J-Hope in Luv [Boy in Luv]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! 

Oggi posto un articolo un po’ più breve del solito, ma penso possa risultare interessante in vista di quello della settimana prossima. Stavolta però, non è tutta farina del mio sacco, e dobbiamo ringraziare @personafy_ su Twitter. Mi ha dato il permesso di tradurre un suo commento, ovviamente spiegherò un po’ di più di quello che lei ha scritto, dato che 280 caratteri sono pochi. Detto questo, vi lascio all’articolo! Buona lettura 💜

Nota dal futuro: Nel 2023, la ragazza che mi ha permesso di tradurre il suo tweet ha eliminato e cambiato account a causa di alcun* solo-stan che l’avevano presa di mira, quindi il link al suo account non è più funzionante. Purtroppo dati gli eventi, eviterò di condividere il nuovo link al suo nuovo profilo per evitare che venga presa di nuovo di mira.

Oggi parliamo di Boy in Luv, in particolare della parte dove J-Hope dice “가나다라마바사하 hakuna matata”. La parte in coreano corrisponde alle consonanti dell’alfabeto unite alla lettera A: questo è un esercizio che viene fatto fare ai bambini quando devono imparare a unire e formare i blocchi sillabici in coreano. Corrisponde quasi al nostro alfabeto, infatti nelle traduzioni viene spesso tradotto con “ABCDEFGH”. Questo verso, se preso nell’insieme della canzone, vuole rappresentare come i teenagers si comportino come bambini cresciuti. Ecco perché rappa le consonanti con la ㅏ (A), per puntare il dito contro l’immaturità e della dissonanza tra i giovani.

Boy in Luv è una canzone provocante, dove, non solo il ragazzo confessa i propri sentimenti alla sua crush, ma riflette anche il modo di pensare dei ragazzi di quell’età (al di sotto dei 20 anni). Il verso precedente di Hobi recita così: “If it’s with you, I think I can go to a good college” che sarebbe “se è per te, penso di poter entrare in un buon college”. Il ragazzo quindi, che si sta confessando, vuole stare con la ragazza di cui è innamorato per sempre, entrare perfino nella stessa università per stare con lei. La ragazza lo rifiuta (deduce @personafy_ su Twitter) e gli dice che è troppo giovane per essere innamorato di lei. Quindi, è come un tira e molla, una scenetta: se la ragazza vuole trattarlo come un bambino e fare la persona infantile, allora lui (il ragazzo innamorato) si comporterà da bambino per ottenere le sue attenzioni e giocare allo stesso gioco.

Secondo uno dei commenti al tweet originale di @personafy_ la frase che viene subito dopo a “가나다라마바사하” è una frase swahili, “hakuna matata” che, come ci insegna il Re Leone, significa “no problem” oppure qualcosa del tipo “fregarsene” (o, come ben sappiamo: senza pensieri), quindi secondo la sua interpretazione Hobi era stanco di cercare le attenzioni della ragazza che continuava a prenderlo in giro in modo infantile, quindi ha lasciato perdere. Una delle frasi che hanno usato nella loro discussione è “if you don’t wanna be mine, I’ll let you go” che si tradurrebbe letteralmente con “se non vuoi essere mia, ti lascio andare”, ma hanno sottolineato il tono rude della frase.

Ringrazio molto la ragazza che mi ha lasciato scrivere un’articolo sulle sue interpretazioni e ringrazio voi che siete arrivati fino alla fine dell’articolo. Vi ricordo come sempre di seguirmi su Instagram (@btstag_) per eventuali aggiornamenti e vi auguro una buona serata. 💜

I rapper della Vocal Line – Jin e Jungkook [PARTE 2]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Oggi abbiamo un’articolo un po’ più leggero e meno serio, infatti trattiamo di come i rapper della vocal line abbiano eseguito ddaeng (땡). Ma passiamo subito al dunque: cos’è una vocal line?

La vocal line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i cantanti. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la rap line, ecc. La vocal line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da Jimin, V (Taehyung), Jungkook e Jin. Vi lascio all’articolo, buona lettura!

Tutti conosciamo la mitica ddaeng (땡), e nel caso non la conosceste vi lascio qui il video su Soundcloud:

Di solito quando analizzo dei rapper tendo a puntare molto sui testi e sulle capacità di scrittura. Il testo purtroppo, non è scritto da loro ma dalla rapline (RM, Suga, J-Hope) quindi non parlerò di queste cose (tipo incastri, rime e giochi di parole).

𝗦𝗲𝗼𝗸𝗷𝗶𝗻

Lo stesso che ho detto per Jimin nello scorso articolo vale per Jin, anche il suo stare fuori tempo (nelle altre esibizioni) è dato dalla scarsa praticità col genere e con la velocità delle sillabe. Jin ha anche il problema di non avere un flow proprio, ogni volta che rappa lo fa nello stesso modo. Stranamente, non è una cosa che risulta fastidiosa (almeno per me) nonostante di solito io tenda a insistere tanto sulle variazioni del flow. Jin ha delle caratteristiche vocali magnifiche quando canta, e mi piacerebbe le usasse anche quando rappa, renderebbe il suo rap qualcosa di speciale. Il problema con Jin e Jimin è l’assenza di “pratica” (non dico che non si sono esercitati, dico che non rappano costantemente come la rap line) che si sente un po’ ma non è fastidiosa. Jin quando rappa prova ad imitare quello che fanno i rapper nella canzone (quindi usare il loro stesso flow) ed è questa la cosa che lo frega, perché come dico sempre, ogni rapper ha una capacità vocale diversa, sa sfruttare diversamente la voce, il flow è personale, e copiando quello degli altri si crea una specie di “brutta copia”. Però in ddaeng, nonostante faccia la stessa cosa, non suona male, anzi!

