più:
“voglio essere il più grande.”
Diventa:
“voglio rimanere me stesso.”
Ed è una differenza enorme.
Il dettaglio più bello di Wild Flower
RM ha spiegato che, dopo aver incontrato l’arte di Yun Hyong-keun, ha iniziato a ripensare alle proprie origini.
E ha ricordato che all’inizio voleva scrivere poesie.
Questo crea un cerchio perfetto:
poesia → rap → BTS → fama → crisi → arte → poesia.
L’album è quindi un viaggio che torna al punto di partenza.
Ma RM non è più la stessa persona.
Non torna indietro.
Torna alle proprie radici.
Questa è la differenza.
10. NO.2 – Imparare a non voltarsi indietro
E infine No.2.
È una scelta di chiusura perfetta.
Dopo aver passato nove tracce a guardare il proprio passato, RM deve finalmente decidere cosa farne.
La risposta è:
lasciarlo andare.
Il titolo richiama anche Number 1, il primo dipinto realizzato da Jackson Pollock con la tecnica del dripping, ma può essere letto simbolicamente anche come un riferimento al “secondo capitolo” della sua carriera. (Wikipedia)
2. STILL LIFE – “Non potete chiudermi dentro una cornice”
Se Yun introduce l’idea dell’artista, Still Life introduce quella della cornice.
Il titolo è un gioco concettuale perfetto. Una still life è una natura morta: qualcosa che viene immobilizzato, osservato, conservato. Ma RM rifiuta di essere trasformato in un oggetto immobile.
La sua vita è stata continuamente osservata:
BTS.
RM.
Kim Namjoon.
Il leader.
Il rapper.
L’idolo.
Tutte queste definizioni rischiano di diventare delle cornici. Ma una fotografia può essere conservata.
Una persona no.
Ed è qui che entra il concetto di movimento. RM è ancora vivo, quindi può cambiare. Il suo passato non può essere trasformato in una definizione permanente.
È una risposta molto interessante alla fama: la fama tende a trasformare una persona in un’immagine; RM vuole continuare a essere una persona.
La presenza di Anderson .Paak rende il brano particolarmente brillante perché musicalmente sembra quasi una liberazione dalla pesantezza concettuale di Yun. (Long River Review)
3. ALL DAY – Quando l’algoritmo decide chi sei
Con All Day l’album diventa improvvisamente più aggressivo e giocoso.
Ma sotto l’energia hip-hop c’è una riflessione molto contemporanea: quanto della nostra identità scegliamo davvero noi? RM e Tablo parlano di algoritmi, mode e uniformità.
Il problema non è soltanto che gli altri giudichino ciò che siamo. È che potremmo iniziare a costruire noi stessi sulla base di ciò che gli altri vogliono vedere.
E questo è particolarmente significativo per RM.
La sua carriera è iniziata in un ambiente in cui esistono aspettative precise su come dovrebbe essere un idol, un rapper, una celebrità.
Ma lui vuole recuperare qualcosa di più primitivo: la libertà di dire “Questo mi piace. Questo sono io.”
La domanda più importante della canzone è quindi:dove finisce la nostra autenticità e dove comincia ciò che abbiamo imparato a performare?
E infatti emerge un’altra idea fondamentale dell’album: il ritorno alla poesia.
RM ha raccontato di essere partito dalla poesia e di aver concepito il rap inizialmente come una forma di “rhythm and poetry”. (Hypebeast)
Quindi il percorso dell’album non è:
rapper → popstar → artista.
È quasi il contrario:
artista → celebrità → ritorno all’artista.
4.FORG_TFUL – La memoria come qualcosa di fragile
Qui Indigo cambia completamente atmosfera.
Forg_tful è acustica, delicata, quasi infantile nella sua semplicità.
E questa semplicità è essenziale.
RM ha spiegato che il brano nacque proprio dalla consapevolezza di essere una persona smemorata e dalla riflessione sulla fragilità dei ricordi. Raccontò di aver pensato a come le persone scrivano nomi e frasi sui luoghi per paura che i sentimenti vengano dimenticati. (Hypebeast)
Ed ecco il paradosso:
Indigo nasce per conservare la memoria, ma una delle prime canzoni parla proprio del fatto che la memoria non può essere conservata perfettamente.
