[Rap 101] Flow, rime, metrica e beat

Prima di iniziare, vi consiglio di leggere gli articoli nella categoria Rap 101 (link qui) dove parlo di rap e hip hop in America, Italia e Corea, per avere un minimo di “base”, in modo che possiate capire di cosa si sta parlando in questo post:

L’Hip Hop in America:il movimento che ha dato vita a una rivoluzione

Il Rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

L’Hip Hop in Corea: da Hyun Jin Young fino ai BTS

Ci tengo a precisare che in questo articolo porterò esempi italiani per mantenere la spiegazione più diretta possibile, senza traduzioni.

Detto questo, vi lascio all’articolo, buona lettura!

Dall’inizio, il rap e l’hip hop sono senza dubbio stati stravolti, e i criteri per stabilire quanto un rapper sia bravo tecnicamente sono leggermente cambiati. Infatti ai giorni nostri i rapper vengono giudicati principalmente per flow e metrica, che però non bastano. Infatti, i criteri per giudicare tecnicamente un rapper sono molteplici, ma qui di seguito spiegherò soltanto i principali, perchè più andremo avanti, più inizierete a fare l’orecchio a questa musica e alle sue sonorità.

Flow

Sarebbe il flusso, l’andamento vocale che il rapper usa per interpretare il testo senza essere monotono, in pratica è il modo in cui si rappa, si sillaba e tutto ciò che riguarda il testo applicato alla base. In questo campo contano anche le caratteristiche vocali del rapper, il modo in cui usa e modifica la voce naturalmente, senza effetti aggiunti a computer (tipo autotune). Il flow è la caratteristica principale per la quale verrà giudicato un rapper, ad esempio un rapper monoflow (con un flow soltanto) risulterà monotono e a meno che non abbia particolari capacità nella scrittura, lo ascolteranno in pochi senza essere annoiati. Il flow è anche una specie di riflessione della creatività del rapper stesso, e per questo un’artista dovrebbe spendere del tempo per creare flow originali e tutti suoi.

Per farvi capire più o meno cosa sia il flow e come cambia, vi lascio questo video di Shade dove più volte cambia flow.

Però Shade nel video usa più flow su più basi, e la bravura di un’artista di solito consiste nel variare più flow sulla stessa base. (per esempio, RM in Joke ne cambia più di 6/7.)

Metrica

Se il flow riguarda “l’interpretazione” del testo, la metrica riguarda il testo stesso, gli incastri delle rime, le rime e la collocazione di esse nel testo. Una volta si usava spesso scrivere le famose “16 barre” (16 frasi, chiuse con rime finali) divise in quarti (i famosi 4/4). Questa è una metrica usata molto spesso, ed è usata anche nelle gare di freestyle, anche se i rapper moderni a volte la abbandonano per dare libero sfogo alla creatività.

Le Rime

Sappiamo tutti cosa sia una rima, presuppongo. La cosa importante nelle rime in un testo rap è che devono essere chiuse. Una rima si considera chiusa quando una parola a fine barra fa rima con un’altra. Ad esempio avanti/guanti è una rima chiusa. Una rima può essere considerata chiusa anche se non è baciata, quindi si possono usare rime alternate, incrociate, ecc… Anche per assonanza (rima imperfetta, formata da parole con suono più o meno simile) vanno bene. Molto spesso si cambiano anche gli accenti delle parole per farle rimare, ad esempio “recìdi” può diventare “rècidi” per farlo rimare con “reciti”. Anche nel campo delle rime l’artista dovrebbe prendersi del tempo per creare delle barre con degli incastri.

Un esempio, per farvi capire meglio, possono essere i video di Check The Rime ITA, vi lascio un link sotto, fate attenzione però: nel titolo del video vengono definite 186 rime, ma effettivamente non sono “rime” vere e proprie, ci sono anche incastri, quindi c’è una leggera differenza. Inoltre nei loro video non si intende solo la coppia di parole finali che formano una rima baciata, bensì ogni parola o parte di essa che va a comporre ogni rima perfetta, imperfetta o sillabica, comprendendo anche assonanze.