𝗝𝘂𝗻𝗴𝗸𝗼𝗼𝗸

Jungkook come rapper ha tutto quello che a un rapper serve per essere un Rapper con la R maiuscola.‪ Non vorrei stare qui ad elogiarlo e basta perché con gli altri sono stata abbastanza cattiva, ma oggettivamente non trovo un punto che non sia positivo nel suo modo di rappare. Non ha i problemi degli altri col flow, non è timido e non si esalta troppo. Non so se effettivamente gli piaccia rappare o lo faccia solo perché noi fan glielo chiediamo da anni e anni e anni, ma, se anche non gli piacesse non ce lo fa proprio capire. Oltre a divertirsi sta attento a non uscire fuori tempo e sopratutto: ci mette del suo. Nel video possiamo sentire che ricalca leggermente il flow che usa RM, ma gli serve solo come spunto, come base da cui partire per poi sviluppare il suo stile. È originale, suona “fresco” e leggero, ma mantiene un non so che che mi fa pensare “powerful”. Non saprei come spiegarvelo, perché è proprio l’attitude che ha mentre rappa a renderlo così powerful ma allo stesso tempo leggero. Lo aiutano tanto anche le caratteristiche vocali che ha, conosce bene la sua voce, la sa sfruttare e sa come deve usarla per rendere un determinato tipo di effetto. Jungkook quando canta sa trasmettere emozioni, e quando rappa non è da meno (!) appunto perché non “copia”, non imita. Ad essere sincera, mi rode un po’ non aver trovato nessun punto debole nel rap di Jungkook (non per chissà quale motivo astruso) perché non rappava da secoli. Pensandoci meglio però, mi rendo conto che aveva già delle basi (perché all’inizio rappava e ce lo ricordiamo tutti) che una volta acquisite è difficile perdere; certo, possono arrugginirsi, ma nel caso di Jungkook non è successo. Quando aveva appena debuttato era già un rapper migliore di molti rapper attuali nell’industria che vengono obbligati a rappare.

𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 Mi piacerebbe che venisse data ai ragazzi l’opportunità di scrivere un pezzo rap in modo da riuscire a “capirli” e ad analizzarli meglio come rapper però capisco non sia possibile!

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. 💜

I rapper della Vocal Line – Jimin e Taehyung [PARTE 1]

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Oggi abbiamo un’articolo un po’ più leggero e meno serio, infatti trattiamo di come i rapper della coal line abbiano eseguito ddaeng (땡). Ma passiamo subito al dunque: cos’è una vocal line?

La vocal line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i cantanti. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la rap line, ecc.La vocal line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da Jimin, V (Taehyung), Jungkook e Jin. Vi lascio all’articolo, buona lettura!

Tutti conosciamo la mitica ddaeng (땡), e nel caso non la conosceste vi lascio qui il video su Soundcloud:

Di solito quando analizzo dei rapper tendo a puntare molto sui testi e sulle capacità di scrittura. Il testo purtroppo, non è scritto da loro ma dalla rapline (RM, Suga, J-Hope) quindi non parlerò di queste cose (tipo incastri, rime e giochi di parole).

𝗝𝗶𝗺𝗶𝗻

Mi dispiace parlarne poco ma ha rappato veramente poco. Jimin non ha di certo una conoscenza del rap approfondita come la rap line, non ha basi sostanzialmente, non ha rappato prima d’ora (se non rare volte) quindi sono rimasta piacevolmente sorpresa. Di solito Jimin quando rappa è molto timido (tranne in Tony Montana, ma quella è l’influenza di Yoongi e il fatto che Jimin sul palco si trasforma) e tende a parlare piano. La timidezza di solito è uno dei fattori che causa l’andare fuori tempo, ma qui non succede: Jimin sta a tempo e lo fa pure abbastanza bene per non essere un rapper, sono molto contenta del risultato (nonostante cinque secondi siano pochissimi)

𝗧𝗮𝗲𝗵𝘆𝘂𝗻𝗴

A Taehyung piace rappare. Si vede, si sente, si percepisce. Ha pure fatto Cypher 3 da solo e penso che sia il biggest fan (dopo di me😂) della rapline. Prima di dirvi di Tae in ddaeng però, devo dirvi di Tae in cypher.

(Cypher inizia a 3.40)

[Tenete presente che il testo di Cypher è complicatino]

Taehyung in Cypher 3 non ha il problema che ha Jimin col flow, ma ha il problema del tempo. Vi spiego: quando guardo l’esibizione di Tae e proviamo a rappare con lui ci ritroviamo sempre in punti diversi. Anche ad orecchio, potete sentire che a volte va più veloce e si fa trascinare dalla base o va più lento. Il suo problema è che si gasa un botto, ma proprio un botto, e quando qualcuno si gasa (o si sente timido) di conseguenza perde la concentrazione e (se non è un rapper professionista) cade fuori tempo. Il problema di Cypher-Tae è proprio il gasarsi troppo, ma alla fine ci sta perché era un’esibizione just for fun. In Cypher possiamo sentire le variazioni di flow (presuppongo siano inconsce) che non sono copie del flow usato dai rapper della canzone originale. Questa esibizione è vecchia e ne sto parlando pure troppo, ma mi serve per farvi capire quanto sia migliorato.