Questo rende l’intero progetto ancora più malinconico.
Perché anche un album è una forma di memoria.
RM sta dicendo:
“Non ricorderò tutto. Quindi devo lasciare qualcosa.”
La canzone non tratta la dimenticanza come un fallimento.
La tratta come parte della condizione umana.
Dimentichiamo persone, luoghi, odori, sensazioni.
Eppure continuiamo a vivere.
5.CLOSER – Il desiderio di raggiungere qualcuno
Dopo la riflessione sulla memoria arriva Closer.
Qui il tema passa dalla memoria all’intimità.
La canzone parla del desiderio di avvicinarsi a qualcuno, ma anche della distanza che impedisce di farlo davvero.
Ed è importante che arrivi dopo Forg_tful.
Perché l’album sembra chiedersi:
se tutto cambia e tutto viene dimenticato, cosa rimane tra due persone?
La risposta non è necessariamente “l’amore”.
È il desiderio.
Il desiderio di essere vicini.
Il desiderio di essere ricordati.
Il desiderio di lasciare un segno.
Musicalmente, Closer è R&B e molto più sensuale delle tracce precedenti. Questo ci mostra un’altra faccia di RM: non il leader, non il rapper, non il filosofo, ma semplicemente una persona innamorata.
Ed è una delle cose più importanti di Indigo.
RM cerca continuamente di ridurre la distanza tra persona pubblica e persona privata.
Un album sul passaggio dall’essere “RM” all’essere Kim Namjoon
Il tema centrale di Indigo è, secondo me, l’identità.
RM si trova in una posizione paradossale: è una delle persone più riconoscibili al mondo, ma proprio questa fama rischia di rendere invisibile l’individuo che esiste dietro il nome d’arte. L’album nasce quindi dalla domanda: chi sono quando non devo essere RM?
Questa tensione emerge già nella traccia d’apertura, che analizzeremo tr poco insieme. Il brano prende ispirazione dal pittore sudcoreano Yun Hyong-keun, la cui arte e filosofia hanno avuto un ruolo fondamentale nella concezione dell’album. RM non vuole semplicemente essere un artista di successo: vuole prima di tutto rimanere un essere umano capace di creare.
È significativo che il disco cominci proprio da qui: prima l’uomo, poi l’artista, poi la celebrità. Ma partiamo prima dal titolo.
Indigo
Il colore indaco è fondamentale per comprendere l’estetica dell’album.
RM ha indicato l’indaco come uno dei suoi colori preferiti e lo ha associato anche alla produzione artistica di Yun Hyong-keun. Il progetto visivo cerca inoltre di rappresentare la giovinezza non come qualcosa di perfettamente definito, ma come qualcosa di sbiadito, macchiato, stratificato, simile a un ricordo che rimane dopo che il tempo è passato.
Questa idea è perfetta per l’album: Indigo non racconta i vent’anni di RM come una storia lineare di successo.
Racconta piuttosto ciò che resta dopo averli attraversati.
Non racconta semplicemente ciò che è successo a RM. Cerca piuttosto di conservare chi era Kim Namjoon mentre quelle cose accadevano.
RM ha spiegato che l’album è il suo “archivio” della seconda metà dei vent’anni: un documento di ciò che sentiva e pensava prima di entrare nei trent’anni. (Vogue)
Ed è proprio il concetto di documentazione a essere fondamentale.
Il problema è che la memoria cambia.
Le persone cambiano.
I sentimenti cambiano.
Le città cambiano.
Anche noi cambiamo.
Quindi come si può conservare qualcosa che, per sua natura, è destinato a trasformarsi?
La risposta di RM è: attraverso l’arte.
Da qui nasce il rapporto strettissimo tra Indigo e la pittura.
Traccia 1 – Yun (feat Eryka Badu)
L’album si apre con Yun, dedicata al pittore sudcoreano Yun Hyong-keun.
Non è semplicemente una canzone che parla di un artista che RM ammira. Yun diventa quasi una figura-guida per l’intero album, essendoo il suo pittore preferito. Rm possiede anche dei suoi quadri, uno in salotto e uno nel proprio studio.
