Una marcia attraverso la cultura coreana: Daechwita di Agust D [PARTE 2]

Buonasera a tutti! Prima di lasciarvi proseguire con l’articolo, vi ricordo che se l’avete persa, potete trovare la prima parte di Daechwita sul blog. Vi consiglio di andarla a leggere prima di leggere questa! Non vi trattengo ancora, vi lascio al post, buona lettura!

Leggi anche: Daechwita di Agust D [PARTE 1]


Questi riferimenti alla cultura (di cui abbiamo parlato la volta scorsa) dove si parla di figure controverse, vengono sfruttati a pieno in questa canzone, ma realizzati in pieno dopo aver sentito la trilogia completa, assieme alle canzoni come Amygdala e Haegeum.

Nel testo inoltre, oltre a riferimenti sulla cultura, troviamo anche molte parti auto-celebrative o di dissing, per esempio “flexing i don’t have it, I don’t need it, who’s the king, who’s the boss”, visivamente rappresentata dal fatto che nelle riprese di Agust D biondo, è spesso inquadrato dal basso verso l’alto, per farlo sembrare perennemente in una situazione di potere, come se noi ne fossimo davvero i sudditi.

Nel video alla fine vediamo re Yoongi che ordina di fare il rituale per uccidere Yoongi schiavo. In realtà Yoongi schiavo riesce a liberarsi e a sparare a re Yoongi. Questa cosa mi ha colpito molto, e la ritroviamo sia all’interno del testo, quando dice “I got everything I wanted, what’ll make me more content? The things I wanted, clothes, then money, then what’s next? Here comes my reality check: there’s nowhere higher” e sia nei suoi altri lavori, tipo Interlude:Shadow. Visivamente questa parte è rappresentata quando, durante il confronto tra i due Agust D, quello coi capelli neri inizia a muovere la testa a ritmo assieme ai sudditi, rappresentando un rovesciamento del potere e rappresentando che il “King” diventa lui al posto del biondo.

Il main theme della canzone sembra essere a primo impatto l’ambizione (uno dei punti centrali nei testi più auto-celebrativi di Yoongi) ma andando a leggere il testo notiamo che in realtà è un po’ più complesso di così.

La teoria più quotata dagli ARMYs nel 2020 era che il re Yoongi (dinastia Joseon) rappresenti il se stesso del presente, che ha realizzato tutto quello che voleva, mentre Yoongi schiavo è il se stesso prima della fama. Alla fine si vede che re Yoongi non riesce ad uccidere Yoongi schiavo, ma anzi succede il contrario. Questo perché si pensa che Yoongi non vuole perdere “il suo vero io”, e che non si farà “corrodere” dalla fama. Cosa che, ad oggi nel 2023 sappiamo non essere vera, infatti ne abbiamo parlato in Hageum.

Ma perché vi dico queste cose che col testo e col rap c’entrano ben poco? Per farvi capire che nonostante non sembri, il punto forte di questo testo è che è si, un testo auto-celebrativo, ma allo stesso tempo è molto aperto e lascia a noi l’interpretazione: in pratica, in questo caso, sentiamo quello che Yoongi vuole dire ma sentiamo anche quello che “vogliamo”. Specifico questo perché non siamo abituati a sentire questo tipo di cose nel rap, di solito c’è poco spazio per l’interpretazione. I rapper tendono ad essere diretti, e dire le cose senza tanti giri di parole, senza tanti “riferimenti”. Anche Yoongi è diretto, dice le cose come stanno, ma lascia spazio all’ascoltatore. Sa che dall’altra parte c’è chi ascolta, e a suo modo lo rende partecipe delle proprie emozioni, anziché esprimerle e basta.

Nel 2023, dopo aver scoperto tutta la storia, scopriamo che i diversi Yoongi/Agust D non sono altro che diversi alter-ego creati dalla mente di Yoongi. Daechwita era un brano ad interpretazione aperta solo perchè la storia ancora non era completata. Vi consiglio di leggere gli articoli che sono presenti sul blog per le altre due canzoni.