In ddaeng Taehyung non ha più il problema di controllare il suo entusiasmo, o meglio, è riuscito a sfruttarlo per creare qualcosa di suo.‪ La sua parte ha le stesse parole della canzone originale ma suona diversa, perché, appunto, ci ha messo quello che una volta era la sua debolezza. È riuscito a controllarla e farla sua e grazie a questo è riuscito a creare un suo stile, qualcosa che appena senti dici “questo è Tae” e io adoro quando un rapper riesce a fare questa cosa, può piacere o può non piacere, ma non si può negare che sia oggettivamente migliorato e cresciuto. Come ho già detto alcune volte, il flow di un rapper dovrebbe essere estremamente personale, riflettere la creatività del rapper stesso e per questo prima quando parlavo di cypher ho sottolineato le variazioni di flow, e per questo dico che Taehyung è tutto sommato un buon rapper, perché riesce ad esprimersi con la sua creatività.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_) e pure su Twitter (sempre btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

[Rap 101] L’Hip Hop in Corea: da Hyun Jin Young fino ai BTS

Stasera, finalmente, siamo arrivati a parlare del rap e dell’hip hop coreano. Prima di iniziare vi ricordo che questo è un riassunto molto breve, ovviamente non sono stati nominati tutti quanti, e allo stesso tempo ho cercato di essere il più chiara ed esaustiva possibile. Detto questo, vi lascio all’articolo, buona lettura! 💜


Il rap in Corea, come quello italiano, è una trasposizione del rap americano, solo che non si distingue da esso solamente per sonorità e lingua, ma anche per la variazione che la cultura ha preso. In Corea, il rap prende parte a una grossa fetta della cultura, e infatti viene identificato come Hip Hop, nonostante ci sia una differenza. Il rap/HH coreano usa, come caratteristica principale, un “code switching“, cioè uno scambio costante tra inglese e coreano, grazie anche ad artisti americani-coreani. In Corea inoltre, si cerca inoltre di adottare elementi tradizionali della cultura, per distanziarsi e per non “copiare” semplicemente gli americani.

Leggi anche: L’Hip Hop in America: il movimento che ha dato vita a una rivoluzione

Purtroppo all’inizio ci sono stati molti episodi di “cultural appropriation” (tra virgolette solo perché è un’argomento molto controverso e non voglio aprire un discorso su questa cosa, in quanto non sarei in grado di parlarne propriamente), e ancora oggi è aperto il dibattito su questo argomento, molti sostengono che l’HH coreano sia solo una mera copia di quello americano, mentre altri sostengono il contrario, evidenziando le differenze e gli adattamenti di stile.

Un altro elemento del rap coreano è che, a differenza del rap italiano, in Corea sentiamo parlare di molte più rapper donne, non solo grazie al kpop che usa almeno un rapper o una rapper nei gruppi, ma anche grazie alla differenza dei temi trattati. Mentre in America e in Italia ci si trova ad avere a che fare con temi tipo donne, soldi e droga (ma non solo), in Corea ”non ci sono” droghe, quindi parlano di temi più “tranquilli” ad esempio raccontando storie. Il punto centrale però, non si è perso, perchè anche in Corea, l’Hip Hop è considerato uno strumento di protesta. Rapper come Drunken Tiger (gruppo), G-Dragon, Epik High (gruppo), RM, Agust D e J-Hope, Zico (per nominare alcuni recenti) e mille altri, usano il rap non solo come strumento per raccontarsi ed esprimere emozioni, ma anche per raccontare storie, e protestare.

Leggi anche: Il rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

I rapper coreani si dividono in generazioni, a differenza di quelli italiani e americani che si dividono semplicemente in Old School e New School. I primi rapper ad aver registrato canzoni considerate Hip Hop sono persone come Hyun Jin-Young (che è considerato il primo ad aver portato l’hip hop in Corea) e il gruppo Seo Taiji and Boys (서태지와 아이들), che, con il loro debutto, rivoluzionarono la musica coreana, non solo hip hop ma anche pop. Infatti, come ho detto sopra, il gruppo formato da Seo Taiji, Yang Hyun-sik e Lee Juno, nonostante le forti pressioni che la società e cultura coreana mettevano addosso ai giovani e le forti censure a cui erano soliti fare, riuscirono comunque a incorporare nelle loro canzoni una forte critica sociale. La loro canzone di debutto Nan Arayo (난 알아요) fu un successo, anche se inizialmente venne rigettata dai giudici del programma in cui la presentarono.

Però, se ci atteniamo alla definizione “pura” di rap (un discorso ritmico adattato alla musica) la prima canzone è stata Kimsatgat (김삿갓) di Hong Seo-beom (홍서범) nel 1989, ma non è stata la prima ad acquisire livelli abbastanza significanti di popolarità, infatti, parlando di popolarità, la prima è The story I want to tell you [너에게 들려주고 싶은 이야기 (Second Episode, 1991)] di 015B. Purtroppo, in pochi le conoscono, perchè queste canzoni hanno lasciato molto poco nella storia.

La storia dell’Hip Hop coreano però non inizia con Nan Arayo, come non inizia con Kimsatgat o The Story I want to tell you, non inizia con il rap e i DJs, ma inizia con il ballo. Infatti nasce nella seconda metà degli anni 80, nei club del quartiere Itaewon (이태원), vicino a Yongsan. Hyun Jin Young (현진영) era conosciuto non come rapper, ma come uno dei migliori ballerini. Infatti, debuttò in un gruppo chiamato Hyun Jin Young and Wawa, che gettò le basi per la formula ereditata dal gruppo successivo (Seo Taiji and the Boys) e anche gruppi come Deux (듀스). Questo gruppo, è considerabile come il primo vero hip hop group nella storia della k-music.

Attualmente, a causa del modo in cui l’Hip Hop è arrivato in Corea, viene mischiato al K-Pop, infatti molti rapper iniziarono a collaborare con gli idol, creando così un confine ancora più sottile tra Hip Hop e K-Pop. Gli artisti mezzi coreani e mezzi americani hanno preso un ruolo molto importante nell’introduzione della musica, infatti le loro abilità nell’inglese e la loro attitudine erano considerati un marchio che rappresentasse la loro autenticità. Infatti Tiger JK e Yoon Mirae hanno avuto un ruolo molto importante in questo, assieme ad altri artisti. Tiger JK oltre a formare il gruppo Drunken Tiger, ebbe un ruolo di fondamentale importanza, creando una crew chiamata Movement Crew, che vide nascere gruppi come Epik High e Dynamic Duo, portando così un senso di unità alla comunità hip-hop e portando questa cultura alla “luce”.