RM ha raccontato di essere rimasto profondamente colpito dalla vita di Yun: aveva attraversato colonialismo, guerra, dittatura, prigionia e diverse esperienze vicine alla morte. Nonostante tutto, RM vedeva in lui una persona rimasta sincera e autentica. (Hypebeast)
Questo è fondamentale.
Perché RM non cerca semplicemente un artista famoso da imitare.
Cerca qualcuno che gli insegni come rimanere se stessi quando il mondo cerca di trasformarti in qualcos’altro.
Una delle idee centrali di Yun è infatti la distinzione tra:
essere un artista e essere una persona che produce arte per continuare a essere se stessa.
RM arriva a una conclusione molto importante: prima di essere un artista deve essere un essere umano. Per questo il suo recente tatuaggio “a human” è così significativo.
Stasera, finalmente, siamo arrivati a parlare del rap e dell’hip hop coreano. Prima di iniziare vi ricordo che questo è un riassunto molto breve, ovviamente non sono stati nominati tutti quanti, e allo stesso tempo ho cercato di essere il più chiara ed esaustiva possibile. Detto questo, vi lascio all’articolo, buona lettura! 💜
Il rap in Corea, come quello italiano, è una trasposizione del rap americano, solo che non si distingue da esso solamente per sonorità e lingua, ma anche per la variazione che la cultura ha preso. In Corea, il rap prende parte a una grossa fetta della cultura, e infatti viene identificato come Hip Hop, nonostante ci sia una differenza. Il rap/HH coreano usa, come caratteristica principale, un “code switching“, cioè uno scambio costante tra inglese e coreano, grazie anche ad artisti americani-coreani. In Corea inoltre, si cerca inoltre di adottare elementi tradizionali della cultura, per distanziarsi e per non “copiare” semplicemente gli americani.
Purtroppo all’inizio ci sono stati molti episodi di “cultural appropriation” (tra virgolette solo perché è un’argomento molto controverso e non voglio aprire un discorso su questa cosa, in quanto non sarei in grado di parlarne propriamente), e ancora oggi è aperto il dibattito su questo argomento, molti sostengono che l’HH coreano sia solo una mera copia di quello americano, mentre altri sostengono il contrario, evidenziando le differenze e gli adattamenti di stile.
Un altro elemento del rap coreano è che, a differenza del rap italiano, in Corea sentiamo parlare di molte più rapper donne, non solo grazie al kpop che usa almeno un rapper o una rapper nei gruppi, ma anche grazie alla differenza dei temi trattati. Mentre in America e in Italia ci si trova ad avere a che fare con temi tipo donne, soldi e droga (ma non solo), in Corea ”non ci sono” droghe, quindi parlano di temi più “tranquilli” ad esempio raccontando storie. Il punto centrale però, non si è perso, perchè anche in Corea, l’Hip Hop è considerato uno strumento di protesta. Rapper come Drunken Tiger (gruppo), G-Dragon, Epik High (gruppo), RM, Agust D e J-Hope, Zico (per nominare alcuni recenti) e mille altri, usano il rap non solo come strumento per raccontarsi ed esprimere emozioni, ma anche per raccontare storie, e protestare.
I rapper coreani si dividono in generazioni, a differenza di quelli italiani e americani che si dividono semplicemente in Old School e New School. I primi rapper ad aver registrato canzoni considerate Hip Hop sono persone come Hyun Jin-Young (che è considerato il primo ad aver portato l’hip hop in Corea) e il gruppo Seo Taiji and Boys (서태지와 아이들), che, con il loro debutto, rivoluzionarono la musica coreana, non solo hip hop ma anche pop. Infatti, come ho detto sopra, il gruppo formato da Seo Taiji, Yang Hyun-sik e Lee Juno, nonostante le forti pressioni che la società e cultura coreana mettevano addosso ai giovani e le forti censure a cui erano soliti fare, riuscirono comunque a incorporare nelle loro canzoni una forte critica sociale. La loro canzone di debutto Nan Arayo (난 알아요) fu un successo, anche se inizialmente venne rigettata dai giudici del programma in cui la presentarono.