Leggi anche: La persona dietro Agust D: L’Amygdala di Min Yoongi

Per concludere, Yoongi con questo brano, ha fatto davvero un’ottimo lavoro, come sempre (mi sentirei di aggiungere), è molto difficile unire tradizione, innovazione e originalità in questo modo.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

Si ringrazia @kir_aart per l’aiuto 💜

La persona dietro Agust D: L’Amygdala di Min Yoongi

Buonasera! Eccoci con la seconda canzone nella trilogia Daechwita-Haegeum-Amygdala! So che siete curiosi quindi vi lascio andare subito, ma prima vi ricordo che l’articolo che riguarda Haegeum è già disponibile sul blog. Detto questo non vi trattengo oltre, vi lascio al post, buona lettura!

Leggi anche: Uccidere o essere uccisi, L’Haegeum di Agust D [해금]


Oltre ai temi trattati in Daechwita e Haegeum, abbiamo Amygdala a raccontarci l’ultimo capitolo di questa trilogia (quadrilogia, se contiamo la canzone Agust D). Amygdala è una delle canzoni più coraggiose che io abbia avuto il piacere di ascoltare, dove Yoongi mette a nudo le sue emozioni (la sua amigdala) e cerca di processare il dolore e muoversi in avanti guardando indietro.

Ma cos’è l’amigdala? In parole povere, è la parte del cervello che processa emozioni e ricordi traumatici, ma serve a proteggere noi stessi, facendoci riconoscere emozioni negative o che possono portarci dolore o rabbia.

Yoongi in questa canzone, ma anche nella vita in generale, è sempre stato molto aperto sulle sue esperienze per quel che riguarda la salute mentale, e con Amygdala si espone ancora di più e ci racconta la vita di Yoongi dietro l’artista di fama mondiale. In questa canzone, Yoongi sceglie, di sua spontanea volontà, di mostrarci tutto coi suoi tempi.

La canzone, in un mix tra rock e hip hop, ci porta attraverso i traumi che il rapper ha vissuto durante gli anni della sua vita. In questo caso, gli effetti usati sulla voce di Yoongi gli conferiscono un tono quasi implorante “my amygdala, please save me, please save me” e ci conferisce il senso di disperazione che lui ha provato durante quei momenti. A partire dall’operazione della madre, continuando con il cancro del padre e andando avanti con il suo incidente, il testo e il video, ancora una volta in questa trilogia, aiutano a far recepire il messaggio. Difficile che venga voglia di riascoltarla in replay, dato che presumo la maggior parte di noi sia sulla stessa barca e questo tipo di “exposure therapy” è un po’ difficile da attraversare, ma nonostante tutto ci mostra quello che deve mostrare e ci propone un viaggio nella vita privata di Min Yoongi, non di Agust D, non del rapper, non di Suga, ma della persona in se.

Ma cosa ci sta mostrando? Ci sta mostrando tutti gli eventi traumatici che hanno portato alla creazione di Agust D, il suo alter-ego “al contrario” (Dt Suga). Agust D nasce da una forma di “psicosi”, anche meglio nota come “distacco dalla realtà”, rappresentata da lui chiuso all’interno della stanza, che guarda tutto attraverso una porta che a volte è aperta, a volte è chiusa, Agust D nasce come bisogno, un bisogno di Yoongi di reagire, di avere un meccanismo di autodifesa e di aiutare la sua amigdala a processare i suoi traumi e guarire da essi.

La cicatrice sull’occhio come segno fisico e rappresentazione dell’invidia e della gelosia verso le persone che hanno una vita “normale”, ci viene mostrato con il taglio col taglierino e la ritroviamo anche a 2.30 nel music video di Haegeum, che può inizialmente passare inosservato: “Everyone has been blinded by envy and jealously”. In questa parte si rappresenta il “blinded”, l’accecato, due volte: una dal sole, e una da se stesso in Amygdala, per l’invidia e la gelosia di chi aveva una vita normale, non traumatica, perennemente libera dalla disperata domanda “perchè a me?”.

A distanziare ancora Yoongi/Agust D dagli altri, abbiamo le mandorle. Yoongi ne mangia una, ricollegandosi al libro che stava leggendo mentre era a In The Soop, chiamato, appunto Almond di Won-Pyung Sohn. Nel libro, la madre del protagonista gli fa mangiare le mandorle, per aiutarlo con la mandorla che ha nel cervello, proprio l’amigdala, che purtroppo, non si è formata bene (Amigdala in greco significa proprio mandorla). Quello che si può intuire da questo, è che lui sta cercando di mangiare le mandorle per aiutarsi più in fretta a processare le emozioni e i traumi.