Questa è la strofa di Madman in Deep Freestyle. Nel video vengono contate 186 rime tra rime (vere e proprie) e incastri.

Andare a tempo / stare sul beat

L’importante, ancora oggi e da sempre, è stare a tempo sul beat. Per spiegarvi cosa si intende con “stare a tempo” vi farò un esempio molto semplice: di solito ogni rima deve cadere sul rullante della batteria (di solito tutte le basi rap ne hanno una). Per farla ancora più semplice: un beat fa “bum ciack bum bum ciack”, il bum è la cassa e il ciack è il rullante. Quando ogni rima cade sul ciack siamo sicuri che il testo va a tempo con la base.

Dato che il rap italiano molto spesso “copia” quello americano, con l’avvento della trap, nel rap italiano si è diffuso l’uso di una tecnica chiamata drill. Questa tecnica, consiste nel non voler andare a tempo sulla base. Quindi, anziche far cadere le rime sul rullante (o sul ciack), si fanno cadere un po’ dove capita. Comunque, fate attenzione perchè questa tecnica ha un’omonimo, e cioè il genere musicale drill, che è un tipo di trap nato nel South Side di Chicago, che si differenzia da essa. Spesso, la gente fa confusione, ma drill (come tecnica) e drill (come genere musicale) sono due cose diverse.

Extrabeat

L’extrabeat è un’altra tecnica usata per stare sul beat, per dirla in modo semplice, è quando qualche rapper rappa a velocità elevata, ovviamente ci sono delle regole fisse perchè un’extrabeat si differenzi dal semplice “parlare velocemente”. Ci tengo a specificare che, ovviamente, parlare velocemente su una base comunque non è andare in extrabeat. In pratica, il rapper che vuole andare in extrabeat, deve contare i bpm (battiti per minuto, in un classico beat hip hop sono circa dagli 80 ai 110), una volta fatto questo deve raddoppiarli e trattare la base come se fosse “velocizzata”. Per esempio, abbiamo un beat che conta 90bpm, il rapper dovrà rappare come se i bpm fossero 180. Ovviamente non è cosi facile come sembra, infatti bisogna incastrare bene le parole per farle filare e rendersi il “lavoro” più semplice.

Un’esempio di extrabeat.

Nella strofa abbiamo tipi di flow diversi, li avete riconosciuti?

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

[Rap 101] L’Hip Hop in Corea: da Hyun Jin Young fino ai BTS

Stasera, finalmente, siamo arrivati a parlare del rap e dell’hip hop coreano. Prima di iniziare vi ricordo che questo è un riassunto molto breve, ovviamente non sono stati nominati tutti quanti, e allo stesso tempo ho cercato di essere il più chiara ed esaustiva possibile. Detto questo, vi lascio all’articolo, buona lettura! 💜


Il rap in Corea, come quello italiano, è una trasposizione del rap americano, solo che non si distingue da esso solamente per sonorità e lingua, ma anche per la variazione che la cultura ha preso. In Corea, il rap prende parte a una grossa fetta della cultura, e infatti viene identificato come Hip Hop, nonostante ci sia una differenza. Il rap/HH coreano usa, come caratteristica principale, un “code switching“, cioè uno scambio costante tra inglese e coreano, grazie anche ad artisti americani-coreani. In Corea inoltre, si cerca inoltre di adottare elementi tradizionali della cultura, per distanziarsi e per non “copiare” semplicemente gli americani.

Leggi anche: L’Hip Hop in America: il movimento che ha dato vita a una rivoluzione

Purtroppo all’inizio ci sono stati molti episodi di “cultural appropriation” (tra virgolette solo perché è un’argomento molto controverso e non voglio aprire un discorso su questa cosa, in quanto non sarei in grado di parlarne propriamente), e ancora oggi è aperto il dibattito su questo argomento, molti sostengono che l’HH coreano sia solo una mera copia di quello americano, mentre altri sostengono il contrario, evidenziando le differenze e gli adattamenti di stile.