Però, se ci atteniamo alla definizione “pura” di rap (un discorso ritmico adattato alla musica) la prima canzone è stata Kimsatgat (김삿갓) di Hong Seo-beom (홍서범) nel 1989, ma non è stata la prima ad acquisire livelli abbastanza significanti di popolarità, infatti, parlando di popolarità, la prima è The story I want to tell you [너에게 들려주고 싶은 이야기 (Second Episode, 1991)] di 015B. Purtroppo, in pochi le conoscono, perchè queste canzoni hanno lasciato molto poco nella storia.
La storia dell’Hip Hop coreano però non inizia con Nan Arayo, come non inizia con Kimsatgat o The Story I want to tell you, non inizia con il rap e i DJs, ma inizia con il ballo. Infatti nasce nella seconda metà degli anni 80, nei club del quartiere Itaewon (이태원), vicino a Yongsan. Hyun Jin Young (현진영) era conosciuto non come rapper, ma come uno dei migliori ballerini. Infatti, debuttò in un gruppo chiamato Hyun Jin Young and Wawa, che gettò le basi per la formula ereditata dal gruppo successivo (Seo Taiji and the Boys) e anche gruppi come Deux (듀스). Questo gruppo, è considerabile come il primo vero hip hop group nella storia della k-music.
Attualmente, a causa del modo in cui l’Hip Hop è arrivato in Corea, viene mischiato al K-Pop, infatti molti rapper iniziarono a collaborare con gli idol, creando così un confine ancora più sottile tra Hip Hop e K-Pop. Gli artisti mezzi coreani e mezzi americani hanno preso un ruolo molto importante nell’introduzione della musica, infatti le loro abilità nell’inglese e la loro attitudine erano considerati un marchio che rappresentasse la loro autenticità. Infatti Tiger JK e Yoon Mirae hanno avuto un ruolo molto importante in questo, assieme ad altri artisti. Tiger JK oltre a formare il gruppo Drunken Tiger, ebbe un ruolo di fondamentale importanza, creando una crew chiamata Movement Crew, che vide nascere gruppi come Epik High e Dynamic Duo, portando così un senso di unità alla comunità hip-hop e portando questa cultura alla “luce”.
Sempre più gente si stava interessando, grazie anche all’influenza del gangsta rap americano degli anni 90, che rese questi rapper più crudi e tendenti a creare musica con del significato e dei messaggi. Yoon Mirae (una rapper per metà afroamericana e per metà coreana), aiutò molto nell’integrazione della black culture, sia per le sue radici, sia per il suo desiderio di esibirsi come rapper. A 16 anni ha debuttato nel gruppo Uptown, che ha poi abbandonato per formare un duo chiamato Tashannie (Tasha+Annie) assieme ad Annie Lee. Abbandonò anche questo duo, per proseguire da solista fino ad oggi.
Qui sopra vi ho lasciato un video dove sono presenti sia Tiger JK che Yoon Mirae, giusto per non metterne due divisi. Nella canzone è presente anche Bizzy.
A questo punto, o avrete chiuso l’articolo o vi starete chiedendo se in questa storia si parla dei BTS. Ebbene sì, anche i BTS fanno parte della storia dell’Hip Hop coreano. Con il loro debutto nel 2013 ci fu una sorta di “svolta” se così si può dire: vent’anni dopo l’arrivo di questa cultura in Corea, arrivarono rapper come RM, Suga e J-Hope; rapper che stavano, si, debuttando in un kpop group, ma che, a differenza di molti, avevano passato anni della loro vita immersi nella cultura Hip Hop. Hanno contribuito molto lottando a favore dei rapper che debuttano nei gruppi kpop, distruggendo i pregiudizi che vedevano il rap all’interno del kpop come “non autentico”. I BTS scrivendosi da soli le canzoni, hanno provato che la loro musica è autentica, e che parlano proprio delle loro emozioni e di se stessi. Ma non è solo questo il loro contributo, hanno anche iniziato a usare molti giochi di parole e addirittura il dialetto, in canzoni tipo Paldongangsan (팔도강산) dove non solo si distaccano dal rap americano ma introducono anche l’uso del dialetto per celebrare le loro città di provenienza. Ovviamente, non so se siano stati i primi a farlo, dato che non conosco il coreano, ma è il primo esempio che sento nominare quando si parla di questa introduzione.