Anche per stasera, l’articolo è finito. Vi lascio andare ma ovviamente prima vi ricordo di seguirmi su Instagram (btstag_), dove vi avviso riguardo la pubblicazione di post (se saltano, se vengono spostati, ecc…) e vi ricordo che settimana prossima parliamo di Daechwita. Vi auguro una buona serata!

Uccidere o essere uccisi, L’Haegeum di Agust D [해금]

Buonasera a tutti! Stasera abbiamo un nuovo articolo su Haegeum, canzone che ha letteralmente fatto strage sia tra i Yoongi-stan, sia per gli amanti del rap. Vi lascio subito all’articolo senza trattenervi oltre, buona lettura!

Partiamo subito dall’inizio ancora prima di parlare della canzone Haegeum in se. Cos’è l’Haegeum? Come per Daechwita (che era un genere musicale), in questa parola troviamo dei riferimenti musicali: l’Haegeum è uno strumento tradizionale coreano che assomiglia ad un violino, ma che ha un suono diverso.

In Daechwita Yoongi ha usato il sample di un “vero daechwita”, usando il pansori (판소리, un genere di narrazione musicale coreana) e il kkwaenggwari (꽹과리, un tipo di gong piatto), questi però vengono usati per le marce dei soldati. Mentre l’haegeum (해금) viene usato solo per festival, riti e celebrazioni reali. Questa differenza espressa attraverso i titoli possiamo trovarla anche nei music video e nelle canzoni. Se in Daechwita quello che vedevamo era una guerra, in Haegeum quello che vediamo è una celebrazione.

Una celebrazione di cosa? Una celebrazione del fatto che finalmente abbiamo liberato qualcosa che prima era proibito, abbiamo sbloccato nuove potenzialità e una nuova visione del mondo.

Per quel che riguarda il testo, dobbiamo prima parlare un po’ del video, in cui troviamo riferimenti a vari film, che aiutano a raccontare la storia che cerchiamo di ascoltare nella canzone. Il primo (per palesità) è il riferimento al film Dark Knight di Christofer Nolan. Il secondo riferimento è proprio a Daechwita. Nel film Dark Knight, Joker rappresenta tematiche come il caos e l’anarchia. Joker rappresenta quel lato del mondo che noi vediamo costantemente, e con cui siamo perennemente a contatto senza mai porci domande, come dei pesci in un boccione d’acqua.

Un’altro riferimento che abbiamo è quello a Scarface, e più nello specifico Tony Montana nella vasca. Mentre Tony muore in una vasca con una statua e la scritta “the world is yours” (rendendola una morte abbastanza ironica), Yoongi sopravvive e si libera. Le azioni distruttive di Tony Montana sono anche legate alla sua ambizione di essere al top (vi ricorda qualcosa? Interlude: Shadow forse?). L’immaginario di Tony Montana e dell’essere al top o l’essere il boss sono ricorrenti come temi nella musica di Yoongi. A differenza di Tony però, Yoongi sopravvive e si libera di quelle che sono le emozioni più pericolose, rappresentando così (con la sua sopravvivenza ma la morte del suo alter-ego) che il tuo stesso successo può rappresentare la tua stessa caduta e la tua fine.

La corruzione nel video è rappresentata, visivamente e musicalmente, mostrando non solo la corruzione del luogo, ma anche del potere che dovrebbe proteggerla (polizia), e della corruzione di ogni singolo individuo all’interno del posto. Anche le azioni stesse di Yoongi sono quelle di una persona corrotta (nel video). Vediamo infatti, Yoongi che esce dalla stazione di polizia e un poliziotto che lo saluta pure, come se lo conoscesse, insinuando che i ricchi controllano la legge e fanno un po’ come vogliono.

Yoongi partecipa attivamente alla società rovinata e rovinosa che vediamo nel video attraverso l’uso delle bacchette rosse (che, fun fact, si dice che le bacchette rosse scaccino gli spiriti dei morti). Le bacchette rosse da Yoongi vengono usate prima per uccidere e poi per mangiare, rendendolo parte integrante di un sistema capitalista che per sopravvivere, ci ha resi sia vittime che carnefici. La nostra esistenza è basata su questo ciclo infinito.

Questo ciclo è rappresentato anche dal simbolismo del pesce rosso nel boccione d’acqua. Vivi abbastanza a lungo da morire in acqua o muori ucciso da quelli che bevono l’acqua attorno a te. I pesci, quando sono rinchiusi in spazi così piccoli, si dice perdano la memoria ogni 7 secondi, a rappresentazione della domanda “siamo davvero liberi?”. Questo questionare è costante, come è costante il ciclo in cui siamo costretti a vivere. È davvero libertà questa?