Un altro elemento del rap coreano è che, a differenza del rap italiano, in Corea sentiamo parlare di molte più rapper donne, non solo grazie al kpop che usa almeno un rapper o una rapper nei gruppi, ma anche grazie alla differenza dei temi trattati. Mentre in America e in Italia ci si trova ad avere a che fare con temi tipo donne, soldi e droga (ma non solo), in Corea ”non ci sono” droghe, quindi parlano di temi più “tranquilli” ad esempio raccontando storie. Il punto centrale però, non si è perso, perchè anche in Corea, l’Hip Hop è considerato uno strumento di protesta. Rapper come Drunken Tiger (gruppo), G-Dragon, Epik High (gruppo), RM, Agust D e J-Hope, Zico (per nominare alcuni recenti) e mille altri, usano il rap non solo come strumento per raccontarsi ed esprimere emozioni, ma anche per raccontare storie, e protestare.

Leggi anche: Il rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

I rapper coreani si dividono in generazioni, a differenza di quelli italiani e americani che si dividono semplicemente in Old School e New School. I primi rapper ad aver registrato canzoni considerate Hip Hop sono persone come Hyun Jin-Young (che è considerato il primo ad aver portato l’hip hop in Corea) e il gruppo Seo Taiji and Boys (서태지와 아이들), che, con il loro debutto, rivoluzionarono la musica coreana, non solo hip hop ma anche pop. Infatti, come ho detto sopra, il gruppo formato da Seo Taiji, Yang Hyun-sik e Lee Juno, nonostante le forti pressioni che la società e cultura coreana mettevano addosso ai giovani e le forti censure a cui erano soliti fare, riuscirono comunque a incorporare nelle loro canzoni una forte critica sociale. La loro canzone di debutto Nan Arayo (난 알아요) fu un successo, anche se inizialmente venne rigettata dai giudici del programma in cui la presentarono.

Però, se ci atteniamo alla definizione “pura” di rap (un discorso ritmico adattato alla musica) la prima canzone è stata Kimsatgat (김삿갓) di Hong Seo-beom (홍서범) nel 1989, ma non è stata la prima ad acquisire livelli abbastanza significanti di popolarità, infatti, parlando di popolarità, la prima è The story I want to tell you [너에게 들려주고 싶은 이야기 (Second Episode, 1991)] di 015B. Purtroppo, in pochi le conoscono, perchè queste canzoni hanno lasciato molto poco nella storia.

La storia dell’Hip Hop coreano però non inizia con Nan Arayo, come non inizia con Kimsatgat o The Story I want to tell you, non inizia con il rap e i DJs, ma inizia con il ballo. Infatti nasce nella seconda metà degli anni 80, nei club del quartiere Itaewon (이태원), vicino a Yongsan. Hyun Jin Young (현진영) era conosciuto non come rapper, ma come uno dei migliori ballerini. Infatti, debuttò in un gruppo chiamato Hyun Jin Young and Wawa, che gettò le basi per la formula ereditata dal gruppo successivo (Seo Taiji and the Boys) e anche gruppi come Deux (듀스). Questo gruppo, è considerabile come il primo vero hip hop group nella storia della k-music.

Attualmente, a causa del modo in cui l’Hip Hop è arrivato in Corea, viene mischiato al K-Pop, infatti molti rapper iniziarono a collaborare con gli idol, creando così un confine ancora più sottile tra Hip Hop e K-Pop. Gli artisti mezzi coreani e mezzi americani hanno preso un ruolo molto importante nell’introduzione della musica, infatti le loro abilità nell’inglese e la loro attitudine erano considerati un marchio che rappresentasse la loro autenticità. Infatti Tiger JK e Yoon Mirae hanno avuto un ruolo molto importante in questo, assieme ad altri artisti. Tiger JK oltre a formare il gruppo Drunken Tiger, ebbe un ruolo di fondamentale importanza, creando una crew chiamata Movement Crew, che vide nascere gruppi come Epik High e Dynamic Duo, portando così un senso di unità alla comunità hip-hop e portando questa cultura alla “luce”.

