Raccontare per esprimersi; Outro:Tear, la narrazione della rap line | RM, SUGA, J-Hope

Nei vari articoli dove parlavo singolarmente dei nostri tre amati rapper preferiti, vi avevo parlato anche delle differenze nello stile di scrittura ma non sono mai entrata a fondo nel discorso. Mi è tornato in mente perché Yoongi nella canzone Seesaw paragona una relazione a una specie di altalena (una seesaw), dove parla dei lati postivi e di quelli negativi. Namjoon invece ha detto che se lui l’avesse scritta, avrebbe sicuramente fatto un gioco di parole con “see” e “saw”, come in I see you (ti vedo) e I saw you (ti ho visto).

La rapline dei BTS — RM, SUGA e j-hope — può essere letta quasi come un unico grande arco narrativo, in cui tre personaggi raccontano lo stesso viaggio da prospettive differenti. Non è soltanto una divisione di stili rap: nel corso della discografia, le loro voci diventano tre modi diversi di affrontare identità, ambizione, rabbia, successo, paura, amore, fallimento e appartenenza.

La cosa interessante è che la narrazione cambia insieme ai BTS: all’inizio il messaggio è soprattutto «guardateci, siamo qui»; successivamente diventa «chi siamo diventati?» e infine «chi siamo quando togliamo tutto ciò che abbiamo costruito?».


1. La rapline come tre narratori

Possiamo partire da una semplificazione utile:

RMSUGAj-hope
Domanda centraleChi sono?Quanto mi costa ciò che desidero?Come posso continuare ad andare avanti?
Conflittoidentitàambizione/dolorepaura/speranza
Sguardofilosoficointrospettivoemotivo
Rap comelinguaggioconfessioneenergia
Evoluzionedall’identità pubblica all’identità personaledalla rabbia all’accettazionedall’immagine della speranza alla ricerca di essa

Non significa che ogni canzone possa essere ridotta a questa formula. Anzi, la forza della rapline sta proprio nel fatto che le tre prospettive si sovrappongono.

La differenza è particolarmente evidente nel modo in cui scrivono: SUGA ha spiegato di prestare molta attenzione al significato delle parole e alle loro possibili interpretazioni, mentre j-hope ha descritto un processo molto legato alla ricerca e all’atmosfera; RM, invece, ha sviluppato progressivamente un modo di scrivere sempre più orientato alla costruzione di una storia e di immagini.


2. Prima fase: «Dobbiamo dimostrare di esistere»

Nei primi BTS la rapline ha una funzione quasi militante.

Brani come:

  • Cypher Pt.1
  • Cypher Pt.2: Triptych
  • Cypher Pt.3: Killer
  • Cypher Pt.4
  • We On
  • Paldogangsan

costruiscono una narrativa di opposizione.

Il mondo dice loro cosa dovrebbero essere: idol, giovani, rookie, gruppo proveniente da un’azienda relativamente piccola.

La risposta della rapline è:

non accettiamo la narrazione che avete scritto per noi.

I Cypher sono particolarmente importanti perché trasformano la competizione rap in costruzione dell’identità. Non stanno semplicemente dicendo “sono bravo a rappare”: stanno utilizzando il rap per stabilire la propria legittimità.

E c’è un dettaglio narrativamente importante: all’inizio hanno bisogno dell’avversario.

Il loro “io” nasce contro qualcuno.


3. Il primo grande cambiamento: dalla rabbia all’autobiografia

Con il tempo, però, l’avversario esterno diventa meno importante.

La domanda diventa:

«Cosa succede quando otteniamo ciò che volevamo?»

Qui entrano brani come:

  • First Love
  • The Last
  • Reflection
  • MAMA
  • Outro: Tear
  • Trivia: Love

Il rap smette progressivamente di essere soltanto un’arma e diventa memoria.

SUGA è probabilmente il caso più evidente.

In “First Love”, il pianoforte diventa quasi un personaggio della sua autobiografia: la musica non è semplicemente qualcosa che ama, ma qualcosa che ha attraversato le varie fasi della sua vita.

In “The Last”, invece, il rapporto con la musica diventa molto più doloroso.

Il successo non cancella automaticamente la sofferenza.

Questa è una delle caratteristiche fondamentali della narrativa della rapline:

il raggiungimento del sogno non coincide con la fine del conflitto.

Anzi, spesso ne crea uno nuovo.


4. RM: la narrativa dell’identità

RM è quello che più frequentemente trasforma la propria esperienza in una domanda filosofica.

La sua narrativa potrebbe essere descritta come:

persona → artista → personaggio → persona

Uno dei momenti più importanti è “Intro: Persona”.

Qui RM mette in discussione la distanza tra:

  • Kim Namjoon
  • RM
  • il leader dei BTS
  • il rapper
  • la persona che il pubblico vede.

“Persona” non è semplicemente una canzone sull’identità.

È una canzone sulla costruzione dell’identità attraverso lo sguardo degli altri.

La domanda implicita diventa:

Sono diventato RM oppure ho costruito RM perché il mondo aveva bisogno di RM?

È particolarmente interessante perché arriva dopo anni di carriera. Non è più il giovane rapper che cerca di dimostrare di avere qualcosa da dire.

È una persona che ha avuto successo e ora si chiede chi sia veramente la persona che ha ottenuto quel successo.

RM stesso ha spiegato che per “Persona” voleva recuperare un’energia più aggressiva rispetto all’atmosfera di mono., lavorando molto sul testo anche durante la produzione del brano.


5. SUGA: la narrativa dell’ambizione

Se RM chiede:

«Chi sono?»

SUGA tende a chiedere:

«Quanto sono disposto a pagare per diventare ciò che voglio?»

La sua narrativa è probabilmente la più conflittuale.

Il desiderio di successo è contemporaneamente:

  • una salvezza;
  • una necessità;
  • una fonte di sofferenza;
  • qualcosa che può diventare autodistruttivo.

Questo raggiunge una forma estremamente chiara in “Interlude: Shadow”.

La struttura stessa della canzone è narrativa: SUGA parte dal desiderio di diventare grande e arriva alla consapevolezza che l’ombra cresce insieme alla luce.

Più successo = più paura di perderlo.

Più altezza = maggiore solitudine.

È una metafora estremamente efficace per la traiettoria dei BTS.

La cosa interessante è che “Shadow” dialoga direttamente con la fase iniziale della loro carriera.

Il sogno che aveva alimentato il ragazzo di un tempo è diventato la realtà dell’artista adulto.

E quindi nasce una contraddizione:

«Ho ottenuto esattamente ciò che desideravo. Perché allora ho paura?»


6. j-hope: la narrativa della speranza

j-hope può sembrare inizialmente il personaggio più semplice dei tre.

Il suo stesso nome artistico contiene “Hope”.

Ma proprio per questo la sua narrativa diventa interessante.

Perché progressivamente scopriamo che la speranza non è uno stato naturale.

È qualcosa che deve essere costruito.

In “Hope World”, j-hope presenta un mondo personale colorato, creativo, quasi fantastico. Il progetto viene descritto dallo stesso artista come una sorta di “calling card”, un modo per presentare al mondo la propria identità creativa.

Poi arriva “Outro: Ego”.

Ed è qui che la narrativa diventa molto più complessa.

Se:

  • RM = Persona
  • SUGA = Shadow
  • j-hope = Ego

abbiamo tre parti di una stessa domanda:

Chi sono?

Persona: chi sono davanti agli altri?

↓

Shadow: cosa succede alle mie paure quando raggiungo ciò che desidero?

↓

Ego: posso accettare il percorso che mi ha portato fino a qui?

“Ego” non cancella le difficoltà precedenti.