La libertà di espressione
Potrebbe essere causa di morte per qualcuno,
La considereresti ancora una libertà?

Hageum

Tornando alla musica, Haegeum notiamo subito che è molto più ripetitiva di Daechwita, rendendola più intensa e aggiungendo ulteriore significato alle cose dette sopra sulla continua ripetizione di un ciclo. È un monologo, che non offre variazioni di flow o di rime e schemi musicali, che, di nuovo, serve ad aggiungere alla narrativa del “questa è una cosa ordinaria da tutti i giorni che facciamo senza manco pensarci”. Per quel che riguarda il beat ci troviamo davanti ad una base che è si, forte, ma allo stesso tempo ci permette di perderci all’interno della canzone, senza sbatterci fuori da essa.

Hageum è una canzone che, dal video alla musica, è stata creata su misura come forma di protesta verso tante cose, prima tra tutte un sistema che funziona a discapito delle persone che devono continuare ad usarlo. La schiavitù a volte è velata, e la protesta non va solo contro al sistema, ma anche a noi che siamo schiavi di noi stessi (parleremo settimana prossima di amygdala).


Vi ringrazio per aver letto il post di stasera, come sempre vi ricordo di seguirmi su Instagram (btstag_) per non perdervi annunci o avvisi riguardo la pubblicazione dei vari articoli. Vi auguro una buona serata! 💜

On the Street di J-Hope (con J. Cole) – la nostra analisi

“On the Street” è una collaborazione tra J-Hope e il rapper americano J. Cole, rilasciata il 3 Marzo 2023. Questa traccia unisce gli stili dei due rapper, non solo perchè è lo-fi hip-hop, ma anche perchè in sottofondo abbiamo una melodia fischiettata proprio da Hobi stesso.

Ma chi è J.Cole e qual è la sua relazione con Hobi?

Per chi tra noi Armys non lo sapesse, Cole è un rapper americano che ha debuttato nel 2007 con il mixtape The Come Up e nel 2011 con il suo primo album in studio Cole World. Nonostante all’inizio il primo mixtape di questo rapper fosse stato ben accolto, non ebbe inizialmente il successo che ha avuto negli anni successivi con la pubblicazione di The Warm Up, il suo secondo mixtape, e con l’entrata in Roc Nation (etichetta discografica di Jay-Z).

Leggi anche: Respect by BTS (RM & Suga) – la nostra analisi, Parte 1

La storia tra i BTS e J. Cole va avanti fin dai primi giorni del gruppo, infatti, dopo qualche mese dal debutto, hanno fatto una cover della canzone Born Sinner di J.Cole, chiamandola Born Singer e cambiandone le parole. Successivamente in Dark & Wild troviamo di nuovo una reference a Cole, esattamente nella Intro What Am I To You, dove Namjoon usa dei sample da Higher in The Blow Up.

In Hip Hop Phile abbiamo un altro riferimento a J.Cole, stavolta da parte di Hobi, in cui dice:

Hope, Hope World
Before I made my own world, Cole World
Ever since he shone on Friday Nights
I got inspiration and wrote my songs

Come vi ho già spiegato, Cole World è l’album di debutto in studio di Cole, e Hoseok per il titolo di Hope World è stato ispirato proprio da questo. Mentre, Friday Nights è un riferimento a Friday Night Lights, il terzo mixtape di Cole. Quindi ci sta dicendo che è stato ispirato proprio da lui fin dall’inizio. L’estate scorsa a Lollapalooza, Hobi è riuscito finalmente a incontrare il suo artista preferito e nonostante non parlasse inglese, i due sono riusciti comunque a comunicare e ad organizzarsi per questa canzone.

Questa traccia per Hobi vuole servire come auto-conforto e come un checkpoint, perchè a suo dire ricordare a se stesso da dove arriva e quali sono le sue radici, lo aiuta molto ad andare avanti per la sua strada.

Hobi inoltre, sia con il Music Video che con lo stile che ha usato per la canzone, dimostra molto rispetto nei confronti di J.Cole, non solo dandogli lo spazio per esprimersi ma anche visivamente parlando, possiamo notare alcuni dettagli, per esempio che la prima parte è un omaggio al MV di Simba da The Come Up.