Sempre più gente si stava interessando, grazie anche all’influenza del gangsta rap americano degli anni 90, che rese questi rapper più crudi e tendenti a creare musica con del significato e dei messaggi. Yoon Mirae (una rapper per metà afroamericana e per metà coreana), aiutò molto nell’integrazione della black culture, sia per le sue radici, sia per il suo desiderio di esibirsi come rapper. A 16 anni ha debuttato nel gruppo Uptown, che ha poi abbandonato per formare un duo chiamato Tashannie (Tasha+Annie) assieme ad Annie Lee. Abbandonò anche questo duo, per proseguire da solista fino ad oggi.

Qui sopra vi ho lasciato un video dove sono presenti sia Tiger JK che Yoon Mirae, giusto per non metterne due divisi. Nella canzone è presente anche Bizzy.

A questo punto, o avrete chiuso l’articolo o vi starete chiedendo se in questa storia si parla dei BTS. Ebbene sì, anche i BTS fanno parte della storia dell’Hip Hop coreano. Con il loro debutto nel 2013 ci fu una sorta di “svolta” se così si può dire: vent’anni dopo l’arrivo di questa cultura in Corea, arrivarono rapper come RM, Suga e J-Hope; rapper che stavano, si, debuttando in un kpop group, ma che, a differenza di molti, avevano passato anni della loro vita immersi nella cultura Hip Hop. Hanno contribuito molto lottando a favore dei rapper che debuttano nei gruppi kpop, distruggendo i pregiudizi che vedevano il rap all’interno del kpop come “non autentico”. I BTS scrivendosi da soli le canzoni, hanno provato che la loro musica è autentica, e che parlano proprio delle loro emozioni e di se stessi. Ma non è solo questo il loro contributo, hanno anche iniziato a usare molti giochi di parole e addirittura il dialetto, in canzoni tipo Paldongangsan (팔도강산) dove non solo si distaccano dal rap americano ma introducono anche l’uso del dialetto per celebrare le loro città di provenienza. Ovviamente, non so se siano stati i primi a farlo, dato che non conosco il coreano, ma è il primo esempio che sento nominare quando si parla di questa introduzione.

L’articolo è finito, so che è un po’ più lungo del solito ma per quanto riguarda la storia dell’Hip Hop coreano mi sono sentita in dovere di tagliare meno parti possibile (a differenza di Americano e Italiano che servivano solo a gettare un po’ le basi). Vi ricordo di seguirmi su Instagram (@btstag_), per eventuali aggiornamenti. Vi ricordo anche che se avete suggerimenti per articoli, o domande, o qualsiasi altra cosa riguardante il blog potete sempre mandarmi un messaggio privato sui social, sono sempre disposta ad ascoltare 🥰 Vi ringrazio per essere arrivati fino a qui e vi auguro una buona serata.

[Rap 101] Il rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

Oggi, per la rubrica Rap 101, continuiamo con la mini serie alla scoperta della storia del rap e dell’Hip Hop. La scorsa volta avevo parlato dell’Hip Hop Americano, oggi invece ci occupiamo del rap italiano. La prossima volta parleremo finalmente di quello coreano.

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Vi lascio all’articolo, buona lettura!