Le ricontestualizza.

È una conclusione molto importante perché j-hope non dice semplicemente:

«È andato tutto bene.»

Il significato è più vicino a:

«Tutto quello che è successo fa parte della persona che sono diventato.»

La struttura Persona → Shadow → Ego è stata esplicitamente interpretata come un arco complementare tra i tre rapper.


7. “Outro: Tear”: il punto in cui i tre narratori diventano una sola voce

Se dovessi scegliere un brano fondamentale per capire la narrativa della rapline, sceglierei proprio “Outro: Tear”.

Perché succede qualcosa di diverso.

Nei brani precedenti abbiamo:

RM racconta RM.
SUGA racconta SUGA.
j-hope racconta j-hope.

In “Tear”, invece, i tre parlano della stessa ferita.

Il brano fu scritto in un periodo in cui il futuro del gruppo era stato messo in discussione; i membri hanno poi spiegato il significato personale del pezzo.

E la cosa straordinaria è che ognuno interpreta la separazione diversamente.

RM → tear = lacrime

SUGA → tear = strappare

j-hope → fear = paura

Questa interpretazione è stata spiegata da RM parlando della costruzione del brano.

Quindi abbiamo:

RM → dolore

SUGA → distruzione

j-hope → paura

Tre reazioni allo stesso evento.

Ed è proprio questo che rende la rapline narrativamente efficace.

Non sono tre personaggi che raccontano tre storie indipendenti.

Sono tre punti di vista sulla stessa storia.


8. Dopo “Tear”: la domanda diventa “cosa facciamo con la rabbia?”

E qui arriviamo a “UGH!”.

Se “Tear” è rivolta verso l’interno, “UGH!” torna verso l’esterno.

Ma la rabbia non è più semplicemente:

“Voi ci avete sottovalutato.”

È diventata una riflessione sulla rabbia contemporanea, sulla violenza delle parole, sulla cultura dell’aggressività e sul modo in cui la rabbia può diventare uno spettacolo.

RM ha raccontato che “UGH!” doveva mantenere il ruolo che un brano come un Cypher avrebbe avuto durante un concerto, ma che il testo doveva anche rappresentare la rabbia; ha descritto il proprio rap come una sorta di interpretazione di quella rabbia.

Ed è una trasformazione importante:

Cypher

«Sono arrabbiato perché mi state sottovalutando.»

UGH!

«Perché il mondo è così arrabbiato?»

La rabbia passa quindi:

dall’io → alla società.


9. Dalla competizione alla vulnerabilità

Questo secondo me è il cambiamento più importante della rapline.

Prima:

Guardatemi.

Poi:

Capitemi.

Infine:

Sto cercando di capire me stesso.

È per questo che la rapline diventa progressivamente meno interessata a dimostrare di essere “forte”.

La vulnerabilità diventa una forma di forza.

In questo senso, “The Last”, “Reflection”, “First Love”, “Tear”, “Shadow”, “Persona” e “Ego” possono essere letti come capitoli di una stessa grande narrazione.


10. La cosa più bella: i tre non “risolvono” lo stesso problema nello stesso modo

Questa è forse la caratteristica narrativa che preferisco.

RM tende a comprendere.

SUGA tende a confrontarsi.

j-hope tende a trasformare.

Per esempio:

RM

Prende il conflitto e lo trasforma in una domanda filosofica.

«Che cosa significa essere me?»

SUGA

Prende il conflitto e lo guarda direttamente.

«Perché sto soffrendo nonostante abbia ottenuto ciò che volevo?»

j-hope

Prende il conflitto e cerca di trasformarlo in movimento.

«Come posso continuare?»

Questa differenza permette alla rapline di evitare che le loro canzoni sembrino tre versioni della stessa persona.


11. E poi arriva la separazione: la rapline diventa individuale

La fase solista rende questa narrativa ancora più evidente.

Nei BTS, i tre sono parte di un’identità collettiva.

Nei loro lavori individuali devono invece rispondere alla domanda:

«Chi sono senza BTS?»

Ed è qui che i loro percorsi divergono.

RM — Mono. / Indigo / Right Place, Wrong Person

La ricerca diventa più contemplativa e artistica.

Non è più soltanto:

“Chi sono io?”

ma:

“Come posso esistere in mezzo al mondo, all’arte e alle altre persone?”

SUGA / Agust D — D-2 / D-DAY

Il conflitto con il passato continua.

Ma progressivamente emerge una forma di accettazione.

Non necessariamente:

“Ho risolto tutto.”

Piuttosto:

“Questo sono io, e questa è la storia che mi ha portato qui.”

Leggi anche Una marcia attraverso la cultura coreana: Daechwita di Agust D (parte 1)

j-hope — Jack in the Box

Qui avviene forse la rottura più evidente dell’immagine precedente di j-hope.

L’artista conosciuto come simbolo della positività mostra il lato più inquieto e oscuro della propria identità artistica.

Ed è narrativamente perfetto.

Perché se il personaggio è “Hope”, la domanda interessante diventa:

che cosa succede quando Hope entra nell’oscurità?

La stessa tensione tra pressione, identità e desiderio di continuare emerge anche nelle riflessioni pubbliche di RM e j-hope sul periodo precedente alla pausa del gruppo.

Leggi anche (Versione COMPLETA)Jack In The Box (JITB) di J-Hope – la nostra analisi FULL ALBUM


12. La rapline come “trilogia psicologica”

Se volessimo trasformare tutta la loro narrativa in una struttura quasi letteraria, potremmo costruirla così:

ATTO I — LA RIBELLIONE

Cypher / We On / Paldogangsan

↓

“Non ci riconoscete.”

↓

ATTO II — L’AFFERMAZIONE

First Love / MAMA / The Last

↓

“Questo è ciò che siamo e questo è ciò che abbiamo vissuto.”

↓

ATTO III — IL SUCCESSO

Mic Drop / DNA / Fake Love

↓

“Abbiamo ottenuto quello che volevamo.”

↓

ATTO IV — LA CRISI

Tear / Shadow / Persona

↓

“Ma chi siamo adesso?”

↓

ATTO V — L’ACCETTAZIONE

Lavori solisti

↓

“Non posso separare ciò che sono da ciò che ho vissuto.”


13. E la cosa fondamentale: la rapline racconta anche la storia dei BTS

Questo è il punto che rende la loro narrativa particolarmente interessante.

RM, SUGA e j-hope non raccontano solamente se stessi.

Raccontano indirettamente la storia dei BTS.

Quando cambiano loro, cambia il gruppo.

All’inizio sono rapper che vogliono essere riconosciuti.

Poi diventano artisti che devono gestire il successo.

Poi diventano persone che devono capire se stessi oltre il successo.

Per questo Map of the Soul: 7 è un punto particolarmente importante: i tre brani “Persona” → “Shadow” → “Ego” possono essere letti come una sorta di riepilogo psicologico di sette anni di carriera. I BTS stessi hanno collegato il progetto alla rilettura del proprio passato e all’uso di elementi musicali provenienti dai primi anni.


In definitiva

La narrativa della rapline dei BTS può essere sintetizzata in una progressione:

“Guardatemi.”

↓

“Ascoltatemi.”

↓

“Capitemi.”

↓

“Sto cercando di capire me stesso.”

↓

“Forse non devo più separare le mie contraddizioni da ciò che sono.”

Ed è proprio per questo che RM, SUGA e j-hope funzionano così bene insieme.

RM cerca il significato.

SUGA affronta la ferita.

j-hope cerca una via attraverso di essa.

Non sono tre narratori identici: sono tre risposte diverse alla stessa esperienza di crescita.