Il video mostra di come Hobi sia partito nello stesso modo di Cole (e cioè dalla strada), e poi sia salito al successo fino a raggiungerlo sul tetto.

Altro punto che vorrei enfatizzare è la giacca che ha indosso Hobi, e voi direte “ma che ce ne frega di come si veste”, e avreste pure ragione, ma la giacca che indossa è della marca Avirex, un brand di New York che produceva giacche militari popolari nell’ambiente dell’Hip Hop anni 90. Avirex è una marca che produceva specialmente per l’aeronautica militare, collegandosi quindi al concetto degli aeroplani, un concetto che J-Hope già ci ha portato, ma non solo per la connessione ad Airplane: la giacca rappresenta sia il sound e l’ambiente Hip Hop anni 90, che la sua storia di successo rappresentata da Airplane con Hope World.


Un’altra cosa che notiamo è come il fischiettio in loop sembra proprio una cosa che farebbe Hobi per noi che lo conosciamo, proprio come quando fischietta le melodie delle canzoni che gli piacciono. Questo fischiettare rende la canzone un po’ più leggera, come quando qualcuno fa una passeggiata senza pensieri o senza uno scopo, semplicemente cammina e va avanti. Sentiamo in sottofondo anche uno xilofono, che si collega a Music Box: Reflection, solo che in questo caso è una melodia gioiosa, come una specie di ninna-nanna, mentre in Music Box è più cupa. La base di On The Street complementa molto bene entrambi gli stili dei due rapper, sia per il flow e sia per quel che riguarda il mood della canzone.

Un’altro riferimento che troviamo (proprio nel titolo) è la frase “on the streets”, che ammicca, non solo alle origini di Hope e Cole, ma anche a Hope On The Street, uno “show” fatto da Hobi dove faceva video di street dance. Potete trovarli su Youtube se volete.

Per quel che riguarda invece la parte di Cole, possiamo paragonarla a canzoni come Black Swan, Interlude: Shadow e Arson, ma anche a tutte quelle canzoni dei BTS dove si mette in dubbio la relazione tra la persona che siamo e la nostra arte, che rapporto abbiamo con essa. Cole si chiede infatti se questa strada è davvero la sua, dicendo che è stato difficile lasciarla andare ma che, come un padre con una figlia, lascerà crescere sia la sua arte che la sua strada. Vorrei che notaste particolarmente come per tutti i musicisti (e artisti) è di vitale importanza crescere, cambiare ed evolversi assieme alla loro musica (e arte).

Alla fine, sempre nella parte di Cole, abbiamo la frase:

I contemplate if I should wait to hand over the crown
Mi chiedo se dovrei aspettare a passare la corona
and stick around for a bit longer, I get a strange type of hunger,
e restare un po’ più a lungo, ho uno strano tipo di fame
the more I eat the more it gets stronger
più mangio e più diventa forte

Questa frase per i due rapper ha un significato diverso: per Cole si fa riferimento al fatto che da un po’ parla del suo ritiro, infatti ha annunciato il suo album The Fall Off, dicendo che sarà l’ultimo, senza però dare una data ai suoi fan. Per Hobi invece, questa parte fa da ponte tra Arson e More. In More, Hobi esplora la sua passione e la sua ambizione (che viene definita hunger, fame, e più successi e risultati si ottengono, più si diventa affamati) e in Arson dove si chiede se non sia il caso di mollare tutto finchè è così in alto (mi chiedo se dovrei aspettare a passare la corona). Non entro troppo nel dettaglio perchè più avanti parleremo di Jack In the Box per intero.


Per stasera è tutto, vi ringrazio di aver letto l’articolo e vi ricordo che potete seguirmi su Instagram (btstag_) per non perdervi i vari aggiornamenti e che se avete consigli, domande, dubbi, perplessità o qualsiasi altra cosa io sono sempre disponibile su Instagram! Vi auguro una buona serata 💜

Respect by BTS (RM & Suga) – la nostra analisi, Parte 2

Buonasera! Eccoci qui con la seconda parte dell’analisi di Respect di Yoongi e Namjoon. Vi lascio la prima parte qui nel caso ve la foste persa: [Analisi] Respect by BTS (RM & Suga) PT. 1

Leggi anche: Respect by BTS (RM & Suga) – la nostra analisi, Parte 1

Nota: vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! 

Detto questo, non vi rubo altro tempo. Buona lettura!