Sempre più gente si stava interessando, grazie anche all’influenza del gangsta rap americano degli anni 90, che rese questi rapper più crudi e tendenti a creare musica con del significato e dei messaggi. Yoon Mirae (una rapper per metà afroamericana e per metà coreana), aiutò molto nell’integrazione della black culture, sia per le sue radici, sia per il suo desiderio di esibirsi come rapper. A 16 anni ha debuttato nel gruppo Uptown, che ha poi abbandonato per formare un duo chiamato Tashannie (Tasha+Annie) assieme ad Annie Lee. Abbandonò anche questo duo, per proseguire da solista fino ad oggi.

Qui sopra vi ho lasciato un video dove sono presenti sia Tiger JK che Yoon Mirae, giusto per non metterne due divisi. Nella canzone è presente anche Bizzy.

A questo punto, o avrete chiuso l’articolo o vi starete chiedendo se in questa storia si parla dei BTS. Ebbene sì, anche i BTS fanno parte della storia dell’Hip Hop coreano. Con il loro debutto nel 2013 ci fu una sorta di “svolta” se così si può dire: vent’anni dopo l’arrivo di questa cultura in Corea, arrivarono rapper come RM, Suga e J-Hope; rapper che stavano, si, debuttando in un kpop group, ma che, a differenza di molti, avevano passato anni della loro vita immersi nella cultura Hip Hop. Hanno contribuito molto lottando a favore dei rapper che debuttano nei gruppi kpop, distruggendo i pregiudizi che vedevano il rap all’interno del kpop come “non autentico”. I BTS scrivendosi da soli le canzoni, hanno provato che la loro musica è autentica, e che parlano proprio delle loro emozioni e di se stessi. Ma non è solo questo il loro contributo, hanno anche iniziato a usare molti giochi di parole e addirittura il dialetto, in canzoni tipo Paldongangsan (팔도강산) dove non solo si distaccano dal rap americano ma introducono anche l’uso del dialetto per celebrare le loro città di provenienza. Ovviamente, non so se siano stati i primi a farlo, dato che non conosco il coreano, ma è il primo esempio che sento nominare quando si parla di questa introduzione.

L’articolo è finito, so che è un po’ più lungo del solito ma per quanto riguarda la storia dell’Hip Hop coreano mi sono sentita in dovere di tagliare meno parti possibile (a differenza di Americano e Italiano che servivano solo a gettare un po’ le basi). Vi ricordo di seguirmi su Instagram (@btstag_), per eventuali aggiornamenti. Vi ricordo anche che se avete suggerimenti per articoli, o domande, o qualsiasi altra cosa riguardante il blog potete sempre mandarmi un messaggio privato sui social, sono sempre disposta ad ascoltare 🥰 Vi ringrazio per essere arrivati fino a qui e vi auguro una buona serata.

Una marcia attraverso la cultura coreana: Daechwita di Agust D [PARTE 2]

Buonasera a tutti! Prima di lasciarvi proseguire con l’articolo, vi ricordo che se l’avete persa, potete trovare la prima parte di Daechwita sul blog. Vi consiglio di andarla a leggere prima di leggere questa! Non vi trattengo ancora, vi lascio al post, buona lettura!

Leggi anche: Daechwita di Agust D [PARTE 1]


Questi riferimenti alla cultura (di cui abbiamo parlato la volta scorsa) dove si parla di figure controverse, vengono sfruttati a pieno in questa canzone, ma realizzati in pieno dopo aver sentito la trilogia completa, assieme alle canzoni come Amygdala e Haegeum.

Nel testo inoltre, oltre a riferimenti sulla cultura, troviamo anche molte parti auto-celebrative o di dissing, per esempio “flexing i don’t have it, I don’t need it, who’s the king, who’s the boss”, visivamente rappresentata dal fatto che nelle riprese di Agust D biondo, è spesso inquadrato dal basso verso l’alto, per farlo sembrare perennemente in una situazione di potere, come se noi ne fossimo davvero i sudditi.

Nel video alla fine vediamo re Yoongi che ordina di fare il rituale per uccidere Yoongi schiavo. In realtà Yoongi schiavo riesce a liberarsi e a sparare a re Yoongi. Questa cosa mi ha colpito molto, e la ritroviamo sia all’interno del testo, quando dice “I got everything I wanted, what’ll make me more content? The things I wanted, clothes, then money, then what’s next? Here comes my reality check: there’s nowhere higher” e sia nei suoi altri lavori, tipo Interlude:Shadow. Visivamente questa parte è rappresentata quando, durante il confronto tra i due Agust D, quello coi capelli neri inizia a muovere la testa a ritmo assieme ai sudditi, rappresentando un rovesciamento del potere e rappresentando che il “King” diventa lui al posto del biondo.

Il main theme della canzone sembra essere a primo impatto l’ambizione (uno dei punti centrali nei testi più auto-celebrativi di Yoongi) ma andando a leggere il testo notiamo che in realtà è un po’ più complesso di così.

La teoria più quotata dagli ARMYs nel 2020 era che il re Yoongi (dinastia Joseon) rappresenti il se stesso del presente, che ha realizzato tutto quello che voleva, mentre Yoongi schiavo è il se stesso prima della fama. Alla fine si vede che re Yoongi non riesce ad uccidere Yoongi schiavo, ma anzi succede il contrario. Questo perché si pensa che Yoongi non vuole perdere “il suo vero io”, e che non si farà “corrodere” dalla fama. Cosa che, ad oggi nel 2023 sappiamo non essere vera, infatti ne abbiamo parlato in Hageum.

Ma perché vi dico queste cose che col testo e col rap c’entrano ben poco? Per farvi capire che nonostante non sembri, il punto forte di questo testo è che è si, un testo auto-celebrativo, ma allo stesso tempo è molto aperto e lascia a noi l’interpretazione: in pratica, in questo caso, sentiamo quello che Yoongi vuole dire ma sentiamo anche quello che “vogliamo”. Specifico questo perché non siamo abituati a sentire questo tipo di cose nel rap, di solito c’è poco spazio per l’interpretazione. I rapper tendono ad essere diretti, e dire le cose senza tanti giri di parole, senza tanti “riferimenti”. Anche Yoongi è diretto, dice le cose come stanno, ma lascia spazio all’ascoltatore. Sa che dall’altra parte c’è chi ascolta, e a suo modo lo rende partecipe delle proprie emozioni, anziché esprimerle e basta.