E se guardiamo la loro discografia come una storia unica, la domanda iniziale «chi siamo?» non riceve mai una risposta definitiva. La risposta cambia continuamente, perché la loro identità cambia insieme alla loro vita, alla loro musica e al rapporto con il successo.

Se vuoi approfondire questa lettura, il passo successivo più interessante sarebbe analizzare la rapline come una vera e propria trilogia narrativa, seguendo RM → SUGA → j-hope album per album, da Dark & Wild fino ai lavori solisti, e collegando testi, MV, simboli e riferimenti visivi.

Poesia, prosa o suono?

Ogni rapper della rapine ha i propri metodi per scrivere una canzone, ma nessuno dei tre si concentra solo su un specifico metodo, infatti, anche Yoongi non usa solo il raccontare la storia, ma anche spiegare i concetti con cose che vediamo, tramite dialoghi e comparazioni. L’approccio di Suga ai testi e alla musica è quello che potremmo definire “pura onestà”, ma con l’abilità di confortare i suoi ascoltatori con ogni singola parola.

Se usassimo dei paragoni per visualizzare meglio la cosa, Hobi sarebbe un ballerino, perchè lui lavora con il suono, le sillabe e i beat, Namjoon sarebbe un poeta e Yoongi uno scrittore di prosa.

Quello che possiamo dire con assoluta certezza è che abbracciano tutti e tre la creatività in un modo unico, come è unico anche il loro modo di pensare e di raccontare lo stesso viaggio.

In conclusione

Per concludere, possiamo vedere come tutti e tre scrivono in modo diverso enfatizzando le loro differenze, ma quando ascoltiamo il risultato finale poi ci dimentichiamo di tutto ciò per goderci della buona musica (e una buona storia). Il loro metodo narrativo è diverso per tutti e tre i rapper, ma notiamo come questi tre metodi funzionino tutti: il messaggio arriva dritto al punto tramite una storia facile da seguire, una storia cruda e sincera o una storia nascosta nel quadro generale. Questi metodi ci spingono (senza violenza) a vedere quello che loro vogliono che noi vediamo e sentiamo. Un esempio ne è Pandora’s Box di J-Hope (o anche P.O.P pt.1), First Love e Seesaw di Suga, Seoul e Forever Rain di RM (ma anche Wild Flower).

Indigo by RM – le risposte ai vostri “perchè”

La struttura nascosta dell’album

Se osserviamo le dieci tracce nel loro insieme, possiamo vedere quasi una storia:

1. Yun
Chi sono?

↓

2. Still Life
Non voglio essere congelato in una definizione.

↓

3. All Day
Voglio ritrovare la mia voce.

↓

4. Forg_tful
Ma la memoria è fragile.

↓

5. Closer
Voglio comunque essere vicino a qualcuno.

↓

6. Change pt.2
Ma tutto cambia.

↓

7. Lonely
E il cambiamento può lasciarmi solo.

↓

8. Hectic
Anche il mondo esterno non risolve la solitudine.

↓

9. Wild Flower
Allora scelgo di essere semplicemente me stesso.

↓

10. No.2
E adesso posso andare avanti.

Questa sequenza rende Indigo molto più di una raccolta di dieci brani.

È quasi un percorso psicologico.

Perché ci sono così tanti featuring?

Otto delle dieci tracce hanno collaborazioni; gli unici due brani senza featuring sono Change pt.2 e Lonely.

E secondo me questa scelta è estremamente significativa.

I collaboratori non sembrano essere stati scelti soltanto per creare canzoni più commerciali.

RM ha spiegato esplicitamente di aver scelto artisti che avessero avuto una reale influenza sulla sua vita e sulla sua storia, piuttosto che persone coinvolte semplicemente per aumentare l’hype. (Hypebae)

E infatti:

Erykah Badu rappresenta una tradizione musicale che RM ammira.

Anderson .Paak rappresenta energia e libertà.

Tablo rappresenta il rapper che RM ammirava da giovane.

Kim Sawol rappresenta delicatezza e introspezione.

Mahalia e Paul Blanco portano l’intimità dell’R&B.

Colde rappresenta la dimensione urbana.

Youjeen porta l’esplosione emotiva di Wild Flower.

Park Jiyoon accompagna RM nella conclusione.

Sono quasi testimoni della sua vita artistica.

E allora perché proprio “Indigo”?

L’indaco è un colore che sta tra il blu e il viola.

È già, simbolicamente, un colore di confine.

E Indigo è esattamente un album sul vivere tra due identità:

tra RM e Namjoon;

tra passato e futuro;

tra celebrità e persona;

tra artista e essere umano;

tra solitudine e desiderio di connessione;

tra fuoco d’artificio e fiore selvatico.

RM ha inoltre collegato direttamente l’album alla pittura di Yun Hyong-keun e alla propria “blue period”: si considerava ancora un artista alla ricerca del proprio suono e della propria identità. (Hypebeast)

Quindi Indigo non è il colore di una persona che ha trovato tutte le risposte.

È il colore di una persona che sta ancora cercando.

Indigo e mono.: la vera evoluzione

Secondo me è impossibile comprendere completamente Indigo senza pensare a mono.

Se mono. sembra dire: “Il mondo è troppo rumoroso. Ho bisogno di stare da solo.”

Indigo sembra rispondere: “Sono stato da solo abbastanza. Adesso voglio capire chi sono.”

mono. è più introspettivo.

Indigo è più aperto.

mono. guarda dentro.

Indigo guarda dentro e poi torna a guardare fuori.

E soprattutto Indigo non cerca di eliminare le contraddizioni.

Le accetta.

RM può amare Seoul e odiarla.

Può amare la fama e sentirsi soffocare.

Può essere orgoglioso di BTS e desiderare di essere conosciuto come Namjoon.

Può voler cambiare e contemporaneamente avere nostalgia di ciò che era.

Può voler essere ricordato e parlare della propria dimenticanza.

Queste contraddizioni non sono errori dell’album.

Sono il suo contenuto.

La frase che riassume tutto

Se dovessi ridurre Indigo a un’unica idea, sarebbe questa:

“Non voglio più essere ricordato soltanto per ciò che ho fatto. Voglio essere libero di diventare ciò che sarò.”

E per questo No.2 è una conclusione così importante.

RM non distrugge il proprio passato.

Non lo rinnega.

Lo trasforma in un’opera.

Poi lo lascia sul muro.

Come un quadro.

Può guardarlo quando vuole.

Ma non deve più vivere dentro quella cornice.

Ed è forse questo il significato più profondo del titolo Indigo: un autoritratto di una persona ancora in trasformazione.

Non un punto d’arrivo.

Una fotografia scattata mentre Kim Namjoon sta ancora diventando se stesso, a human.

(FULL ALBUM) Indigo by RM – la nostra analisi (PARTE 3)

6.CHANGE PT.2 – Niente rimane uguale

E qui arriviamo al cuore più inquieto dell’album.

Change pt.2 è una delle canzoni più importanti di Indigo proprio perché musicalmente sembra quasi “rompersi”.

La produzione cambia, si distorce, diventa elettronica e nervosa, poi lascia spazio a una componente più pulita e pianistica. La struttura stessa sembra rappresentare il cambiamento che descrive. (NME)

Il concetto è semplice:

tutto cambia.

Ma la semplicità della frase nasconde qualcosa di doloroso.

Perché se tutto cambia, significa che:

le persone che amiamo cambiano;

noi cambiamo;

le relazioni cambiano;

i sogni cambiano;

la nostra idea di futuro cambia.

E soprattutto:

non possiamo tornare alla persona che eravamo.

Questo è il vero dolore di Change pt.2.