Nella seconda strofa, quella di Yoongi, si riprende tutto quanto detto prima, con frasi tipo “what is respect?” “perchè tutti continuano a dirlo?” (sottolineando come sia un trend), aggiunge anche che non capisce come ammirare e rispettare qualcuno possa essere così facile.

Nella traduzione di Doolset (@doolsetbangtan su twitter) a questo punto del testo, si trovano due frasi che in italiano o in inglese non vanno drittissime al punto, ma in coreano sembrano suonare abbastanza forti. Sotto lascio lo screen che ho preso dal suo blog, e poi la traduzione in italiano, a chi servisse.

솔까 존경은 필요 없지
Ad essere complentamente onesti, non c’è bisogno di ammirazione
Side Note: 솔까 è slang, un acronimo di 솔직히 까놓고 말해서 che significa “spogliarsi e parlare apertamente” (spogliarsi metaforicamente, inteso come levarsi la maschera e parlare. In inglese è “strip it down” che significa anche smontare, a seconda del contesto)

존중조차도 없는데
quando non c’è nessun apprezzamento/riconoscimento

뒤에선 호박씨 까는 거
dato che, dietro la tua schiena, parlano male di te
Side note: 뒤에서 호박씨 까다 (sgusciare semi di zucca dietro la schiena) è un modo di dire usato quando qualcuno fa finta di essere carino con qualcun altro e parla dietro di loro (o dice una cosa davanti ad una persona e poi segretamente ne fa un’altra). Corrisponde quasi al nostro modo di dire “essere/avere una doppia faccia”.

Successivamente, Yoongi dicenon voglio il tuo rispetto lasciando intendere il fatto che non lo voglia, non perché non gli piaccia essere rispettato, ma perché il rispetto degli altri al giorno d’oggi sia privo di valore. Un’altra interpretazione (in questo caso varia da traduzione a traduzione) è che dica se non hai intenzione di rispettarmi, allora lascia perdere, perché non ho voglia di sentire bugie. In pratica preferirebbe avere qualcuno che lo insulta “davanti”, anziché venire a conoscenza di qualcuno che gli parla dietro le spalle.

Alla fine della canzone abbiamo un dialogo tra Suga e RM, gentilmente tradotto in inglese come sempre dalla nostra traduttrice di fiducia Doolset e dall’inglese all’italiano da me. Il dialogo è tutto in Daegu Satoori, che sarebbe il dialetto di Daegu, più o meno come i nostri dialetti regionali.

Yoongi: “bro, sai cos’è “respect”?”
Namjoon: “no sir”
Y: “neanche io”
N: “perchè è così difficile?”
Y: “ammirazione~”
N: “non so cosa vogliano re-spectare” (gioco di parole presente all’interno del testo)
Y: “mostrare apprezzamento~”
N: “wha.. wha..”
Y: “mostrare apprezzamento!”
N: “ammirazione!”
Y: “non significherebbe questo “respect”? Sono giunto a questa conclusione..”
N: “l’inglese è difficile”
Y: “si giusto”

Il testo, alla fine, con questo dialogo, finisce per diventare una sorta di “scherzo”, facendo intendere che stessero cercando davvero di capire SOLO ed esclusivamente cosa significasse la parola inglese “Respect” e non stessero parlando della perdita di significato. Scherzano dicendo che non è difficile il concetto di rispetto, ma solo la parola stessa in inglese, gli suona strana. Il dialogo serve sia come “paraculata” (scusate il linguaggio), sia per spiegare perché hanno messo in mezzo l’origine della parola stessa.

Alla fine, quello che lasciano intendere è che forse la parola ha davvero perso del tutto il suo significato dato che non riescono più a capirla.

Bonus: Una curiosità sulla parola “Respect” nel rap

All’inizio avevo detto che è un concetto molto sentito dai rapper, però, è anche una parola abbastanza usata nei testi, come potete vedere dal grafico qui vicino. Questo è un sito che ha analizzato rapper che rappano in inglese (tra i più famosi), e ha fatto dei conti e dei controlli per calcolare le parole più usate nel rap, come vedete, una delle parole più usate assieme a “Respect” è “Game”. Le parole in blu/sono quelle più usate, mentre quelle rosse sono quelle che non appaiono spesso.

Purtroppo il sito è completamente in inglese, ma vi lascio il link qui nel caso voleste vederlo ugualmente. Il sito comunque, fa riferimento al 2017, quindi è un po’ vecchiotto, ma vi assicuro che per quanto riguarda i testi non siamo andati molto avanti. Molte delle parole che ci troverete sono quasi sicuramente slang, e quasi sicuramente farò un articolo che parla meglio di questo studio.