Nel 2023, dopo aver scoperto tutta la storia, scopriamo che i diversi Yoongi/Agust D non sono altro che diversi alter-ego creati dalla mente di Yoongi. Daechwita era un brano ad interpretazione aperta solo perchè la storia ancora non era completata. Vi consiglio di leggere gli articoli che sono presenti sul blog per le altre due canzoni.

Leggi anche: La persona dietro Agust D: L’Amygdala di Min Yoongi

Per concludere, Yoongi con questo brano, ha fatto davvero un’ottimo lavoro, come sempre (mi sentirei di aggiungere), è molto difficile unire tradizione, innovazione e originalità in questo modo.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo per aver letto l’articolo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

Si ringrazia @kir_aart per l’aiuto 💜

La persona dietro Agust D: L’Amygdala di Min Yoongi

Buonasera! Eccoci con la seconda canzone nella trilogia Daechwita-Haegeum-Amygdala! So che siete curiosi quindi vi lascio andare subito, ma prima vi ricordo che l’articolo che riguarda Haegeum è già disponibile sul blog. Detto questo non vi trattengo oltre, vi lascio al post, buona lettura!

Leggi anche: Uccidere o essere uccisi, L’Haegeum di Agust D [해금]


Oltre ai temi trattati in Daechwita e Haegeum, abbiamo Amygdala a raccontarci l’ultimo capitolo di questa trilogia (quadrilogia, se contiamo la canzone Agust D). Amygdala è una delle canzoni più coraggiose che io abbia avuto il piacere di ascoltare, dove Yoongi mette a nudo le sue emozioni (la sua amigdala) e cerca di processare il dolore e muoversi in avanti guardando indietro.

Ma cos’è l’amigdala? In parole povere, è la parte del cervello che processa emozioni e ricordi traumatici, ma serve a proteggere noi stessi, facendoci riconoscere emozioni negative o che possono portarci dolore o rabbia.

Yoongi in questa canzone, ma anche nella vita in generale, è sempre stato molto aperto sulle sue esperienze per quel che riguarda la salute mentale, e con Amygdala si espone ancora di più e ci racconta la vita di Yoongi dietro l’artista di fama mondiale. In questa canzone, Yoongi sceglie, di sua spontanea volontà, di mostrarci tutto coi suoi tempi.

La canzone, in un mix tra rock e hip hop, ci porta attraverso i traumi che il rapper ha vissuto durante gli anni della sua vita. In questo caso, gli effetti usati sulla voce di Yoongi gli conferiscono un tono quasi implorante “my amygdala, please save me, please save me” e ci conferisce il senso di disperazione che lui ha provato durante quei momenti. A partire dall’operazione della madre, continuando con il cancro del padre e andando avanti con il suo incidente, il testo e il video, ancora una volta in questa trilogia, aiutano a far recepire il messaggio. Difficile che venga voglia di riascoltarla in replay, dato che presumo la maggior parte di noi sia sulla stessa barca e questo tipo di “exposure therapy” è un po’ difficile da attraversare, ma nonostante tutto ci mostra quello che deve mostrare e ci propone un viaggio nella vita privata di Min Yoongi, non di Agust D, non del rapper, non di Suga, ma della persona in se.

Ma cosa ci sta mostrando? Ci sta mostrando tutti gli eventi traumatici che hanno portato alla creazione di Agust D, il suo alter-ego “al contrario” (Dt Suga). Agust D nasce da una forma di “psicosi”, anche meglio nota come “distacco dalla realtà”, rappresentata da lui chiuso all’interno della stanza, che guarda tutto attraverso una porta che a volte è aperta, a volte è chiusa, Agust D nasce come bisogno, un bisogno di Yoongi di reagire, di avere un meccanismo di autodifesa e di aiutare la sua amigdala a processare i suoi traumi e guarire da essi.

La cicatrice sull’occhio come segno fisico e rappresentazione dell’invidia e della gelosia verso le persone che hanno una vita “normale”, ci viene mostrato con il taglio col taglierino e la ritroviamo anche a 2.30 nel music video di Haegeum, che può inizialmente passare inosservato: “Everyone has been blinded by envy and jealously”. In questa parte si rappresenta il “blinded”, l’accecato, due volte: una dal sole, e una da se stesso in Amygdala, per l’invidia e la gelosia di chi aveva una vita normale, non traumatica, perennemente libera dalla disperata domanda “perchè a me?”.

A distanziare ancora Yoongi/Agust D dagli altri, abbiamo le mandorle. Yoongi ne mangia una, ricollegandosi al libro che stava leggendo mentre era a In The Soop, chiamato, appunto Almond di Won-Pyung Sohn. Nel libro, la madre del protagonista gli fa mangiare le mandorle, per aiutarlo con la mandorla che ha nel cervello, proprio l’amigdala, che purtroppo, non si è formata bene (Amigdala in greco significa proprio mandorla). Quello che si può intuire da questo, è che lui sta cercando di mangiare le mandorle per aiutarsi più in fretta a processare le emozioni e i traumi.


Anche per stasera, l’articolo è finito. Vi lascio andare ma ovviamente prima vi ricordo di seguirmi su Instagram (btstag_), dove vi avviso riguardo la pubblicazione di post (se saltano, se vengono spostati, ecc…) e vi ricordo che settimana prossima parliamo di Daechwita. Vi auguro una buona serata!

Uccidere o essere uccisi, L’Haegeum di Agust D [해금]

Buonasera a tutti! Stasera abbiamo un nuovo articolo su Haegeum, canzone che ha letteralmente fatto strage sia tra i Yoongi-stan, sia per gli amanti del rap. Vi lascio subito all’articolo senza trattenervi oltre, buona lettura!