Non necessariamente perdere qualcuno.

Ma capire che anche se quella persona tornasse, nessuno dei due sarebbe più quello di prima.

Ed è qui che il titolo assume un significato più ampio.

Change pt.2 non è soltanto il seguito della precedente Change.

È quasi la seconda parte di una filosofia.

La prima fase diceva:

il cambiamento può essere positivo.

La seconda risponde:

sì, ma può anche fare male.

Il cambiamento è inevitabile, ma accettarlo non significa che smetterà di ferire.

7.LONELY – La stanza d’albergo come metafora

Dopo il caos di Change pt.2 arriva Lonely.

E non è casuale.

È come se, dopo aver accettato che tutto cambia, RM si ritrovasse da solo con le conseguenze.

La stanza d’albergo è una delle immagini più potenti della canzone.

Una stanza d’albergo è un luogo in cui puoi dormire, ma non appartieni veramente a quel luogo.

È temporanea.

Anonima.

Uguale a mille altre.

E questo la rende una metafora perfetta per la vita in tour e per una certa forma di celebrità.

Puoi essere in una città enorme, circondato da migliaia di persone, e sentirti comunque fuori posto.

La solitudine di Lonely non è semplicemente “non ho nessuno”.

È:

“non mi sento a casa.”

E questo si collega direttamente a mono. e alla sensibilità di RM verso Seoul, gli spostamenti, la città e la distanza.

Ma qui la solitudine è ancora più personale.

Non c’è più una grande riflessione filosofica.

C’è soltanto una persona che ammette:

sono solo.

8. HECTIC – Amare e odiare la propria città

Con Hectic RM torna all’esterno.

Dopo essere stato chiuso nella stanza d’albergo, esce nella città.

Ma la città non lo salva.

Se Lonely rappresenta la solitudine dentro uno spazio chiuso, Hectic rappresenta la solitudine dentro uno spazio affollato.

E qui ritorna Seoul.

La città è viva, rumorosa, luminosa, piena di persone.

Ma RM è ancora stanco.

Questa contraddizione è importante: puoi amare un luogo e contemporaneamente sentirti soffocare al suo interno.

La città diventa quindi quasi una persona con cui RM ha una relazione complicata.

La ama.

La odia.

Gli appartiene.

A volte gli sembra estranea.

È una continuazione naturale del rapporto con Seoul già presente in mono..

E musicalmente la scelta del city-pop è perfetta: il brano è piacevole, luminoso, quasi nostalgico.

Ma sotto la superficie c’è una persona stanca.

È come guidare di notte attraverso una città bellissima mentre dentro di te non sai ancora dove stai andando.

9.WILD FLOWER – Il centro spirituale dell’album

E arriviamo alla canzone più importante.

Wild Flower non è semplicemente la title track.

È la risposta a tutte le domande precedenti.

Per comprendere il brano bisogna partire dall’opposizione:

fuochi d’artificio vs. fiore selvatico.

Il fuoco d’artificio:

  • è enorme;
  • è luminoso;
  • viene osservato da tutti;
  • dura pochissimo;
  • deve essere spettacolare.

Il fiore selvatico:

  • cresce senza essere programmato;
  • non ha bisogno di un pubblico;
  • rimane radicato;
  • può essere piccolo;
  • può durare molto più a lungo.

RM ha spiegato di aver desiderato per molto tempo questa immagine e di averla collegata anche alle parole della madre sui fiori selvatici che sbocciano tranquillamente. In origine aveva pensato al titolo “Flowerworks”, giocando sul rapporto con “fireworks”. (BTS Interview Archive)

Questa è forse la metafora perfetta della sua carriera.

Per anni RM è stato un fuoco d’artificio.

BTS è un fenomeno enorme.

Lui è una figura pubblica.

Milioni di persone guardano ogni sua azione.

Ma il successo ha anche una data di scadenza.

Il fuoco d’artificio deve esplodere.

Il fiore deve semplicemente esistere.

E quindi la vera ambizione di RM non è più:

“voglio essere il più grande.”

Diventa:

“voglio rimanere me stesso.”

Ed è una differenza enorme.

Il dettaglio più bello di Wild Flower

RM ha spiegato che, dopo aver incontrato l’arte di Yun Hyong-keun, ha iniziato a ripensare alle proprie origini.

E ha ricordato che all’inizio voleva scrivere poesie.

Questo crea un cerchio perfetto:

poesia → rap → BTS → fama → crisi → arte → poesia.

L’album è quindi un viaggio che torna al punto di partenza.

Ma RM non è più la stessa persona.

Non torna indietro.

Torna alle proprie radici.

Questa è la differenza.

10. NO.2 – Imparare a non voltarsi indietro

E infine No.2.

È una scelta di chiusura perfetta.

Dopo aver passato nove tracce a guardare il proprio passato, RM deve finalmente decidere cosa farne.

La risposta è:

lasciarlo andare.

Il titolo richiama anche Number 1, il primo dipinto realizzato da Jackson Pollock con la tecnica del dripping, ma può essere letto simbolicamente anche come un riferimento al “secondo capitolo” della sua carriera. (Wikipedia)

E qui torna il concetto di memoria.

Indigo è nato per conservare il passato.

Ma l’album finisce dicendo:

non devi vivere dentro ciò che hai conservato.

Puoi guardarlo.

Puoi ricordarlo.

Puoi ringraziarlo.

E poi puoi andare avanti.

(FULL ALBUM) Indigo by RM – la nostra analisi (PARTE 2)

2. STILL LIFE – “Non potete chiudermi dentro una cornice”

Se Yun introduce l’idea dell’artista, Still Life introduce quella della cornice.

Il titolo è un gioco concettuale perfetto. Una still life è una natura morta: qualcosa che viene immobilizzato, osservato, conservato. Ma RM rifiuta di essere trasformato in un oggetto immobile.

La sua vita è stata continuamente osservata:

BTS.

RM.

Kim Namjoon.

Il leader.

Il rapper.

L’idolo.

Tutte queste definizioni rischiano di diventare delle cornici. Ma una fotografia può essere conservata.

Una persona no.

Ed è qui che entra il concetto di movimento. RM è ancora vivo, quindi può cambiare. Il suo passato non può essere trasformato in una definizione permanente.

È una risposta molto interessante alla fama: la fama tende a trasformare una persona in un’immagine; RM vuole continuare a essere una persona.

La presenza di Anderson .Paak rende il brano particolarmente brillante perché musicalmente sembra quasi una liberazione dalla pesantezza concettuale di Yun. (Long River Review)

3. ALL DAY – Quando l’algoritmo decide chi sei

Con All Day l’album diventa improvvisamente più aggressivo e giocoso.

Ma sotto l’energia hip-hop c’è una riflessione molto contemporanea: quanto della nostra identità scegliamo davvero noi? RM e Tablo parlano di algoritmi, mode e uniformità.

Il problema non è soltanto che gli altri giudichino ciò che siamo. È che potremmo iniziare a costruire noi stessi sulla base di ciò che gli altri vogliono vedere.

E questo è particolarmente significativo per RM.

La sua carriera è iniziata in un ambiente in cui esistono aspettative precise su come dovrebbe essere un idol, un rapper, una celebrità.

Ma lui vuole recuperare qualcosa di più primitivo: la libertà di dire “Questo mi piace. Questo sono io.”

La domanda più importante della canzone è quindi:dove finisce la nostra autenticità e dove comincia ciò che abbiamo imparato a performare?

E infatti emerge un’altra idea fondamentale dell’album: il ritorno alla poesia.

RM ha raccontato di essere partito dalla poesia e di aver concepito il rap inizialmente come una forma di “rhythm and poetry”. (Hypebeast)

Quindi il percorso dell’album non è:

rapper → popstar → artista.