Se può interessarvi fatemelo sapere con un commento sotto all’articolo o con un messaggio sui social che trovate nel menù del blog. Vi consiglio di seguirmi sopratutto su Instagram (btstag_) per sapere quando escono gli articoli qui sopra!!

Grazie per essere arrivati fino alla fine dell’articolo. 💜

Respect by BTS (RM & Suga) – la nostra analisi, Parte 1

Nota: vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! 


Respect è la 17esima traccia che troviamo in Map Of The Soul:7, album dei BTS. É una canzone che riflette sul significato della parola “respect” e su come sia cambiato ai giorni nostri. Questo è un articolo che analizza i passaggi più importanti o particolari del testo e il suo significato, quindi il testo non sarà presente nella sua interezza. La traccia è stata scritta e prodotta interamente da RM e Suga, con l’aiuto di El Capitxn (J-Pearl) e Hiss Noise.

Prima di analizzarne il testo però dobbiamo notare come il beat non sia troppo intrusivo e abbia quasi dei richiami sia alle loro prime tracce rap (come musicalità) e anche al rap Old School. Non ci sono particolari incastri o metriche complicate come quelle che avevamo in Persona (dico questo dal basso della mia scarsa conoscenza del coreano, ovviamente). La base lascia spazio al testo e lo segue perfettamente, e loro usano diversi stili come al solito: in questo caso, Namjoon si concentra sempre sulle parole (a parte due barre), Yoongi invece si concentra più sul sentimento, e fa trasmettere il suo “disgusto” alla fine della sua strofa.

E’ un pezzo giocoso, molto ritmato, che fa venire voglia di muovere la testa mentre lo si ascolta. Credo di non mentire se dico che non siamo abituati a questo genere di traccia da parte della rapline. Nonostante i richiami “all’antica”, Yoongi fa pesantemente uso dell’autotune, particolarmente nella sua strofa ma anche durante i back vocals (o doppie/sporche, in gergo) possiamo sentirlo, e anche durante la parte prima del ritornello, dove Namjoon si unisce ad usare questo… strumento? I due ragazzi sul beat hanno una vera e propria conversazione, si rispondono a vicenda con le rime, indagando il significato di questo “respect”. Non so voi, ma a me ha ricordato un po’ la struttura di Paldongangsan (팔도강산), solo ovviamente, senza tutti gli altri. Questo uso del dialogo nel testo e sul beat, personalmente, mi piace molto e mi attira, trovo divertente lo scambio di battute tra due o più persone su un beat.

Per il testo, partendo dal principio, la prima frase che ci troviamo davanti quando apriamo il testo è “Should I stay or should I go?”.

E qui già si apre un mondo: si vocifera che questo sia un sample, ma non si sa esattamente bene, alcuni dicono sia preso dai The Clash, e io invece dico che è preso da una canzone di Ice Cube, che nella mia testa ha più senso. Tralasciando il fatto che Ice Cube è stato uno dei pilastri portanti del rap e facendo un ragionamento a catena si può capire perché: in Hip Hop Phile, Namjoon nomina “The Chronic” che è il primo album di Dr.Dre e successivamente “2001” che è un altro album uscito nel 99, sempre di Dr.Dre. Ora, Dr.Dre e Ice Cube erano negli N.W.A (li avrete sentiti nominare per forza), solo che poi Ice Cube nell’89 abbandona il gruppo per motivi vari che non vi sto qui a dire. Comunque, ho tutta l’intenzione di credere che Namjoon (sopratutto, ma anche Yoongi e Hoseok) ascoltassero molto quel genere di rap, quindi credo sia più sensato presupporre questa specifica frase arrivi direttamente da quella canzone. Ve la linko qui sotto nel caso voleste ascoltarla:

State attenti però, per sample in questo caso intendiamo un riferimento puramente al testo e non alla melodia.

La seconda frase che andremo ad analizzare è “put your hands in the air just like you don’t care”, familiare no?

Esattamente, al giorno d’oggi la usano tutti quanti, ma questa parte fa riferimento alla canzone Rapper’s Delight del collettivo Sugarhill Gang. Questa è una delle primissime canzoni rap. Se volete ascoltarla ve la lascio qui:

Full Version (14 minuti e 46 secondi)

Short Version (3 minuti e 59 secondi)

Queste due frasi servono a farci intuire quello di cui andranno a parlare successivamente, e cioè di come la concezione di rispetto sia cambiata nel corso degli anni e del rap.