L’articolo è finito, so che è un po’ più lungo del solito ma per quanto riguarda la storia dell’Hip Hop coreano mi sono sentita in dovere di tagliare meno parti possibile (a differenza di Americano e Italiano che servivano solo a gettare un po’ le basi). Vi ricordo di seguirmi su Instagram (@btstag_), per eventuali aggiornamenti. Vi ricordo anche che se avete suggerimenti per articoli, o domande, o qualsiasi altra cosa riguardante il blog potete sempre mandarmi un messaggio privato sui social, sono sempre disposta ad ascoltare 🥰 Vi ringrazio per essere arrivati fino a qui e vi auguro una buona serata.
Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️
Cos’è una rap line?
La rap line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i rapper. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub-unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la vocal line, ecc.
La rap line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da RM (Namjoon), J-Hope (Hoseok) e Suga (Yoongi). In questo articolo parlerò di RM, e ci saranno altri due articoli che parleranno rispettivamente di J-Hope e Suga.
Tra i tre rapper Namjoon è quello con i testi e gli incastri migliori, possiamo dire che il fatto che sia bilingue lo aiuta molto in questo senso. I suoi giochi di parole spesso hanno più significati nascosti dietro al semplice gioco, nei testi usa molte assonanze, metafore, ossimori. (Non sapendo il coreano, però, mi affido molto alle traduzioni dei testi, ma ad orecchio possiamo comunque sentire le rime nelle sue canzoni.)
Ora vi porterò qualche esempio dei suoi testi per farvi capire bene cosa intendo. Il primo che vi porto è in Cypher 2:
절차탁마의 절차 밟았으 I followed the steps of becoming greater Ho seguito i passi per diventare il migliore
안 가리고 싹다 잡아 툼스톤 No matter who they are, I get them all, Tombstone Non importa chi siano, li prendo tutti, Tombstone (è un film)
Nella prima strofa Namjoon usa la parola 절차탁마, jeolchatakma, che deriva dal cinese. Ha usato il termine 切磋琢磨, che significa “pulire un diamante grezzo per ottenere qualcosa di valore” di Confucio. Nella prima parte dice anche “I went through the process” (“ho attraversato il processo”) che è un modo di dire e significa che se tu passi attraverso a qualcosa, anche se è spiacevole, alla fine avrai comunque acquisito esperienza. In questo caso pulire un diamante dalla sporcizia non è piacevole, ma ha acquisito l’esperienza e ne ha ricavato qualcosa di valore.
In Joke, invece, dice che saper rappare veloce se non hai “flow” o se i tuoi testi sono “insignificanti” è inutile, mentre lui rappa veloce solo perché può (ecco perché la canzone si chiama Joke, dall’inglese di “scherzo”).
Inoltre in questa canzone Namjoon cambia flow circa 9 volte, il che mostra le sue skills perché il flow di un rapper conta nel momento in cui è valido o riesce a cambiarlo più volte in una base, Namjoon fa entrambe le cose: propone per 9 volte diverse un flow valido.
Poi, a dimostrarci ancora una volta quanto sia bravo coi giochi di parole abbiamo Trivia:Love, canzone che fa parte dell’album Answer.
In pratica, abbiamo un intera strofa basata su un gioco di parole sull’alfabeto, la frase completa sarebbe:
It’s a long way from I to U, f*ck, JKLMNOPQRST I crossed all the letters and I reached you E’ una lunga strada da I a U, f*nculo, JKLMNOPQRST, ho saltato tutte le lettere e sono arrivato a te
I è io, U è tu, e in sostanza dice che è una strada lunga e che le lettere sono separate da tante altre, ma lui facendo JKLMNOPQRST passa dalla I alla U, passando quindi da “io” a “te”. Se potete recuperate la traduzione e il testo fatelo, perché è geniale, ad esempio, trasforma 사람 (saram, persona) in 사랑 (sarang, love, amore) e poi lo connette a 사라 (sara, che sarebbe to live, vivere) e lo fa perché le parole sia in coreano che in inglese sono simili e cambia solo una lettera, passando così da persona, ad amore a vivere. Aggiungo che la lettera che cambia è fondamentalmente un quadrato che diventa un cerchio, e la ‘persona’ ha ‘eroso gli angoli’ diventando ‘amore’.