Partiamo subito dall’inizio ancora prima di parlare della canzone Haegeum in se. Cos’è l’Haegeum? Come per Daechwita (che era un genere musicale), in questa parola troviamo dei riferimenti musicali: l’Haegeum è uno strumento tradizionale coreano che assomiglia ad un violino, ma che ha un suono diverso.

In Daechwita Yoongi ha usato il sample di un “vero daechwita”, usando il pansori (판소리, un genere di narrazione musicale coreana) e il kkwaenggwari (꽹과리, un tipo di gong piatto), questi però vengono usati per le marce dei soldati. Mentre l’haegeum (해금) viene usato solo per festival, riti e celebrazioni reali. Questa differenza espressa attraverso i titoli possiamo trovarla anche nei music video e nelle canzoni. Se in Daechwita quello che vedevamo era una guerra, in Haegeum quello che vediamo è una celebrazione.

Una celebrazione di cosa? Una celebrazione del fatto che finalmente abbiamo liberato qualcosa che prima era proibito, abbiamo sbloccato nuove potenzialità e una nuova visione del mondo.

Per quel che riguarda il testo, dobbiamo prima parlare un po’ del video, in cui troviamo riferimenti a vari film, che aiutano a raccontare la storia che cerchiamo di ascoltare nella canzone. Il primo (per palesità) è il riferimento al film Dark Knight di Christofer Nolan. Il secondo riferimento è proprio a Daechwita. Nel film Dark Knight, Joker rappresenta tematiche come il caos e l’anarchia. Joker rappresenta quel lato del mondo che noi vediamo costantemente, e con cui siamo perennemente a contatto senza mai porci domande, come dei pesci in un boccione d’acqua.

Un’altro riferimento che abbiamo è quello a Scarface, e più nello specifico Tony Montana nella vasca. Mentre Tony muore in una vasca con una statua e la scritta “the world is yours” (rendendola una morte abbastanza ironica), Yoongi sopravvive e si libera. Le azioni distruttive di Tony Montana sono anche legate alla sua ambizione di essere al top (vi ricorda qualcosa? Interlude: Shadow forse?). L’immaginario di Tony Montana e dell’essere al top o l’essere il boss sono ricorrenti come temi nella musica di Yoongi. A differenza di Tony però, Yoongi sopravvive e si libera di quelle che sono le emozioni più pericolose, rappresentando così (con la sua sopravvivenza ma la morte del suo alter-ego) che il tuo stesso successo può rappresentare la tua stessa caduta e la tua fine.

La corruzione nel video è rappresentata, visivamente e musicalmente, mostrando non solo la corruzione del luogo, ma anche del potere che dovrebbe proteggerla (polizia), e della corruzione di ogni singolo individuo all’interno del posto. Anche le azioni stesse di Yoongi sono quelle di una persona corrotta (nel video). Vediamo infatti, Yoongi che esce dalla stazione di polizia e un poliziotto che lo saluta pure, come se lo conoscesse, insinuando che i ricchi controllano la legge e fanno un po’ come vogliono.

Yoongi partecipa attivamente alla società rovinata e rovinosa che vediamo nel video attraverso l’uso delle bacchette rosse (che, fun fact, si dice che le bacchette rosse scaccino gli spiriti dei morti). Le bacchette rosse da Yoongi vengono usate prima per uccidere e poi per mangiare, rendendolo parte integrante di un sistema capitalista che per sopravvivere, ci ha resi sia vittime che carnefici. La nostra esistenza è basata su questo ciclo infinito.

Questo ciclo è rappresentato anche dal simbolismo del pesce rosso nel boccione d’acqua. Vivi abbastanza a lungo da morire in acqua o muori ucciso da quelli che bevono l’acqua attorno a te. I pesci, quando sono rinchiusi in spazi così piccoli, si dice perdano la memoria ogni 7 secondi, a rappresentazione della domanda “siamo davvero liberi?”. Questo questionare è costante, come è costante il ciclo in cui siamo costretti a vivere. È davvero libertà questa?

La libertà di espressione
Potrebbe essere causa di morte per qualcuno,
La considereresti ancora una libertà?

Hageum

Tornando alla musica, Haegeum notiamo subito che è molto più ripetitiva di Daechwita, rendendola più intensa e aggiungendo ulteriore significato alle cose dette sopra sulla continua ripetizione di un ciclo. È un monologo, che non offre variazioni di flow o di rime e schemi musicali, che, di nuovo, serve ad aggiungere alla narrativa del “questa è una cosa ordinaria da tutti i giorni che facciamo senza manco pensarci”. Per quel che riguarda il beat ci troviamo davanti ad una base che è si, forte, ma allo stesso tempo ci permette di perderci all’interno della canzone, senza sbatterci fuori da essa.

Hageum è una canzone che, dal video alla musica, è stata creata su misura come forma di protesta verso tante cose, prima tra tutte un sistema che funziona a discapito delle persone che devono continuare ad usarlo. La schiavitù a volte è velata, e la protesta non va solo contro al sistema, ma anche a noi che siamo schiavi di noi stessi (parleremo settimana prossima di amygdala).


Vi ringrazio per aver letto il post di stasera, come sempre vi ricordo di seguirmi su Instagram (btstag_) per non perdervi annunci o avvisi riguardo la pubblicazione dei vari articoli. Vi auguro una buona serata! 💜

La Rap Line dei BTS: J-HOPE

Cos’è una rap line? La rap line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i rapper. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la vocal line, ecc. La Rap Line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da RM (Namjoon), J-Hope (Hoseok) e Suga (Yoongi). In questo articolo parlerò di J-Hope, sul blog è già presente un’articolo in cui parlo di RM e un altro in cui parlo di Suga. Questo di J-Hope è l’ultimo di questa miniserie, dalla prossima volta inizieremo ad addentrarci un po’ di più nel profondo. Vi lascio all’articolo, buona lettura!