Il rap italiano sostanzialmente nasce come trasposizione del rap americano. Da noi in Italia, il rap nasce e si sviluppa solo dai primi anni 90, circa 20 anni dopo, più o meno, la sua nascita in America. In quegli anni le sonorità erano molto semplici, però vennero abbandonate quasi subito con artisti del tipo Bassi Maestro. Kaos One, ecc. che avevano un loro stile unico e ben definito. I maggiori esponenti del rap italiano, negli anni 90, erano gli Articolo 31 e i Sangue Misto. I Sangue Misto nel 1994, pubblicarono SxM, un album veramente ben fatto per l’epoca: le produzioni molto curate da DJ Gruff, accompagnano i testi di Deda e Neffa, creando così un buon rapporto tra rapper e beat. Si avvicina molto all’East Coast statutinense.

Per quanto riguarda gli Articolo 31 invece, sono formati da J-Ax e DJ Jad, si concentravano a riproporre in italiano i caratteri distintivi del rap di allora, quali freestyle e campionamento di ritornelli più noti. Il duo creò una crew chiamata Spaghetti Funk, focalizzata sul trovare un suono del rap più all’italiana.

Successivamente il rap e l’Hip Hop trovano la loro strada, e si arrivò così alla prima Golden Age del rap italiano, con rapper come Joe Cassano, Kaos One (come citato sopra), Uomini di Mare e altri. Dopo il decennio del 1990, il rap italiano si affievolisce un pò, ma la scena fortunatamente si risveglia, restando per ora, ancora underground.

Nel 2006 invece, abbiamo la prima grande svolta: i primi rapper underground riescono ad ottenere contratti discografici con alcune major, quali Mondo Marcio, Fabri Fibra e Club Dogo. I MV dei rapper iniziarono a venire trasmessi su MTV, i pezzi riuscirono a raggiungere anche i primi posti nelle classifiche. Dal 2007 iniziano ad affermarsi i primi rapper di stampo New School, sostenuti dall’ondata di fortuna che i rapper old school avevano conquistato.

È dal 2010 però, che si crea il fenomeno del rap mainstream, che conosciamo tutti e di cui vediamo protagonisti rapper come Emis Killa, Fedez, Salmo, Rocco Hunt e tanti altri. Alla scena mainstream, si oppone forte la scena underground, quindi vediamo artisti come Canesecco, Lowlow, Sercho, Luca J, Nick Sick e Mostro, considerati emergenti.

(Sotto lascio un esempio di new school: NSP (Lowlow, Sercho, Luca J) – Rambla da Socia Mixtape)

Tecnicamente, questi termini in America sono usati diversamente, per Old School si intende il periodo dal 1980 al 2000, mentre New School va dal 2000 fino ad oggi, più o meno; in Italia è più difficile fare una divisione precisa e netta, perchè non abbiamo eventi di rilievo che ci segnino la nascita della New School. Il passaggio è stato abbastanza graduale, e alla fine, non serve a nulla separare le due scuole. All’epoca (o forse dovrei dire “Ai miei tempi..“) la divisione tra le due scuole inizialmente era usata come critica più che distinzione vera e propria. C’era una sorta di accanimento verso la parte New School, che col tempo è andato ad affievolirsi, grazie anche all’arrivo di nuovi fan e al ricambio generazionale. Nella New School l’elemento principale è la sperimentazione, si abbandonano le cose semplicistiche (non in senso negativo) e si lascia spazio alla novità. In quegli anni, gli esponenti Old School usavano dire “l’Hip Hop è morto” perchè tutto questo sperimentare e allontanarsi dalla versione originale era visto negativamente. Fortunatamente l’Hip Hop non era ancora morto, e anzi, era più vivo che mai.

Un’altro esempio di new school: Ill Movement (Mostro, Nick sick, Yoshimitsu) – Pupille (da Tre Str*nzi mixtape)

L’articolo di stasera è finito. Vi ricordo di seguirmi su instagram (@btstag_) per eventuali aggiornamenti (articoli che saltano, articoli anticipati e via dicendo), e vi auguro una buona serata😊💜

[Rap 101] L’Hip Hop in America: il movimento che ha dato vita a una rivoluzione

Oggi, per la rubrica Rap 101, inizio col darvi un’infarinatura generale della storia dell’Hip Hop. Partirò con questo articolo che parla dell’America, e ne posterò altri due, uno sull’Italia (per ovvi motivi) e l’altro sulla Corea, perchè è sostanzialmente di Hip Hop coreano che ci occuperemo in questo blog.