In più, questo gioco di parole contiene anche un riferimento a “Into the Magic Shop” un libro di J. Doty, a cui i BTS hanno spesso fatto riferimento nel corso della Love Yourself era. Nel libro si parla di “alfabeto del cuore“, che sarebbe un mnemonic, e cioè una frase/acronimo/trucco per ricordarsi delle cose che magari non ci entrano in testa. Per esempio, l’ordine dei pianeti del sistema solare, per ricordarlo usiamo la frase “My Very Easy Method Just Show Us Nine Planets“, dove ogni iniziale della frase corrisponde ad un pianeta, quindi: My = Mercury (Mercurio); Very = Venus (Venere); Easy = Earth (Terra); Method = Mars (Marte) e così via.
Nel caso del libro, è una lista di qualità ed emozioni che servono ad aprire il cuore (ad esempio, C sta per Compassione, D per Dignità, ecc.). Quindi ABCDEFGHIJKL ė l’alfabeto del cuore, che serve per arrivare da Io a Tu, ma non arriva da I (io) a U (tu), perche si ferma a L. Le lettere che mancano sono quelle che Namjoon nomina, quindi JKLMNOPQRST.
Come possiamo vedere (e sentire) Namjoon ha una grandissima capacità poetica, che noi non possiamo cogliere a pieno dato che non sappiamo il coreano, ma quello che notiamo è che non perde punti per quanto riguarda la sua tecnica per evidenziare il resto. Riesce a mantenere sia la tecnica che significato (per questo mi piace molto analizzare i suoi testi).
Il nostro Namjoon, non è bravo solo a scrivere, nonostante questo sia il suo punto forte, ma ha anche una forte espressività. La sua voce sembra nata per fare rap, e se nei testi più seri si attiene al tema, in quelli un po’ più allegri\in quelli in cui se lo può permettere, lascia trasparire sempre la sua natura giocosa e cambia proprio il tono della voce. Questo gli consente di essere molto flessibile e di non essere solo un “rapper intellettuale”. Il range di Namjoon varia moltissimo, basta sentire anche solo MOTS:7, o alcune sue collaborazioni.
Concludendo, Namjoon è un grandissimo rapper, nonostante io metta il focus in gran parte sui suoi testi (perchè sono una “sottona” per i giochi di parole), è un rapper completo a 360 gradi.
L’articolo è finito quindi vi saluto qui, prima però vi ricordo che la settimana prossima esce un nuovo articolo per la rubrica rap 101. Vi ricordo inoltre di seguire su Instagram la pagina del blog (btstag_) e vi auguro una buona serata. 💜
Buonasera! Eccoci qui con la seconda parte dell’analisi di Respect di Yoongi e Namjoon. Vi lascio la prima parte qui nel caso ve la foste persa: [Analisi] Respect by BTS (RM & Suga) PT. 1
Nota: vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi!
Detto questo, non vi rubo altro tempo. Buona lettura!
Nella seconda strofa, quella di Yoongi, si riprende tutto quanto detto prima, con frasi tipo “what is respect?” “perchè tutti continuano a dirlo?” (sottolineando come sia un trend), aggiunge anche che non capisce come ammirare e rispettare qualcuno possa essere così facile.
Nella traduzione di Doolset (@doolsetbangtan su twitter) a questo punto del testo, si trovano due frasi che in italiano o in inglese non vanno drittissime al punto, ma in coreano sembrano suonare abbastanza forti. Sotto lascio lo screen che ho preso dal suo blog, e poi la traduzione in italiano, a chi servisse.