Come prima cosa, dovete sapere che Hoseok all’inizio non era un rapper, ce lo hanno detto proprio i BTS. Hobi al momento è un rapper straordinario, non solo perché in soli pochi anni è riuscito a sviluppare la tecnica e un suo stile particolare, ma anche perchè uno dei pochi rapper ad essere completamente originale, come lui non c’è nessuno, né nel kpop né nel mondo. La cosa che (personalmente) mi stupisce sempre di lui è che è un rapper che sa adattarsi a qualsiasi cosa, e quando dico qualsiasi cosa, intendo davvero qualsiasi cosa: il suo è uno stile molto “allegro”, nonostante questo, brilla anche in pezzi come Outro:Tear, che sono fuori dal suo “spettro”.

Ogni rapper prende spunto da altri rapper o stili che sono stati importanti per lui, rendendo propria una caratteristica che gli piace di questi rapper e mettendola nei loro pezzi, se Namjoon e Yoongi amano particolarmente un determinato stile e si nota, per Hoseok questa cosa non succede. Hobi prende spunto da artisti che ha nominato in Hip Hop Phile (힙합성애자), ma riesce ad amalgamarli benissimo al suo stile personale e non si nota per niente a meno che qualcuno non abbia un orecchio molto molto allenato.

Il punto forte di Hobi è anche il fattore “sperimentazione”: non si chiude solo su qualcosa di fisso, ma tende a variare molto. Ad esempio, aggiungendo delle parti dove canticchia un po’ di più. Hobi comunque non lascia spazio ai dubbi, fa rap con tanta naturalezza che emana un energia unica. Qui sotto vi lascio un’esempio dall’ultimo (non più ultimo) comeback: Ego è una canzone proprio nel suo stile, quello che percepisco (personalmente, ovvio) è che in questo stile molto più upbeat (inteso nel senso di cheerful, allegra), si senta molto più a suo agio.

L’articolo è quasi finito, come questa mini-serie, quindi tiriamo le somme, vi va?

Prendendo singolarmente ogni elemento della nostra rap line notiamo come ognuno brilli in una cosa diversa: Namjoon nei testi, metrica e nel flow, Yoongi nei “sentimenti”, nel flow e nella velocità e Hobi nella capacità di adattamento e la sperimentazione. Se noi uniamo queste cose, notiamo come ognuno di loro riesca a sopperire alle “lacune” (che non sono lacune, ma dovrete passarmi il termine perchè non ne ho trovato uno che esprimesse bene il concetto) degli altri. Sono un trio perfetto e si completano a vicenda. Singolarmente sono rapper unici e imbattibili, ma uniti creano qualcosa di straordinario. Tutti e tre hanno tutte le carte in regola per essere definiti Rapper con la R maiuscola; nel rap non c’è nessuno come loro che riesca a unire tecnica (con tutte le cose che ne derivano tipo flow, rime, ecc) ed emozioni nel modo in cui lo fanno loro.

Prima di andare, come al solito, vi ringrazio per essere arrivati fino alla fine dell’articolo, e per averlo letto. Vi ricordo che potete trovarmi per domande e suggerimenti su Instagram (btstag_) e da stasera pure su Twitter (sempre btstag_), inoltre sui social vi avviso riguardo alla pubblicazione degli articoli, se saltano, se vengono posticipati e cose del genere, quindi vi ricordo di seguirmi, in modo da restare sempre aggiornati. Grazie mille di nuovo, vi auguro di passare una buona serata. 💜

[Rap 101] Il rap in Italia: dai Sangue Misto alla New School

Oggi, per la rubrica Rap 101, continuiamo con la mini serie alla scoperta della storia del rap e dell’Hip Hop. La scorsa volta avevo parlato dell’Hip Hop Americano, oggi invece ci occupiamo del rap italiano. La prossima volta parleremo finalmente di quello coreano.

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️

Vi lascio all’articolo, buona lettura!


Il rap italiano sostanzialmente nasce come trasposizione del rap americano. Da noi in Italia, il rap nasce e si sviluppa solo dai primi anni 90, circa 20 anni dopo, più o meno, la sua nascita in America. In quegli anni le sonorità erano molto semplici, però vennero abbandonate quasi subito con artisti del tipo Bassi Maestro. Kaos One, ecc. che avevano un loro stile unico e ben definito. I maggiori esponenti del rap italiano, negli anni 90, erano gli Articolo 31 e i Sangue Misto. I Sangue Misto nel 1994, pubblicarono SxM, un album veramente ben fatto per l’epoca: le produzioni molto curate da DJ Gruff, accompagnano i testi di Deda e Neffa, creando così un buon rapporto tra rapper e beat. Si avvicina molto all’East Coast statutinense.

Per quanto riguarda gli Articolo 31 invece, sono formati da J-Ax e DJ Jad, si concentravano a riproporre in italiano i caratteri distintivi del rap di allora, quali freestyle e campionamento di ritornelli più noti. Il duo creò una crew chiamata Spaghetti Funk, focalizzata sul trovare un suono del rap più all’italiana.

Successivamente il rap e l’Hip Hop trovano la loro strada, e si arrivò così alla prima Golden Age del rap italiano, con rapper come Joe Cassano, Kaos One (come citato sopra), Uomini di Mare e altri. Dopo il decennio del 1990, il rap italiano si affievolisce un pò, ma la scena fortunatamente si risveglia, restando per ora, ancora underground.

Nel 2006 invece, abbiamo la prima grande svolta: i primi rapper underground riescono ad ottenere contratti discografici con alcune major, quali Mondo Marcio, Fabri Fibra e Club Dogo. I MV dei rapper iniziarono a venire trasmessi su MTV, i pezzi riuscirono a raggiungere anche i primi posti nelle classifiche. Dal 2007 iniziano ad affermarsi i primi rapper di stampo New School, sostenuti dall’ondata di fortuna che i rapper old school avevano conquistato.