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! 

Vi lascio al post, buona lettura!

L’Hip Hop nasce come movimento culturale per la libertà, nasce come forma di protesta. Era un periodo segnato in modo particolare dal razzismo (ancora di più di adesso), quando ancora le persone di colore dovevano cedere il posto sull’autobus ai bianchi e la popolazione era oppressa. In questi anni, circa nel 1960/70, nacque una lotta culturale che avrebbe cambiato l’America per sempre. E’ proprio in questo periodo che l’hip hop nasce, cresce e si afferma non solo come stile musicale, ma come movimento che vuole portare avanti la lotta per la parità di diritti. Già negli anni Settanta la musica Hip Hop inizia a nascere, ma si deve a Sugarhill Gang con “Rapper’s Delight” nel 1979, il primo successo mondiale di questa nuova musica. Questa canzone fu il primo singolo a raggiungere la Top40 sulla Billboard Hot 100.

Successivamente iniziano a nascere gang e crew, strettamente legate alla cultura hip-hop, e si diffonde in tutto il mondo, in particolar modo in Francia, che già nell’84 stava trasmettendo programmi interamente incentrati su questa musica.

Leggi anche: [Rap 101] Le basi dell’Hip Hop

Un altro fenomeno dell’Hip Hop (per come lo intendiamo noi) si vede all’inizio degli anni 90, grazie al successo del gruppo NWA, un’acronimo che sta per N* With Attitudes, che, ancora oggi, sono considerati uno dei gruppi più influenti nella storia. Il gruppo è nato a Compton, composto da Eazy-E, Dr. Dre, MC Ren, DJ Yella e Ice Cube. Il loro primo album, Straight Outta Compton, è considerato uno degli album più importanti nella storia, perchè ridefinì i canoni dell’Hip Hop e la traccia “Fuck Tha Police” attribuì a questi ragazzi, la fama di “gruppo più pericoloso al mondo” grazie anche ai testi di Ice Cube, che erano molto violenti ma sopratutto polemici.

Ovviamente ci sono molti altri rapper degni di nota durante questa Golden Age dell’HH americano, per esempio KRS-One o Rakim.

La nascita del”Hip Hop è un fenomeno complicato, perché la musica di questo genere si intreccia al movimento, e si deve non solo grazie a delle persone specifiche, ma anche grazie a molti altri artisti (e non) diversi. Per questo in questo articolo ne nomino pochissimi, mi sono permessa di fare una cernita, perché altrimenti l’articolo sarebbe diventato troppo lungo e sarebbe finito col diventare solo una lista di nomi; a noi, comunque, serve solo un’infarinatura generale per quel che riguarda l’America.

Non vado oltre, ma se siete interessati e volete conoscere tutto per filo e per segno vi consiglio di guardare Hip Hop Evolution, che è una serie di documentari che ripercorrono l’evoluzione del genere dagli anni ’70 agli anni 2000. Invece se volete saperne di più sugli NWA, vi consiglio il film Straight Outta Compton. La storia è abbastanza romanzata, con qualche piccola imprecisione, ma generalmente accurata.

L’articolo è finito quindi vi saluto qui, prima però vi ricordo che la settimana prossima (martedì) esce un nuovo articolo. Vi ricordo inoltre di seguire su Instagram la pagina del blog (btstag_) e vi auguro una buona serata. 💜

[Rap 101] Le basi dell’Hip-Hop

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️


L’Hip Hop, come sapete tutti, è sia un movimento culturale e sia un tipo di musica. É partito tutto dalla musica, per poi successivamente ampliarsi anche al resto. Negli anni 80 e 90, l’Hip Hop ha iniziato ad espandersi anche all’estero, uscendo dall’America e rendendolo un fenomeno mondiale, rivoluzionando il mondo musicale.