È quasi il contrario:

artista → celebrità → ritorno all’artista.

4.FORG_TFUL – La memoria come qualcosa di fragile

Qui Indigo cambia completamente atmosfera.

Forg_tful è acustica, delicata, quasi infantile nella sua semplicità.

E questa semplicità è essenziale.

RM ha spiegato che il brano nacque proprio dalla consapevolezza di essere una persona smemorata e dalla riflessione sulla fragilità dei ricordi. Raccontò di aver pensato a come le persone scrivano nomi e frasi sui luoghi per paura che i sentimenti vengano dimenticati. (Hypebeast)

Ed ecco il paradosso:

Indigo nasce per conservare la memoria, ma una delle prime canzoni parla proprio del fatto che la memoria non può essere conservata perfettamente.

Questo rende l’intero progetto ancora più malinconico.

Perché anche un album è una forma di memoria.

RM sta dicendo:

“Non ricorderò tutto. Quindi devo lasciare qualcosa.”

La canzone non tratta la dimenticanza come un fallimento.

La tratta come parte della condizione umana.

Dimentichiamo persone, luoghi, odori, sensazioni.

Eppure continuiamo a vivere.

5.CLOSER – Il desiderio di raggiungere qualcuno

Dopo la riflessione sulla memoria arriva Closer.

Qui il tema passa dalla memoria all’intimità.

La canzone parla del desiderio di avvicinarsi a qualcuno, ma anche della distanza che impedisce di farlo davvero.

Ed è importante che arrivi dopo Forg_tful.

Perché l’album sembra chiedersi:

se tutto cambia e tutto viene dimenticato, cosa rimane tra due persone?

La risposta non è necessariamente “l’amore”.

È il desiderio.

Il desiderio di essere vicini.

Il desiderio di essere ricordati.

Il desiderio di lasciare un segno.

Musicalmente, Closer è R&B e molto più sensuale delle tracce precedenti. Questo ci mostra un’altra faccia di RM: non il leader, non il rapper, non il filosofo, ma semplicemente una persona innamorata.

Ed è una delle cose più importanti di Indigo.

RM cerca continuamente di ridurre la distanza tra persona pubblica e persona privata.

(FULL ALBUM) Indigo by RM – la nostra analisi (PARTE 1)

Un album sul passaggio dall’essere “RM” all’essere Kim Namjoon

Il tema centrale di Indigo è, secondo me, l’identità.

RM si trova in una posizione paradossale: è una delle persone più riconoscibili al mondo, ma proprio questa fama rischia di rendere invisibile l’individuo che esiste dietro il nome d’arte. L’album nasce quindi dalla domanda: chi sono quando non devo essere RM?

Questa tensione emerge già nella traccia d’apertura, che analizzeremo tr poco insieme. Il brano prende ispirazione dal pittore sudcoreano Yun Hyong-keun, la cui arte e filosofia hanno avuto un ruolo fondamentale nella concezione dell’album. RM non vuole semplicemente essere un artista di successo: vuole prima di tutto rimanere un essere umano capace di creare.

È significativo che il disco cominci proprio da qui: prima l’uomo, poi l’artista, poi la celebrità. Ma partiamo prima dal titolo.

Indigo

Il colore indaco è fondamentale per comprendere l’estetica dell’album.

RM ha indicato l’indaco come uno dei suoi colori preferiti e lo ha associato anche alla produzione artistica di Yun Hyong-keun. Il progetto visivo cerca inoltre di rappresentare la giovinezza non come qualcosa di perfettamente definito, ma come qualcosa di sbiadito, macchiato, stratificato, simile a un ricordo che rimane dopo che il tempo è passato.

Questa idea è perfetta per l’album: Indigo non racconta i vent’anni di RM come una storia lineare di successo.

Racconta piuttosto ciò che resta dopo averli attraversati.

Non racconta semplicemente ciò che è successo a RM. Cerca piuttosto di conservare chi era Kim Namjoon mentre quelle cose accadevano.

RM ha spiegato che l’album è il suo “archivio” della seconda metà dei vent’anni: un documento di ciò che sentiva e pensava prima di entrare nei trent’anni. (Vogue)

Ed è proprio il concetto di documentazione a essere fondamentale.

Il problema è che la memoria cambia.

Le persone cambiano.

I sentimenti cambiano.

Le città cambiano.

Anche noi cambiamo.

Quindi come si può conservare qualcosa che, per sua natura, è destinato a trasformarsi?

La risposta di RM è: attraverso l’arte.

Da qui nasce il rapporto strettissimo tra Indigo e la pittura.

Traccia 1 – Yun (feat Eryka Badu)

L’album si apre con Yun, dedicata al pittore sudcoreano Yun Hyong-keun.

Non è semplicemente una canzone che parla di un artista che RM ammira. Yun diventa quasi una figura-guida per l’intero album, essendoo il suo pittore preferito. Rm possiede anche dei suoi quadri, uno in salotto e uno nel proprio studio.

RM ha raccontato di essere rimasto profondamente colpito dalla vita di Yun: aveva attraversato colonialismo, guerra, dittatura, prigionia e diverse esperienze vicine alla morte. Nonostante tutto, RM vedeva in lui una persona rimasta sincera e autentica. (Hypebeast)

Questo è fondamentale.

Perché RM non cerca semplicemente un artista famoso da imitare.

Cerca qualcuno che gli insegni come rimanere se stessi quando il mondo cerca di trasformarti in qualcos’altro.

Una delle idee centrali di Yun è infatti la distinzione tra:

essere un artista e essere una persona che produce arte per continuare a essere se stessa.

RM arriva a una conclusione molto importante: prima di essere un artista deve essere un essere umano. Per questo il suo recente tatuaggio “a human” è così significativo.

È quasi un manifesto:

prima l’uomo, poi l’arte.

E questa idea accompagnerà tutto il disco.

J-Hope in Luv [Boy in Luv]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! 

Oggi posto un articolo un po’ più breve del solito, ma penso possa risultare interessante in vista di quello della settimana prossima. Stavolta però, non è tutta farina del mio sacco, e dobbiamo ringraziare @personafy_ su Twitter. Mi ha dato il permesso di tradurre un suo commento, ovviamente spiegherò un po’ di più di quello che lei ha scritto, dato che 280 caratteri sono pochi. Detto questo, vi lascio all’articolo! Buona lettura 💜

Nota dal futuro: Nel 2023, la ragazza che mi ha permesso di tradurre il suo tweet ha eliminato e cambiato account a causa di alcun* solo-stan che l’avevano presa di mira, quindi il link al suo account non è più funzionante. Purtroppo dati gli eventi, eviterò di condividere il nuovo link al suo nuovo profilo per evitare che venga presa di nuovo di mira.

Oggi parliamo di Boy in Luv, in particolare della parte dove J-Hope dice “가나다라마바사하 hakuna matata”. La parte in coreano corrisponde alle consonanti dell’alfabeto unite alla lettera A: questo è un esercizio che viene fatto fare ai bambini quando devono imparare a unire e formare i blocchi sillabici in coreano. Corrisponde quasi al nostro alfabeto, infatti nelle traduzioni viene spesso tradotto con “ABCDEFGH”. Questo verso, se preso nell’insieme della canzone, vuole rappresentare come i teenagers si comportino come bambini cresciuti. Ecco perché rappa le consonanti con la ㅏ (A), per puntare il dito contro l’immaturità e della dissonanza tra i giovani.