È dal 2010 però, che si crea il fenomeno del rap mainstream, che conosciamo tutti e di cui vediamo protagonisti rapper come Emis Killa, Fedez, Salmo, Rocco Hunt e tanti altri. Alla scena mainstream, si oppone forte la scena underground, quindi vediamo artisti come Canesecco, Lowlow, Sercho, Luca J, Nick Sick e Mostro, considerati emergenti.

(Sotto lascio un esempio di new school: NSP (Lowlow, Sercho, Luca J) – Rambla da Socia Mixtape)

Tecnicamente, questi termini in America sono usati diversamente, per Old School si intende il periodo dal 1980 al 2000, mentre New School va dal 2000 fino ad oggi, più o meno; in Italia è più difficile fare una divisione precisa e netta, perchè non abbiamo eventi di rilievo che ci segnino la nascita della New School. Il passaggio è stato abbastanza graduale, e alla fine, non serve a nulla separare le due scuole. All’epoca (o forse dovrei dire “Ai miei tempi..“) la divisione tra le due scuole inizialmente era usata come critica più che distinzione vera e propria. C’era una sorta di accanimento verso la parte New School, che col tempo è andato ad affievolirsi, grazie anche all’arrivo di nuovi fan e al ricambio generazionale. Nella New School l’elemento principale è la sperimentazione, si abbandonano le cose semplicistiche (non in senso negativo) e si lascia spazio alla novità. In quegli anni, gli esponenti Old School usavano dire “l’Hip Hop è morto” perchè tutto questo sperimentare e allontanarsi dalla versione originale era visto negativamente. Fortunatamente l’Hip Hop non era ancora morto, e anzi, era più vivo che mai.

Un’altro esempio di new school: Ill Movement (Mostro, Nick sick, Yoshimitsu) – Pupille (da Tre Str*nzi mixtape)

L’articolo di stasera è finito. Vi ricordo di seguirmi su instagram (@btstag_) per eventuali aggiornamenti (articoli che saltano, articoli anticipati e via dicendo), e vi auguro una buona serata😊💜

La Rap Line dei BTS: Suga

Nota: Vi ricordo che questo è un articolo del 2020, revisionato e aggiornato al 2023 ma NON riscritto. Per il momento sto ripubblicando i vecchi post, uno alla settimana, ma arriveranno anche quelli nuovi, non preoccupatevi! Vi lascio al post, buona lettura ☺️


Cos’è una rap line?

La rap line è una sub unit di un gruppo che comprende solo i rapper. I gruppi kpop di solito sono divisi in cantanti, rapper e ballerini, per questo si creano delle specie di sub-unit, chiamate “line”, e ce ne sono tante, ad esempio la dance line, la vocal line, ecc.

La rap line di cui si parla in questo blog è quella dei BTS, formata da RM (Namjoon), J-Hope (Hoseok) e Suga (Yoongi). In questo articolo parlerò di RM, e ci saranno altri due articoli che parleranno rispettivamente di J-Hope e Suga.

Leggi anche: [Thread] La Rap Line dei BTS: RM

La prima cosa che notiamo nel rap di Yoongi è il modo in cui recapita o “delivera” (passatemi il termine, da deliver, consegnare, in inglese) le emozioni. Quando lui rappa tutti riescono a capire quello che vuole dire. Ad esempio, con First Love o the Last, ti fa sentire dentro alla scena, anche se non parli coreano. Ti coinvolge molto, e ti sembra proprio di essere li con lui mentre le cose succedono, o addirittura di essere tu il protagonista della storia. Per portarvi un esempio personale e abbastanza recente (non più recente, ormai), vi dirò di quando è uscita Shadow, mi ero dimenticata che ci fossero i sottotitoli in inglese, quindi la prima volta che l’ho sentita l’ho fatto senza sapere di cosa stesse parlando, e stavo letteralmente affogando in una valle di lacrime, pur non conoscendo il testo.

Yoongi é un rapper pazzesco, un rapper nel vero senso del termine, con la R maiuscola. Non ha peli sulla lingua, è fortissimo. Oltre a tutto questo, ha anche l’attitude da rapper e tutte le skills necessarie.

Aggiungo anche una piccola curiosità: Yoongi col suo extrabeat è il rapper più veloce dell’industria coreana, infatti riesce a dire 11.40 sillabe per secondo, battendo rapper come Zico (che riesce a dirne “solo” 11.03), avvicinandosi molto alla velocità di Eminem, che rappa dalle 9 alle 12.5 sps (sillabe per secondo) nei suoi pezzi più veloci.

Ho notato inoltre, che si adatta meglio sui beat un po’ aggressive/tristi, ma anche sugli altri tipi di beat è comunque bravissimo e riesce ad adattarsi, ma, a mio parere, i suoi pezzi forti sono quelli dove può raccontare una storia. Comunque questo è un dettaglio insignificante, in più, quasi tutti i rapper hanno un’affinità particolare con un tipo di base. In primis perchè è una parte dello stile proprio del rapper, e poi perchè siamo comunque esseri umani e abbiamo emozioni e sentimenti. Lo scopo di Yoongi è far recepire il messaggio, e quando il beat non lo sostiene, riesce a farlo recepire comunque usando flow, effetti e modificando il tono della sua voce. I suoi testi avendo lo scopo principale di mandare all’ascoltatore un messaggio, non sono molto elaborati come quelli di Namjoon, infatti è anche il modo in cui li scrive e li rappa a renderli spettacolari.

Namjoon è più un rapper intellettuale, mentre Yoongi è un rapper più diretto. (Non che Namjoon non sia bravo, ma è più calmo e contiene se stesso meglio di Yoongi, che tende a mostrarsi vulnerabile nei pezzi più emotivi).

L’articolo è finito quindi vi saluto qui, prima però vi ricordo che la settimana prossima esce un nuovo articolo per la rubrica rap 101. Vi ricordo inoltre che sul blog è disponibile l’articolo su Namjoon, e di seguire su Instagram la pagina del blog (btstag_) e vi auguro una buona serata. 💜