솔까 존경은 필요 없지 Ad essere complentamente onesti, non c’è bisogno di ammirazione Side Note: 솔까 è slang, un acronimo di 솔직히 까놓고 말해서 che significa “spogliarsi e parlare apertamente” (spogliarsi metaforicamente, inteso come levarsi la maschera e parlare. In inglese è “strip it down” che significa anche smontare, a seconda del contesto)
존중조차도 없는데 quando non c’è nessun apprezzamento/riconoscimento
뒤에선 호박씨 까는 거 dato che, dietro la tua schiena, parlano male di te Side note: 뒤에서 호박씨 까다 (sgusciare semi di zucca dietro la schiena) è un modo di dire usato quando qualcuno fa finta di essere carino con qualcun altro e parla dietro di loro (o dice una cosa davanti ad una persona e poi segretamente ne fa un’altra). Corrisponde quasi al nostro modo di dire “essere/avere una doppia faccia”.
Successivamente, Yoongi dice “non voglio il tuo rispetto” lasciando intendere il fatto che non lo voglia, non perché non gli piaccia essere rispettato, ma perché il rispetto degli altri al giorno d’oggi sia privo di valore. Un’altra interpretazione (in questo caso varia da traduzione a traduzione) è che dica “se non hai intenzione di rispettarmi, allora lascia perdere, perché non ho voglia di sentire bugie”. In pratica preferirebbe avere qualcuno che lo insulta “davanti”, anziché venire a conoscenza di qualcuno che gli parla dietro le spalle.
Alla fine della canzone abbiamo un dialogo tra Suga e RM, gentilmente tradotto in inglese come sempre dalla nostra traduttrice di fiducia Doolset e dall’inglese all’italiano da me. Il dialogo è tutto in Daegu Satoori, che sarebbe il dialetto di Daegu, più o meno come i nostri dialetti regionali.
Yoongi: “bro, sai cos’è “respect”?” Namjoon: “no sir” Y: “neanche io” N: “perchè è così difficile?” Y: “ammirazione~” N: “non so cosa vogliano re-spectare” (gioco di parole presente all’interno del testo) Y: “mostrare apprezzamento~” N: “wha.. wha..” Y: “mostrare apprezzamento!” N: “ammirazione!” Y: “non significherebbe questo “respect”? Sono giunto a questa conclusione..” N: “l’inglese è difficile” Y: “si giusto”
Il testo, alla fine, con questo dialogo, finisce per diventare una sorta di “scherzo”, facendo intendere che stessero cercando davvero di capire SOLO ed esclusivamente cosa significasse la parola inglese “Respect” e non stessero parlando della perdita di significato. Scherzano dicendo che non è difficile il concetto di rispetto, ma solo la parola stessa in inglese, gli suona strana. Il dialogo serve sia come “paraculata” (scusate il linguaggio), sia per spiegare perché hanno messo in mezzo l’origine della parola stessa.
Alla fine, quello che lasciano intendere è che forse la parola ha davvero perso del tutto il suo significato dato che non riescono più a capirla.
Bonus: Una curiosità sulla parola “Respect” nel rap
All’inizio avevo detto che è un concetto molto sentito dai rapper, però, è anche una parola abbastanza usata nei testi, come potete vedere dal grafico qui vicino. Questo è un sito che ha analizzato rapper che rappano in inglese (tra i più famosi), e ha fatto dei conti e dei controlli per calcolare le parole più usate nel rap, come vedete, una delle parole più usate assieme a “Respect” è “Game”. Le parole in blu/sono quelle più usate, mentre quelle rosse sono quelle che non appaiono spesso.
Purtroppo il sito è completamente in inglese, ma vi lascio il link quinel caso voleste vederlo ugualmente. Il sito comunque, fa riferimento al 2017, quindi è un po’ vecchiotto, ma vi assicuro che per quanto riguarda i testi non siamo andati molto avanti. Molte delle parole che ci troverete sono quasi sicuramente slang, e quasi sicuramente farò un articolo che parla meglio di questo studio.
Se può interessarvi fatemelo sapere con un commento sotto all’articolo o con un messaggio sui social che trovate nel menù del blog. Vi consiglio di seguirmi sopratutto su Instagram (btstag_) per sapere quando escono gli articoli qui sopra!!
Grazie per essere arrivati fino alla fine dell’articolo. 💜