Boy in Luv è una canzone provocante, dove, non solo il ragazzo confessa i propri sentimenti alla sua crush, ma riflette anche il modo di pensare dei ragazzi di quell’età (al di sotto dei 20 anni). Il verso precedente di Hobi recita così: “If it’s with you, I think I can go to a good college” che sarebbe “se è per te, penso di poter entrare in un buon college”. Il ragazzo quindi, che si sta confessando, vuole stare con la ragazza di cui è innamorato per sempre, entrare perfino nella stessa università per stare con lei. La ragazza lo rifiuta (deduce @personafy_ su Twitter) e gli dice che è troppo giovane per essere innamorato di lei. Quindi, è come un tira e molla, una scenetta: se la ragazza vuole trattarlo come un bambino e fare la persona infantile, allora lui (il ragazzo innamorato) si comporterà da bambino per ottenere le sue attenzioni e giocare allo stesso gioco.

Secondo uno dei commenti al tweet originale di @personafy_ la frase che viene subito dopo a “가나다라마바사하” è una frase swahili, “hakuna matata” che, come ci insegna il Re Leone, significa “no problem” oppure qualcosa del tipo “fregarsene” (o, come ben sappiamo: senza pensieri), quindi secondo la sua interpretazione Hobi era stanco di cercare le attenzioni della ragazza che continuava a prenderlo in giro in modo infantile, quindi ha lasciato perdere. Una delle frasi che hanno usato nella loro discussione è “if you don’t wanna be mine, I’ll let you go” che si tradurrebbe letteralmente con “se non vuoi essere mia, ti lascio andare”, ma hanno sottolineato il tono rude della frase.

Ringrazio molto la ragazza che mi ha lasciato scrivere un’articolo sulle sue interpretazioni e ringrazio voi che siete arrivati fino alla fine dell’articolo. Vi ricordo come sempre di seguirmi su Instagram (@btstag_) per eventuali aggiornamenti e vi auguro una buona serata. 💜

I rapper della Vocal Line – Jin e Jungkook [PARTE 2]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Oggi abbiamo un’articolo un po’ più leggero e meno serio, infatti trattiamo di come i rapper della vocal line abbiano eseguito ddaeng (땡). Ma passiamo subito al dunque: cos’è una vocal line?

La vocal line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i cantanti. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la rap line, ecc. La vocal line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da Jimin, V (Taehyung), Jungkook e Jin. Vi lascio all’articolo, buona lettura!

Tutti conosciamo la mitica ddaeng (땡), e nel caso non la conosceste vi lascio qui il video su Soundcloud:

Di solito quando analizzo dei rapper tendo a puntare molto sui testi e sulle capacità di scrittura. Il testo purtroppo, non è scritto da loro ma dalla rapline (RM, Suga, J-Hope) quindi non parlerò di queste cose (tipo incastri, rime e giochi di parole).

𝗦𝗲𝗼𝗸𝗷𝗶𝗻

Lo stesso che ho detto per Jimin nello scorso articolo vale per Jin, anche il suo stare fuori tempo (nelle altre esibizioni) è dato dalla scarsa praticità col genere e con la velocità delle sillabe. Jin ha anche il problema di non avere un flow proprio, ogni volta che rappa lo fa nello stesso modo. Stranamente, non è una cosa che risulta fastidiosa (almeno per me) nonostante di solito io tenda a insistere tanto sulle variazioni del flow. Jin ha delle caratteristiche vocali magnifiche quando canta, e mi piacerebbe le usasse anche quando rappa, renderebbe il suo rap qualcosa di speciale. Il problema con Jin e Jimin è l’assenza di “pratica” (non dico che non si sono esercitati, dico che non rappano costantemente come la rap line) che si sente un po’ ma non è fastidiosa. Jin quando rappa prova ad imitare quello che fanno i rapper nella canzone (quindi usare il loro stesso flow) ed è questa la cosa che lo frega, perché come dico sempre, ogni rapper ha una capacità vocale diversa, sa sfruttare diversamente la voce, il flow è personale, e copiando quello degli altri si crea una specie di “brutta copia”. Però in ddaeng, nonostante faccia la stessa cosa, non suona male, anzi!

𝗝𝘂𝗻𝗴𝗸𝗼𝗼𝗸

Jungkook come rapper ha tutto quello che a un rapper serve per essere un Rapper con la R maiuscola.‪ Non vorrei stare qui ad elogiarlo e basta perché con gli altri sono stata abbastanza cattiva, ma oggettivamente non trovo un punto che non sia positivo nel suo modo di rappare. Non ha i problemi degli altri col flow, non è timido e non si esalta troppo. Non so se effettivamente gli piaccia rappare o lo faccia solo perché noi fan glielo chiediamo da anni e anni e anni, ma, se anche non gli piacesse non ce lo fa proprio capire. Oltre a divertirsi sta attento a non uscire fuori tempo e sopratutto: ci mette del suo. Nel video possiamo sentire che ricalca leggermente il flow che usa RM, ma gli serve solo come spunto, come base da cui partire per poi sviluppare il suo stile. È originale, suona “fresco” e leggero, ma mantiene un non so che che mi fa pensare “powerful”. Non saprei come spiegarvelo, perché è proprio l’attitude che ha mentre rappa a renderlo così powerful ma allo stesso tempo leggero. Lo aiutano tanto anche le caratteristiche vocali che ha, conosce bene la sua voce, la sa sfruttare e sa come deve usarla per rendere un determinato tipo di effetto. Jungkook quando canta sa trasmettere emozioni, e quando rappa non è da meno (!) appunto perché non “copia”, non imita. Ad essere sincera, mi rode un po’ non aver trovato nessun punto debole nel rap di Jungkook (non per chissà quale motivo astruso) perché non rappava da secoli. Pensandoci meglio però, mi rendo conto che aveva già delle basi (perché all’inizio rappava e ce lo ricordiamo tutti) che una volta acquisite è difficile perdere; certo, possono arrugginirsi, ma nel caso di Jungkook non è successo. Quando aveva appena debuttato era già un rapper migliore di molti rapper attuali nell’industria che vengono obbligati a rappare.

𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 Mi piacerebbe che venisse data ai ragazzi l’opportunità di scrivere un pezzo rap in modo da riuscire a “capirli” e ad analizzarli meglio come rapper però capisco non sia possibile!

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. 💜

I rapper della Vocal Line – Jimin e Taehyung [PARTE 1]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Oggi abbiamo un’articolo un po’ più leggero e meno serio, infatti trattiamo di come i rapper della coal line abbiano eseguito ddaeng (땡). Ma passiamo subito al dunque: cos’è una vocal line?

La vocal line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i cantanti. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la rap line, ecc.La vocal line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da Jimin, V (Taehyung), Jungkook e Jin. Vi lascio all’articolo, buona lettura!

Tutti conosciamo la mitica ddaeng (땡), e nel caso non la conosceste vi lascio qui il video su Soundcloud:

Di solito quando analizzo dei rapper tendo a puntare molto sui testi e sulle capacità di scrittura. Il testo purtroppo, non è scritto da loro ma dalla rapline (RM, Suga, J-Hope) quindi non parlerò di queste cose (tipo incastri, rime e giochi di parole).

𝗝𝗶𝗺𝗶𝗻

Mi dispiace parlarne poco ma ha rappato veramente poco. Jimin non ha di certo una conoscenza del rap approfondita come la rap line, non ha basi sostanzialmente, non ha rappato prima d’ora (se non rare volte) quindi sono rimasta piacevolmente sorpresa. Di solito Jimin quando rappa è molto timido (tranne in Tony Montana, ma quella è l’influenza di Yoongi e il fatto che Jimin sul palco si trasforma) e tende a parlare piano. La timidezza di solito è uno dei fattori che causa l’andare fuori tempo, ma qui non succede: Jimin sta a tempo e lo fa pure abbastanza bene per non essere un rapper, sono molto contenta del risultato (nonostante cinque secondi siano pochissimi)

𝗧𝗮𝗲𝗵𝘆𝘂𝗻𝗴

A Taehyung piace rappare. Si vede, si sente, si percepisce. Ha pure fatto Cypher 3 da solo e penso che sia il biggest fan (dopo di me😂) della rapline. Prima di dirvi di Tae in ddaeng però, devo dirvi di Tae in cypher.