L’Hip Hop, si divide in quattro grandi categorie, chiamate “discipline”, che sono: 1. MCing, anche noto come il rappare. L’MC (letto all’inglese come “em si”) è un acronimo che sta per Master of Cerimonies (maestro delle cerimonie). I termini rapper ed MC vengono spesso confusi, ma un rapper non sempre è un MC mentre un MC è sempre un rapper: la cosa che queste due figure hanno in comune è la capacità di scrivere testi rap che abbiano un senso. L’MC in più, deve saper fare freestyle (cioè improvvisare rime).

L’MC generico critica di gusto fama e calibro senza un motivo oggettivamente valido. Spinto dall’evoluzione in corso non si dà mai per vinto, ricominciando battaglie che ha perso, convinto che questa causa in assoluto sia quella più adatta per investirci tempo ed energia.

Bassi Maestro – MC generico

2. DJing, è la disciplina dei DJ/beat-maker, che sono quelli che banalmente fanno le basi, i mixaggi e applicano degli effetti ad una traccia preesistente. 3. Writing, sostanzialmente street art e graffiti, anche chiamata Aereosol Art.

4. B-boying, sarebbe il ballo, molto “vistoso” e spettacolare. I ballerini sono chiamati “b-boy”

Sotto vi lascio un esempio di b-boying, due crew (una coreana e una americana) che si sfidano.

Devo però aggiungere che queste discipline si dividono in sottocategorie, vi do questa informazione perchè sembra molto limitante racchiudere tutto in quattro categorie. Alcuni considerano il beatboxing come il quinto elemento dell’hip hop, mentre altri preferiscono racchiuderlo in una delle sottocategorie, la scelta è libera e sta a voi decidere dove collocarlo!

Un altro elemento che fa parte dell’Hip Hop è la knowledge, la conoscenza, ed è molto importante. Questa knowledge, (considerata da alcuni l’elemento che unisce le quattro categorie) riguarda proprio la conoscenza della storia e di ciò che circonda e riguarda il movimento. Ed è proprio su questo che si baserà questa rubrica, la conoscenza della storia e delle basi. Per farvi capire meglio cosa sia la knowledge, vi porterò un esempio vicino a noi ARMYs. Non so quanti di voi abbiano visto il programma American Hustle Life che vedeva protagonisti i BTS, ma è proprio su questa knowledge che è incentrato il programma (per quanto, a volte, si sfoci nel cringe). La Big Hit (adesso Hybe) ha ingaggiato persone che sono state parte della storia, e che quindi, dovrebbero avere una buona conoscenza. In alcune scene del programma però, mi è quasi sembrato che alcune di queste “leggende” più che interessate a diffondere la storia e la conoscenza dell’Hip Hop, fossero interessate a sminuire gli altri e a mostrarsi superiori. Se togliamo le parti un po’ più imbarazzanti da guardare (ad esempio lo shooting del music video con le ragazze), dovremmo avere tutto sommato un programma che spiega cosa sia l’Hip Hop non solo ai BTS, ma anche agli spettatori. Una parte fondamentale della knowledge è saper diffondere il corretto messaggio, cosa che nel programma non è avvenuta del tutto, nonostante ci fossero persone “qualificate” per farlo. I ragazzi, sopratutto la rap line, erano già nel mondo dell’Hip Hop e, fortunatamente, qualcosa già sapevano, ascoltavano questo tipo di musica, facevano gare e tutto quello che circonda questa cultura. (Ne parleremo in futuro)

Non vado oltre per ora, e concludo qui l’articolo per stasera. Vi ricordo di seguirmi su Instagram (btstag_) per non perdervi gli aggiornamenti sul blog. Se avete domande, suggerimenti, critiche, o qualsiasi altra cosa, sentitevi liberi di mandarmi un messaggio li. Vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona serata. 💜