All’inizio della strofa vera e propria sentiamo un familiare “Ayo, Suga”, ed è un riferimento a 이사 (Moving On) nell’album The Most Beautiful Moment in Life pt.1.

Respect, but these days I’m confused of its meaning

All’inizio nell’hip hop, il rispetto era un concetto molto importante che faceva parte di questa cultura, addirittura era considerato essere alla base del movimento, che era costruito su valori pacifici.

Con il tempo però, come succede a tutte le cose, il significato si è distorto sempre di più, fino a quasi perdere il suo senso originale. Il rispetto è da sempre stato un argomento molto sentito, sopratutto dai rapper Old School, non solo americani, ma di tutto il mondo. Per farvi un esempio, c’è una canzone italiana (Street Opera, Lord Bean feat Fritz Da Cat) che fa “Vedo lo spettro del rispetto, l’hanno ucciso e adesso cerca il mandante, radar per la strada, l’assassino è latitante fra le tante mandrie, ognuno è comandante, il più grande maschera le vesti da infante” che sostanzialmente è quello che sta dicendo Namjoon in modo meno drammatico. Al giorno d’oggi (e non solo nel rap) il rispetto è stato “ucciso”, soprattutto dalle nuove generazioni dei giovani rapper, però la colpa non è solo loro, infatti, è un po’ colpa di ognuno. Dire “Respect” in Corea è diventato un trend, quindi questa perdita di identità è sentita specialmente dai rapper nei loro 25/30 anni (come Namjoon o Yoongi), ma anche prima di questo “trend” si stava iniziando a perdere l’identità di questa parola. (In pratica sono 20 anni che la gente dice “non c’è più rispetto” e se da un lato è vero, dall’altro anche basta). Essendo la rap line cresciuta con artisti prettamente Old School, probabilmente hanno sentito “molto” la differenza per questo, ma dall’altro l’hanno sentita “poco” perché è stata una cosa graduale.

Secondo Namjoon, il significato attuale della parola respect si è ridotto a “quando qualcuno fa qualcosa” [dalla traduzione inglese: “when someone keeps doing something”], e che quindi non capisce la logica dietro a questo modo di usarla, dicendo che secondo lui il rispetto è un concetto superiore a quello dell’amore. Il rispetto va guadagnato per le tue doti/qualità/capacità, mentre l’amore è una cosa che dai e ricevi irrazionalmente.

Successivamente Namjoon parla proprio del significato in se di Respect, partendo dal sentimento e arrivando alle radici della parola.

Look again and again and you’ll see your faults, but you still want to keep looking despite of that

In questa parte Namjoon usa un gioco di parole basato sulle origini latine della parola: Respectus, che si divide in re (di nuovo/again) e spectum (guardare), letteralmente “guardare a”, “l’atto di guardare spesso qualcosa/qualcuno”. Se da un lato abbiamo un significato personale e profondo, (quando ti piace qualcosa/la rispetti continui a guardarla ancora e ancora finché non vedi i suoi difetti) dall’altro ne abbiamo uno un po’ meno personale ma più accusatorio, come dicevo prima, la colpa della perdita dell’identità di respect è generica, quindi riguardando e riguardando possiamo capire come abbiamo fatto a far perdere di significato un concetto che era alla base della cultura Hip Hop.

Nella parte prima del ritornello (e anche in esso) entrambi i nostri rapper, chiedono agli altri di non usare la parola respect con leggerezza, e guardando il doppio significato del testo abbiamo anche qui, due interpretazioni. La prima è che, usando la parola con leggerezza, il significato viene perduto/variato, anche sminuito; mentre, la seconda interpretazione è quella più leggera e allegra del “non capisco l’inglese e non capisco la parola respect, quindi non usatela così spesso”. In pratica però il messaggio è uno soltanto, che voi vogliate tener conto della prima versione o della seconda (o anche di entrambe), e cioè: usate le parole con attenzione e non buttatele a casaccio, perché le parole hanno un significato, e, se proprio volete usare determinate parole, almeno sappiate il loro significato prima di farle uscire dalla vostra bocca.

La prima parte finisce qui, nella prossima parleremo della seconda strofa e della fine della canzone.

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