(Cypher inizia a 3.40)

[Tenete presente che il testo di Cypher è complicatino]

Taehyung in Cypher 3 non ha il problema che ha Jimin col flow, ma ha il problema del tempo. Vi spiego: quando guardo l’esibizione di Tae e proviamo a rappare con lui ci ritroviamo sempre in punti diversi. Anche ad orecchio, potete sentire che a volte va più veloce e si fa trascinare dalla base o va più lento. Il suo problema è che si gasa un botto, ma proprio un botto, e quando qualcuno si gasa (o si sente timido) di conseguenza perde la concentrazione e (se non è un rapper professionista) cade fuori tempo. Il problema di Cypher-Tae è proprio il gasarsi troppo, ma alla fine ci sta perché era un’esibizione just for fun. In Cypher possiamo sentire le variazioni di flow (presuppongo siano inconsce) che non sono copie del flow usato dai rapper della canzone originale. Questa esibizione è vecchia e ne sto parlando pure troppo, ma mi serve per farvi capire quanto sia migliorato.

In ddaeng Taehyung non ha più il problema di controllare il suo entusiasmo, o meglio, è riuscito a sfruttarlo per creare qualcosa di suo.‪ La sua parte ha le stesse parole della canzone originale ma suona diversa, perché, appunto, ci ha messo quello che una volta era la sua debolezza. È riuscito a controllarla e farla sua e grazie a questo è riuscito a creare un suo stile, qualcosa che appena senti dici “questo è Tae” e io adoro quando un rapper riesce a fare questa cosa, può piacere o può non piacere, ma non si può negare che sia oggettivamente migliorato e cresciuto. Come ho già detto alcune volte, il flow di un rapper dovrebbe essere estremamente personale, riflettere la creatività del rapper stesso e per questo prima quando parlavo di cypher ho sottolineato le variazioni di flow, e per questo dico che Taehyung è tutto sommato un buon rapper, perché riesce ad esprimersi con la sua creatività.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_) e pure su Twitter (sempre btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

[Rap 101] L’Hip Hop in Corea: da Hyun Jin Young fino ai BTS

Stasera, finalmente, siamo arrivati a parlare del rap e dell’hip hop coreano. Prima di iniziare vi ricordo che questo è un riassunto molto breve, ovviamente non sono stati nominati tutti quanti, e allo stesso tempo ho cercato di essere il più chiara ed esaustiva possibile. Detto questo, vi lascio all’articolo, buona lettura! 💜


Il rap in Corea, come quello italiano, è una trasposizione del rap americano, solo che non si distingue da esso solamente per sonorità e lingua, ma anche per la variazione che la cultura ha preso. In Corea, il rap prende parte a una grossa fetta della cultura, e infatti viene identificato come Hip Hop, nonostante ci sia una differenza. Il rap/HH coreano usa, come caratteristica principale, un “code switching“, cioè uno scambio costante tra inglese e coreano, grazie anche ad artisti americani-coreani. In Corea inoltre, si cerca inoltre di adottare elementi tradizionali della cultura, per distanziarsi e per non “copiare” semplicemente gli americani.

Leggi anche: L’Hip Hop in America: il movimento che ha dato vita a una rivoluzione

Purtroppo all’inizio ci sono stati molti episodi di “cultural appropriation” (tra virgolette solo perché è un’argomento molto controverso e non voglio aprire un discorso su questa cosa, in quanto non sarei in grado di parlarne propriamente), e ancora oggi è aperto il dibattito su questo argomento, molti sostengono che l’HH coreano sia solo una mera copia di quello americano, mentre altri sostengono il contrario, evidenziando le differenze e gli adattamenti di stile.

Un altro elemento del rap coreano è che, a differenza del rap italiano, in Corea sentiamo parlare di molte più rapper donne, non solo grazie al kpop che usa almeno un rapper o una rapper nei gruppi, ma anche grazie alla differenza dei temi trattati. Mentre in America e in Italia ci si trova ad avere a che fare con temi tipo donne, soldi e droga (ma non solo), in Corea ”non ci sono” droghe, quindi parlano di temi più “tranquilli” ad esempio raccontando storie. Il punto centrale però, non si è perso, perchè anche in Corea, l’Hip Hop è considerato uno strumento di protesta. Rapper come Drunken Tiger (gruppo), G-Dragon, Epik High (gruppo), RM, Agust D e J-Hope, Zico (per nominare alcuni recenti) e mille altri, usano il rap non solo come strumento per raccontarsi ed esprimere emozioni, ma anche per raccontare storie, e protestare.

Leggi anche: Il rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

I rapper coreani si dividono in generazioni, a differenza di quelli italiani e americani che si dividono semplicemente in Old School e New School. I primi rapper ad aver registrato canzoni considerate Hip Hop sono persone come Hyun Jin-Young (che è considerato il primo ad aver portato l’hip hop in Corea) e il gruppo Seo Taiji and Boys (서태지와 아이들), che, con il loro debutto, rivoluzionarono la musica coreana, non solo hip hop ma anche pop. Infatti, come ho detto sopra, il gruppo formato da Seo Taiji, Yang Hyun-sik e Lee Juno, nonostante le forti pressioni che la società e cultura coreana mettevano addosso ai giovani e le forti censure a cui erano soliti fare, riuscirono comunque a incorporare nelle loro canzoni una forte critica sociale. La loro canzone di debutto Nan Arayo (난 알아요) fu un successo, anche se inizialmente venne rigettata dai giudici del programma in cui la presentarono.

Però, se ci atteniamo alla definizione “pura” di rap (un discorso ritmico adattato alla musica) la prima canzone è stata Kimsatgat (김삿갓) di Hong Seo-beom (홍서범) nel 1989, ma non è stata la prima ad acquisire livelli abbastanza significanti di popolarità, infatti, parlando di popolarità, la prima è The story I want to tell you [너에게 들려주고 싶은 이야기 (Second Episode, 1991)] di 015B. Purtroppo, in pochi le conoscono, perchè queste canzoni hanno lasciato molto poco nella storia.

La storia dell’Hip Hop coreano però non inizia con Nan Arayo, come non inizia con Kimsatgat o The Story I want to tell you, non inizia con il rap e i DJs, ma inizia con il ballo. Infatti nasce nella seconda metà degli anni 80, nei club del quartiere Itaewon (이태원), vicino a Yongsan. Hyun Jin Young (현진영) era conosciuto non come rapper, ma come uno dei migliori ballerini. Infatti, debuttò in un gruppo chiamato Hyun Jin Young and Wawa, che gettò le basi per la formula ereditata dal gruppo successivo (Seo Taiji and the Boys) e anche gruppi come Deux (듀스). Questo gruppo, è considerabile come il primo vero hip hop group nella storia della k-music.

Attualmente, a causa del modo in cui l’Hip Hop è arrivato in Corea, viene mischiato al K-Pop, infatti molti rapper iniziarono a collaborare con gli idol, creando così un confine ancora più sottile tra Hip Hop e K-Pop. Gli artisti mezzi coreani e mezzi americani hanno preso un ruolo molto importante nell’introduzione della musica, infatti le loro abilità nell’inglese e la loro attitudine erano considerati un marchio che rappresentasse la loro autenticità. Infatti Tiger JK e Yoon Mirae hanno avuto un ruolo molto importante in questo, assieme ad altri artisti. Tiger JK oltre a formare il gruppo Drunken Tiger, ebbe un ruolo di fondamentale importanza, creando una crew chiamata Movement Crew, che vide nascere gruppi come Epik High e Dynamic Duo, portando così un senso di unità alla comunità hip-hop e portando questa cultura alla “luce”.

Sempre più gente si stava interessando, grazie anche all’influenza del gangsta rap americano degli anni 90, che rese questi rapper più crudi e tendenti a creare musica con del significato e dei messaggi. Yoon Mirae (una rapper per metà afroamericana e per metà coreana), aiutò molto nell’integrazione della black culture, sia per le sue radici, sia per il suo desiderio di esibirsi come rapper. A 16 anni ha debuttato nel gruppo Uptown, che ha poi abbandonato per formare un duo chiamato Tashannie (Tasha+Annie) assieme ad Annie Lee. Abbandonò anche questo duo, per proseguire da solista fino ad oggi.

Qui sopra vi ho lasciato un video dove sono presenti sia Tiger JK che Yoon Mirae, giusto per non metterne due divisi. Nella canzone è presente anche Bizzy.

A questo punto, o avrete chiuso l’articolo o vi starete chiedendo se in questa storia si parla dei BTS. Ebbene sì, anche i BTS fanno parte della storia dell’Hip Hop coreano. Con il loro debutto nel 2013 ci fu una sorta di “svolta” se così si può dire: vent’anni dopo l’arrivo di questa cultura in Corea, arrivarono rapper come RM, Suga e J-Hope; rapper che stavano, si, debuttando in un kpop group, ma che, a differenza di molti, avevano passato anni della loro vita immersi nella cultura Hip Hop. Hanno contribuito molto lottando a favore dei rapper che debuttano nei gruppi kpop, distruggendo i pregiudizi che vedevano il rap all’interno del kpop come “non autentico”. I BTS scrivendosi da soli le canzoni, hanno provato che la loro musica è autentica, e che parlano proprio delle loro emozioni e di se stessi. Ma non è solo questo il loro contributo, hanno anche iniziato a usare molti giochi di parole e addirittura il dialetto, in canzoni tipo Paldongangsan (팔도강산) dove non solo si distaccano dal rap americano ma introducono anche l’uso del dialetto per celebrare le loro città di provenienza. Ovviamente, non so se siano stati i primi a farlo, dato che non conosco il coreano, ma è il primo esempio che sento nominare quando si parla di questa introduzione.

L’articolo è finito, so che è un po’ più lungo del solito ma per quanto riguarda la storia dell’Hip Hop coreano mi sono sentita in dovere di tagliare meno parti possibile (a differenza di Americano e Italiano che servivano solo a gettare un po’ le basi). Vi ricordo di seguirmi su Instagram (@btstag_), per eventuali aggiornamenti. Vi ricordo anche che se avete suggerimenti per articoli, o domande, o qualsiasi altra cosa riguardante il blog potete sempre mandarmi un messaggio privato sui social, sono sempre disposta ad ascoltare 🥰 Vi ringrazio per essere arrivati fino a qui e vi auguro una buona serata.

Una marcia attraverso la cultura coreana: Daechwita di Agust D [PARTE 2]

Buonasera a tutti! Prima di lasciarvi proseguire con l’articolo, vi ricordo che se l’avete persa, potete trovare la prima parte di Daechwita sul blog. Vi consiglio di andarla a leggere prima di leggere questa! Non vi trattengo ancora, vi lascio al post, buona lettura!

Leggi anche: Daechwita di Agust D [PARTE 1]


Questi riferimenti alla cultura (di cui abbiamo parlato la volta scorsa) dove si parla di figure controverse, vengono sfruttati a pieno in questa canzone, ma realizzati in pieno dopo aver sentito la trilogia completa, assieme alle canzoni come Amygdala e Haegeum.

Nel testo inoltre, oltre a riferimenti sulla cultura, troviamo anche molte parti auto-celebrative o di dissing, per esempio “flexing i don’t have it, I don’t need it, who’s the king, who’s the boss”, visivamente rappresentata dal fatto che nelle riprese di Agust D biondo, è spesso inquadrato dal basso verso l’alto, per farlo sembrare perennemente in una situazione di potere, come se noi ne fossimo davvero i sudditi.

Nel video alla fine vediamo re Yoongi che ordina di fare il rituale per uccidere Yoongi schiavo. In realtà Yoongi schiavo riesce a liberarsi e a sparare a re Yoongi. Questa cosa mi ha colpito molto, e la ritroviamo sia all’interno del testo, quando dice “I got everything I wanted, what’ll make me more content? The things I wanted, clothes, then money, then what’s next? Here comes my reality check: there’s nowhere higher” e sia nei suoi altri lavori, tipo Interlude:Shadow. Visivamente questa parte è rappresentata quando, durante il confronto tra i due Agust D, quello coi capelli neri inizia a muovere la testa a ritmo assieme ai sudditi, rappresentando un rovesciamento del potere e rappresentando che il “King” diventa lui al posto del biondo.

Il main theme della canzone sembra essere a primo impatto l’ambizione (uno dei punti centrali nei testi più auto-celebrativi di Yoongi) ma andando a leggere il testo notiamo che in realtà è un po’ più complesso di così.

La teoria più quotata dagli ARMYs nel 2020 era che il re Yoongi (dinastia Joseon) rappresenti il se stesso del presente, che ha realizzato tutto quello che voleva, mentre Yoongi schiavo è il se stesso prima della fama. Alla fine si vede che re Yoongi non riesce ad uccidere Yoongi schiavo, ma anzi succede il contrario. Questo perché si pensa che Yoongi non vuole perdere “il suo vero io”, e che non si farà “corrodere” dalla fama. Cosa che, ad oggi nel 2023 sappiamo non essere vera, infatti ne abbiamo parlato in Hageum.

Ma perché vi dico queste cose che col testo e col rap c’entrano ben poco? Per farvi capire che nonostante non sembri, il punto forte di questo testo è che è si, un testo auto-celebrativo, ma allo stesso tempo è molto aperto e lascia a noi l’interpretazione: in pratica, in questo caso, sentiamo quello che Yoongi vuole dire ma sentiamo anche quello che “vogliamo”. Specifico questo perché non siamo abituati a sentire questo tipo di cose nel rap, di solito c’è poco spazio per l’interpretazione. I rapper tendono ad essere diretti, e dire le cose senza tanti giri di parole, senza tanti “riferimenti”. Anche Yoongi è diretto, dice le cose come stanno, ma lascia spazio all’ascoltatore. Sa che dall’altra parte c’è chi ascolta, e a suo modo lo rende partecipe delle proprie emozioni, anziché esprimerle e basta.

Nel 2023, dopo aver scoperto tutta la storia, scopriamo che i diversi Yoongi/Agust D non sono altro che diversi alter-ego creati dalla mente di Yoongi. Daechwita era un brano ad interpretazione aperta solo perchè la storia ancora non era completata. Vi consiglio di leggere gli articoli che sono presenti sul blog per le altre due canzoni.

Leggi anche: La persona dietro Agust D: L’Amygdala di Min Yoongi

Per concludere, Yoongi con questo brano, ha fatto davvero un’ottimo lavoro, come sempre (mi sentirei di aggiungere), è molto difficile unire tradizione, innovazione e originalità in questo modo.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

Si ringrazia @kir_aart per l’aiuto 💜